La missione degli Stati Uniti davanti all'Onu ha poi confermato su X che si sono tenuti, in coordinamento con le Nazioni Unite, conversazioni tra Marocco, il Fronte Polisario, Algeria e Mauritania nella capitale spagnola per applicare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2797 approvata ad ottobre, che indica l'autonomia del Sahara occidentale come la opzione "più fattibile". Una linea sostenuta anche dall'Unione Europea.
Agli incontri hanno partecipato anche Algeria e Mauritania, attori chiave del dossier, e si è concordato di tornare a riunirsi a maggio a Washington, con l'obiettivo di tentare la firma di un accordo quadro politico. Il primo negoziato diretto dal 2019, dopo anni di stallo e la ripresa delle tensioni militari nel 2020, si è svolto nell'ambasciata statunitense a Madrid, in colloqui riservati cui hanno preso parte Masad Boulos, inviato per gli affari di Africa e mondo arabo del presidente Donald Trump, e il rappresentante degli Stati Uniti davanti all'Onu, Michel Waltz, alla presenza dell'inviato delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale, Staffan de Mistura.
Al centro del confronto resta il piano marocchino di autonomia, che Rabat considera la soluzione "più realistica" per il territorio, ancora classificato dall'Onu come non autonomo. Il Marocco ha presentato un nuovo progetto articolato, di 40 pagine, con dettagli di istituzioni locali, competenze fiscali, sistema giudiziario e forze di sicurezza proprie, ma sotto sovranità marocchina.
Il Polisario continua tuttavia a rivendicare il diritto all'autodeterminazione tramite referendum, sostenuto dall'Algeria, che ospita i campi dei rifugiati sahawi di Tinduf. Il principale nodo resta il mandato del comitato tecnico di esperti, che il Polisario chiede sia esteso a tutte le opzioni di soluzione, non solo all'autonomia. Resta infine aperta l'incognita sul futuro della missione Onu Minurso, attiva dal 1991 e oggi a rischio di ridimensionamento.