18.06.2022 - 18:01
Aggiornamento: 21:33

L’Olanda si scusa con i caschi blu di Srebrenica, 27 anni dopo

Il premier Rutte ha ammesso che l’unità era stata inviata con una ’missione impossibile, male armata e quindi non in grado di opporre resistenza ai serbi

Ats, a cura de laRegione
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Keystone

Quasi 27 anni dopo il genocidio di Srebrenica, il governo olandese si è scusato per il trattamento riservato ai propri soldati che da caschi blu delle Nazioni Unite avrebbero dovuto proteggere l’enclave bosniaca dove nel luglio del 1995 vennero trucidati oltre 8’000 bosniaci musulmani dalle forze serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic.

"Quasi 27 anni dopo, alcune parole non sono state ancora pronunciate", ha detto il primo ministro Mark Rutte, secondo quanto riferiscono diversi media dei Paesi Bassi. "Oggi mi scuso a nome del governo olandese con tutti gli uomini e le donne di Dutchbat III". L’unità era stata inviata nella zona di guerra con una "missione impossibile", ha affermato anche Rutte durante una cerimonia dei veterani a Schaarsbergen, vicino ad Arnhem, nell’est del paese.

L’unità era armata troppo alla leggera e quindi impotente e non poteva impedire il genocidio, e quando le unità serbe hanno invaso la zona di protezione delle Nazioni Unite di Srebrenica, i caschi blu olandesi non hanno opposto resistenza a quei tragici eventi, è stata la lettura, anche autoassolutoria, in una vicenda che è in realtà tutt’ora controversa.

Il genocidio di Srebrenica è stata una delle atrocità più sconvolgenti della guerra in Bosnia Erzegovina (1992-1995). Di fronte a diverse centinaia di veterani e alle loro famiglie, Rutte si è scusato a nome del governo e ha sottolineato che i responsabili del genocidio furono i leader serbo bosniaci, come Radovan Karadzic e l’allora generale Ratko Mladic. "Il mondo ha fallito terribilmente", ha detto la ministra della difesa Kasja Ollongren.

Nel 2017 la Corte d’Appello dell’Aja aveva stabilito una responsabilità parziale del governo olandese per la morte di 350 musulmani, perché i caschi blu olandesi costrinsero i rifugiati che cercavano riparo nel loro compound a lasciarlo, consegnandoli ai carnefici. La Corte suprema olandese nel 2019 ha poi ha stimato in un 10% la responsabilità dei Paesi Bassi su tali morti.

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