I giudici parlano di misura sproporzionata e di grave interferenza sulla libertà di espressione; Scotland Yard sospende i fermi e il governo annuncia appello
Schiaffo clamoroso della giustizia britannica al traballante governo laburista in salsa moderata di sir Keir Starmer sulla contestata vicenda della stretta draconiana imposta contro la protesta pro-pal sullo sfondo della reazione delle piazze del Regno Unito ai raid israeliani sulla Striscia di Gaza.
Palestine Action, sigla radicale della galassia antagonista, ha avuto infatti partita vinta in primo grado nel ricorso all'Alta Corte di Londra contro la sua criticatissima messa al bando per "terrorismo" dei mesi scorsi: atto senza precedenti firmato dall'allora ministra dell'Interno (e attuale titolare degli Esteri), Yvette Cooper, nei confronti di un'organizzazione nota per azioni di disobbedienza civile e reati contro l'ordine pubblico, ma senza alcun attentato contro le persone.
Un provvedimento denunciato come oltraggio ai tradizionali standard britannici sulla libertà di protesta tanto dal mondo della sinistra pacifista, quanto da esponenti liberali, da associazioni per i diritti umani quali Amnesty International e HRW o dall'Onu. E che non solo aveva fatto finire inopinatamente Palestine Action nella stessa lista nera di spettri del calibro di Isis, Al Qaida o sigle neonaziste violente, ma aveva avuto conseguenze pure su masse di persone pacifiche (inclusi pensionati, disabili o figure come Greta Thunberg) arrestate in questi mesi a migliaia dalla polizia a Londra e altrove in forza del Terrorism Act solo per aver mostrato solidarietà a Palestine Action (senza farne parte). Numeri mai visti sull'isola da decenni, accompagnati da accuse di repressione "da regime".
Il governo ha reagito annunciando appello, mentre la revoca della messa fuori legge resta per ora pendente in attesa di un'ulteriore pronuncia dei giudici che recepisca il verdetto odierno. La nuova ministra dell'Interno, Shabana Mahmood, si è detta "contrariata" per lo smacco subito all'Alta Corte, suggellato da un dispositivo in cui la decisione governativa viene bollata come "sproporzionata" e come "un'interferenza molto significativa sulla libertà di espressione". Secondo i giudici, sebbene Palestine Action abbia compiuto azioni talora "illegali", non ha mai superato la soglia di una qualunque minaccia terroristica.
Intanto Scotland Yard ha già sospeso ogni ulteriore fermo di chi protesti contro il bando del gruppo pro-pal, salito all'attenzione delle cronache per blitz come quello condotto in una base aerea della RAF (dove erano stati imbrattati aerei con vernice rosso sangue per ricordare le vittime di Gaza e denunciare gli aiuti militari di Londra a Israele) o ancora contro Elbit System, sussidiaria britannica di un'influente industria bellica israeliana.
Dal fronte degli attivisti, che inneggiano a "una vittoria monumentale" per la libertà di protesta, montano intanto richieste di dimissioni della ministra Cooper, accusata di aver mentito in Parlamento quando giustificò la messa al bando di Palestine Action evocando l'esistenza di elementi riservati d'intelligence più gravi a carico dell'organizzazione, elementi che l'Alta Corte ha certificato non esserci o non avere rilevanza.
Il tutto sullo sfondo di una svolta giudiziaria segnata negli ultimi giorni anche dall'assoluzione di sei attivisti storici chiamati a rispondere di un'incursione nella sede di Bristol della Elbit. In un contesto su cui ha pesato lo sciopero della fame portato avanti per più di 70 giorni da diversi militanti incarcerati, il più lungo mai attuato nel Regno dal 1981, ossia da quando il repubblicano nordirlandese Bobby Sands e 9 compagni di lotta si lasciarono morire dinanzi al rifiuto dell'allora governo Tory di Margaret Thatcher di riconoscerli come detenuti politici.