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balcani
03.10.2022 - 19:50
Aggiornamento: 21:32

Voto in Bosnia: Dodik tiene, ma avanzano i moderati

Alla presidenza per l’entità serba andrà Zeljka Cvijanovic, l’ex presidente eletto nella Republika Srpska. Sconfitto anche il figlio di Izetbegovic

Ansa, a cura di Red.Estero
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Cvijanovic e Dodik insieme sul palco (Keystone)

In Bosnia-Erzegovina i risultati finali ufficiali delle elezioni generali di ieri non sono stati ancora diffusi, ma dalle prime conferme dell’esito elettorale giungono alcuni segnali incoraggianti sulla volontà di cambiamento della popolazione, stanca del nazionalismo esasperato e delle perenni contrapposizioni etnico-religiose. Un cambiamento in grado di sbloccare i processi di riforma e accelerare il cammino della Bosnia-Erzegovina verso l’integrazione europea. A testimoniarlo è l’affermazione di esponenti politici ritenuti meno rigidi e su posizioni più liberali e concilianti. Il caso più rilevante è stata la sconfitta di Bakir Izetbegovic, leader del Partito di azione democratica (Sda, nazionalista), nella corsa a membro bosgnacco musulmano della presidenza tripartita bosniaca.

Taluni analisti a Sarajevo hanno parlato di tale sconfitta come della fine della dinastia della famiglia Izetbegovic che da oltre trent’anni condiziona la scena politica in Bosnia-Erzegovina. Bakir Izetbegovic è figlio di Alija Izetbegovic, primo presidente della Bosnia indipendente che firmò nel novembre 1995 gli accordi di pace di Dayton (Usa) con i leader di Serbia e Croazia, Slobodan Milosevic e Franjo Tudjman. Alla carica di membro bosgnacco in seno alla presidenza collegiale è stato eletto Denis Becirovic, membro del Partito socialdemocratico (Sdp), che è su posizioni più moderate e riformiste, favorevole a un percorso più veloce della Bosnia-Erzegovina verso l’Unione europea.

Per la prima volta nella presidenza tripartita è entrata una donna, la serba Zeljka Cvijanovic, dello stesso partito nazionalista del leader serbo-bosniaco Milorad Dodik (Snsd) ma che con la sua presenza potrebbe contribuire ad allentare le tensioni che caratterizzano ogni seduta del più alto organo istituzionale del Paese, favorendo un’atmosfera più democratica e conciliante. Cvijanovic è stata finora presidente della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, incarico che andrà ora a ricoprire Dodik, membro serbo uscente della presidenza, uscito vincitore nel voto di ieri. Elogi intanto sono giunti per l’Alto rappresentante della comunità internazionale Christain Schmidt, che subito dopo la chiusura dei seggi e facendo dei suoi poteri speciali, ha annunciato l’imposizione di modifiche alla legge elettorale e alla costituzione della Federazione croato-musulmana, l’altra entità del Paese. Una decisione ritenuta cruciale per sbloccare i processi decisionali nella Federazione, dove da tempo è andato crescendo lo scontento della componente croata, che si ritiene discriminata e non rappresentata adeguatamente nelle istituzioni.


Un manifesto per Izetbegovic, altro grande sconfitto (Keystone)

Per quanto riguarda la presidenza della Republika Srpska, dopo lo scrutinio dell’81,9% dei seggi, Milorad Dodik – leader serbo-bosniaco (Snsd) e membro serbo uscente della presidenza tripartita – è in vantaggio con il 48,8% sulla sua principale avversaria Jelena Trivic, che ottiene il 42,6%. Dalla chiusura dei seggi e per tutta la notte, Dodik e Trivic avevano ingaggiato un duro confronto verbale, proclamandosi entrambi vincitori e rivolgendosi accuse reciproche. Ieri si è votato per il rinnovo di tutti gli organi istituzionali della Bosnia-Erzegovina, sia a livello federale che delle due entità – Republika Srpska e Federazione croato-musulmana, ognuna delle quali è dotata di un proprio parlamento, governo e organi giudiziari. La Federazione croato-musulmana è a sua volta divisa in dieci Cantoni. Un sistema istituzionale questo estremamente complesso e articolato, segnato da una rigida divisione etnico-religiosa fra le tre componenti del Paese balcanico – bosgnacchi musulmani, serbi ortodossi e croati cattolici. Tutto ciò si riflette in processi lunghi ed elaborati anche nella elaborazione dei risultati elettorali.

Guai per il premier Novalic

Intanto Fadil Novalic, primo ministro della Federazione croato-musulmana (FBiH) è stato inserito nella lista nera degli Stati Uniti, con l’accusa di aver minato i processi democratici. Novalic è membro del Partito di azione democratica (Sda), il maggiore partito musulmano del Paese, il cui leader Bakir Izetbegovic, nelle elezioni di ieri, è uscito sconfitto nella corsa a membro bosgnacco della presidenza tripartita bosniaca. "Nella sua qualità di primo ministro della FBiH, Fadil Novalic ha abusato dei dati sui pensionati a beneficio del proprio partito politico, andando contro le leggi della BiH", ha reso noto in un comunicato il Ministero delle finanze Usa, come si è appreso a Sarajevo. Il riferimento è a una iniziativa presa da Novalic prima delle elezioni del 2018, quando aveva inviato lettere con la promessa di aumentare le pensioni, un tema ritenuto di grande impatto politico.

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