Starmer vorrebbe anticipare l'obiettivo del 3% del Pil entro il 2029 ma il Tesoro teme i costi e i tagli in altri settori
Il primo ministro britannico Keir Starmer sta valutando l'ipotesi di un'accelerazione dei piani d'incremento delle spese per la difesa e il riarmo.
Lo apprende la Bbc attraverso anticipazioni fatte filtrare oggi, non senza precisare tuttavia che vi sono resistenze da parte del Tesoro a fronte di uno scenario economico tutt'altro che brillante e dei tagli in altri settori che una simile svolta comporterebbe; e che "nessuna decisione" è stata ancora in effetti presa.
Al momento il governo laburista, sotto la leadership moderata di Starmer, si è impegnato a portare le spese militari al 2,5% del Pil entro l'aprile 2027 in risposta alle pressioni degli Usa di Donald Trump sugli alleati europei della Nato; rinviando l'obiettivo del 3% alla prossima legislatura (dopo il 2029). Obiettivo che ora invece il premier "ambirebbe" ad anticipare alla legislatura in corso, entro il 2029.
Nei giorni scorsi, intervenendo alla conferenza di Monaco sulla sicurezza, Starmer - in grave crisi di consensi in patria e a rischio di perdere la sua stessa poltrona a breve, se le prossime elezioni di medio termine dovessero andare particolarmente male al Labour - ha provato a rilanciare il Regno Unito come capofila degli impegni per il riarmo, evocando scenari bellici e minacce russe per sollecitare la necessità di "spendere di più e più in fretta" e di essere "pronti a combattere". Nell'ambito di una Nato destinata a pesare di più "sull'Europa".
Parole che tuttavia non cancellano le riserve dello stato maggiore britannico, che da tempo bussa a denaro e che di recente ha indicato un buco superiore ai 30 miliardi di euro nelle risorse al momento disponibili rispetto alle esigenze di un contesto di allarmi di guerra.