Prima dell'annuncio della scorsa settimana sull'ulteriore stretta alle spedizioni di terre rare e alle relative tecnologie, la Cina aveva "già informato gli Stati Uniti attraverso il canale del meccanismo di dialogo bilaterale sul controllo delle esportazioni". E' quanto ha precistato un portavoce del ministero del Commercio, nell'ambito di un ulteriore commento alla minaccia di Donald Trump di introdurre dazi aggiuntivi del 100% sui beni made in China.
"Al contrario, gli Stati Uniti hanno a lungo esagerato il concetto di sicurezza nazionale, hanno abusato dei controlli sulle esportazioni e hanno imposto misure discriminatorie contro la Cina. Sin dai colloqui economici e commerciali Cina-Usa di Madrid" dello scorso mese, Washington "ha continuamente introdotto nuove restrizioni" a carico di Pechino, "danneggiando gravemente gli interessi cinesi e minando il clima delle consultazioni economiche bilaterali. La Cina si oppone con fermezza a tutto questo", ha proseguito il portavoce.
Le misure decise dal Dragone sulle terre rare e sui prodotti correlati "sono azioni legittime e legali per migliorare i sistemi di controllo dell'export in conformità con le leggi e i regolamenti nazionali. Non si tratta di un divieto sulle esportazioni di terre rare e le domande conformi riceveranno licenze", ha rincarato il portavoce, respingendo le accuse Usa sulla richiesta ritardata dalla Cina di un colloquio telefonico dopo l'annuncio della stretta alle esportazioni. "Entrambe le parti devono trovare una via per tornare alla stabilità"; ha concluso.