Estero

Merz propone usare gli asset russi congelati per finanziare un prestito a Kiev

Il cancelliere tedesco chiede un prestito da 140 miliardi e sostiene l'impiego degli asset della banca centrale russa tramite eurobond custoditi da Euroclear

25 settembre 2025
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La data da cerchiare con il rosso è il primo ottobre. È in quel giorno infatti che il G7 dei ministri delle Finanze e i 27 leader Ue, parallelamente, potrebbero imprimere l'accelerazione definitiva all'uso degli asset russi congelati.

I nodi tecnici e giuridici attorno al dossier si stanno sciogliendo. Soprattutto, i dubbi dei grandi Paesi europei si stanno assottigliando. Decisiva, in questo senso, è la svolta di Berlino. In un intervento pubblicato sul Financial Times il cancelliere Friedrich Merz ha certificato il cambio di marcia. È necessario mettere in campo un prestito di 140 miliardi di euro per Kiev e dimostrare "la forza di restare in partita" contro l'aggressione russa, ha sottolineato il capo dell'esecutivo teutonico.

La Germania era tra i Paesi più scettici in merito all'uso dei beni congelati russi, intimorita dalle conseguenze legali dell'iniziativa e da un potenziale effetto boomerang sulla tenuta dell'euro. Ma qualcosa, dopo il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, è cambiato. L'iniziale ottimismo per una tregua è evaporato.

Il pericolo di un disimpegno americano - ventilato nero su bianco, ad esempio, dal premier polacco Donald Tusk - si è fatto più concreto. La percezione, nelle cancellerie europee, è che la guerra non finirà. E una guerra costa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo ha detto chiaramente: per continuare la guerra, nel 2026, avrà bisogno di 60 miliardi. A ciò si aggiunge il grande capitolo della ricostruzione, ancora lontano ma dai contorni finanziari comunque ciclopici. Sullo sfondo, l'obiettivo è inalterato: non permettere che Mosca vinca la guerra.

"Abbiamo bisogno di un nuovo impulso per cambiare i calcoli della Russia. È giunto il momento di applicare una leva efficace che interrompa il cinico gioco di Putin volto a guadagnare tempo", sono state le parole di Merz. Il suo intervento arriva a pochi giorni dal Consiglio europeo informale di Copenaghen dove - come spiegato dallo stesso cancelliere - il dossier sarà sul tavolo.

Il prestito di riparazione per l'Ucraina allo studio dell'Ue con l'uso degli attivi della banca centrale russa immobilizzati, secondo più fonti vicine all'operazione, potrà valere fino a un massimo di 130 miliardi di euro. Servirà anche e soprattutto a comprare armi, sulla base di un coordinamento tra Bruxelles e Kiev. I prestiti sarebbero erogati investendo gli asset russi in eurobond zero coupon. La piattaforma finanziaria Euroclear - dove sono detenuti oltre 220 miliardi di beni russi - sarebbe la depositaria dei bond.

Formalmente, così, non ci sarebbe una vera e propria confisca degli asset di Mosca. A fare da garanti sarebbero i paesi europei. Almeno in teoria: le garanzie entrerebbero in campo solo se l'Ucraina non dovesse ricevere riparazioni di guerra. Merz è andato oltre, proponendo che a fare da garante di ultima istanza sia il nuovo bilancio pluriennale dell'Ue.

Resta da capire chi aderirà all'operazione e se per il suo via libera servirà la maggioranza qualificata dei 27 e non l'unanimità. Francia e Italia, finora, sono stati tra i Paesi più prudenti. Roma ha sempre sottolineato il necessario coinvolgimento del G7, che tuttavia ora sta emergendo. La luce verde a un'iniziativa che sarebbe senza precedenti non è più un'utopia.