Estero

Bufera Epstein, Summers lascia le cariche pubbliche

18 novembre 2025
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Il ciclone Epstein fa un'altra vittima eccellente, poche ore prima del voto della Camera Usa sul disegno di legge per la divulgazione di tutti i file riguardanti il defunto finanziere pedofilo. Dopo il tonfo del principe Andrea, privato di titoli e privilegi reali, l'ex segretario al Tesoro Usa, Larry Summers, ha deciso di farsi da parte, travolto dalla diffusione di nuove email imbarazzanti. "Mi vergogno profondamente delle mie azioni e riconosco il dolore che hanno causato", ha spiegato Summers, assumendosi "la piena responsabilità della decisione mal guidata di continuare a comunicare con Epstein".

"Mi farò da parte dagli impegni pubblici come parte del mio più ampio sforzo per ricostruire la fiducia e riparare i rapporti con le persone a me più vicine", ha annunciato l'ex ministro, precisando però che continuerà ad adempiere ai suoi obblighi accademici. Ossia a mantenere la cattedra all'Università di Harvard di cui è stato presidente dal 2001 al 2006 e dove tiene due corsi per studenti di college e uno per dottorandi. Una scelta controversa, quest'ultima, che ha suscitato malumore nel blasonato ateneo.

Quella di Summers è la prima testa che rotola negli Usa a causa dello scandalo Epstein, nonostante si stimi che le vittime (spesso minorenni) abusate dal finanziere e dalla sua rete di amici ricchi e potenti siano oltre mille. La sua è una figura di primo piano: chief economist della Banca Mondiale, segretario al Tesoro durante il boom economico con Bill Clinton, rettore di Harvard, direttore del National Economic Council con Barack Obama.

Le relazioni pericolose tra Summers ed Epstein erano già emerse in passato: dalle donazioni del finanziere ad Harvard all'ufficio assegnato ad Epstein per uso personale nello stesso ateneo, dalla richiesta dell'economista di sostenere la fondazione di poesia guidata dalla moglie Elisa New ai quattro voli sul Lolita Express. Ma le nuove email mostrano che l'ex segretario al Tesoro continuò a mantenere contatti con Epstein fino al giorno prima del suo arresto, chiedendogli consiglio anche su come intraprendere una relazione sessuale con una sua "protégé".

Con una delle sue giravolte, Trump si è detto a favore della legge per divulgare tutti i file Epstein ma avrebbe già tutti i poteri per farlo. Nonostante continui a definirla una "bufala" dove non ha "nulla da nascondere", la vicenda per lui resta un nervo scoperto. Come dimostrano gli insulti rabbiosi alle reporter che hanno osato interrogarlo sul caso. "Stai zitta porcellina", ha intimato a una giornalista di Bloomberg, mentre a una collega di Abc ha detto: "Sei veramente incapace, dovresti imparare a fare il tuo mestiere", attaccando la sua rete "schifosa" e minacciando la revoca della licenza.

Caldeggiato da varie vittime di Epstein con una manifestazione al Campidoglio, il voto alla Camera, che richiede i due terzi, dovrebbe passare quasi all'unanimità: un esito che metterà pressione sul Senato e probabilmente farà finire il disegno di legge sul tavolo di Trump. Il provvedimento obbligherà il ministero della Giustizia a pubblicare tutti i documenti su Epstein entro 30 giorni dalla sua entrata in vigore. Ma prevede eccezioni in alcuni casi, per proteggere la privacy delle vittime o non pregiudicare altre indagini in corso. Come quelle che Trump ha ordinato sui rapporti di Epstein con Clinton, Summers ed altri esponenti dem.