Estero

Berri sfida Israele, "una conferenza per il Libano"

4 novembre 2025
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Trattare con il "nemico" Israele, oppure ricostruire la deterrenza di Hezbollah: due visioni nettamente contrapposte si stanno confrontando per definire il futuro del Libano.

Sotto il peso delle crescenti azioni militari israeliane si è tenuta in una zona roccaforte di Nabih Berri, inamovibile presidente del parlamento e alleato degli Hezbollah, la conferenza per la ricostruzione del sud, un incontro dal valore politico ed elettorale, e che è suonato come una rivendicazione della presenza dello Stato libanese lì dove lo Stato ebraico imperversa con raid e incursioni terrestri.

Ma nel frattempo le pressioni internazionali sul Libano si intensificano, con gli Stati Uniti che chiedono insistentemente il disarmo del Partito di Dio filo-iraniano e che spingono per avviare negoziati diretti con il governo di Beirut.

Su questo, il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito la sua posizione, affermando che il Libano non ha altra scelta se non quella di negoziare con Israele, anche se è "un nemico", e non con un alleato. Aoun ha dichiarato che la diplomazia è il linguaggio da utilizzare, sottolineando che tutte le guerre, anche quelle più devastanti, hanno condotto a trattative.

Il capo dello Stato, vicino agli Stati Uniti, ha evocato l'idea di un dialogo indirettamente mediato attraverso il comitato di sorveglianza del cessate-il-fuoco, composto da rappresentanti di Libano, Israele, Stati Uniti, Francia e delle Nazioni Unite.

La conferenza organizzata da Berri, anche in funzione delle prossime elezioni politiche dell'anno prossimo, è stata sostenuta dall'ONU e dal governo del premier Nawaf Salam.

E si è tenuta in contemporanea con nuove violazioni israeliane lungo la linea di demarcazione tra i due paesi e nell'entroterra meridionale. Hezbollah ha confermato l'uccisione, nelle ultime ore, di un suo combattente. Questo, secondo Israele, era a capo di una unità delle forze speciali del movimento armato sostenuto dall'Iran.

Berri, dal canto suo, ha espresso chiaramente la sua posizione rispetto ai tentativi della Francia e degli Stati Uniti di condizionare la ricostruzione al disarmo di Hezbollah: la ricostruzione deve partire subito, ha affermato, senza aspettare che i difficili negoziati sui temi del disarmo o delle frontiere siano risolte.

Nelle stesse ore fonti vicine a Hezbollah hanno ribadito che il partito non intende modificare l'accordo sul cessate-il-fuoco e non è disposto a cedere sulla questione del disarmo, rimanendo fermo sul fatto che ogni futura trattativa dovrà riguardare esclusivamente la zona a sud del fiume Litani, quella più prossima alla linea di demarcazione con Israele.

Due programmi difficilmente conciliabili.