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08.03.2021 - 19:49

In Birmania è caccia ai dissidenti negli ospedali

Ancora sangue con altre tre vittime, i militari occupano le corsie e ignorano gli appelli della comunità internazionale

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Gli scontri in strada (Keystone)

Non è bastata la repressione armata dell'ultima settimana. Con un Paese in sciopero generale, tre manifestanti uccisi oggi e un membro del partito di Suu Kyi morto in carcere in circostanze misteriose nel weekend, le forze di sicurezza birmane ora danno la caccia ai dissidenti anche negli ospedali che accolgono i feriti. Lungi dal fare un passo indietro di fronte al rigetto del colpo di Stato da parte della popolazione, il regime mostra di voler consolidare il proprio potere stroncando il dissenso, rimanendo sordo agli appelli internazionali. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dell'Onu è intervenuto anche oggi chiedendo alla polizia di lasciar andare circa 200 manifestanti, tra i quali molte donne, circondati dalle forze di sicurezza a Yangon. "Sono a rischio arresti o maltrattamenti, siamo profondamente preoccupati", ha twittato l'ufficio di Michelle Bachelet.

Le manifestazioni nel Paese sono riprese come ogni giorno nell'ultimo mese, rafforzate dallo sciopero indetto da 18 sindacati con risultati paralizzanti per l'economia. Nella città di Myitkyina (nord) sono stati uccisi altri due manifestanti, con un numero imprecisato di feriti; dalla città arriva anche un'altra foto di una suora cattolica che si inginocchia davanti ai soldati, chiedendo pietà. A Pyapon, un centinaio di km a sud di Yangon, un uomo di 30 anni è morto trafitto da un proiettile allo stomaco. Inoltre, è deceduto in carcere (tra i sospetti di tortura) il giorno dopo l'arresto Khin Maung Latt, un dirigente locale della Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi.

Pugno di ferro

Il pugno di ferro del regime ha coinvolto da domenica sera anche quattro ospedali a Yangon e uno a Mandalay, occupati dai militari con la forza. In video diffusi da residenti terrorizzati che hanno ripreso col telefonino dai loro balconi, si vedono soldati sparare ripetutamente mentre circondano un centro di cura. L'accanimento contro gli ospedali segue altri episodi di violenza contro il personale sanitario che soccorreva i feriti durante le manifestazioni, e si spiega anche col fatto che medici e infermieri sono tra le categorie professionali più attive nel Movimento di disobbedienza civile attorno a cui si è organizzata la protesta. Le intimidazioni della giunta del generale Min Aung Hlaing, che ha arrestato finora oltre 1.800 persone, sono ormai rivolte contro chiunque non accetti la sua legittimità. I deputati dell'opposizione che hanno creato un governo civile ombra sono stati minacciati di "alto tradimento", un reato punibile con la pena di morte. Ai lavoratori statali che partecipano agli scioperi è stato detto che saranno licenziati. E non è risparmiata neanche la stampa libera. Oggi è stata perquisita la redazione dell'agenzia indipendente Myanmar Now, che si è vista sequestrare computer e server. Per i media statali, intanto, gli oltre 50 morti non sono imputabili alle forze di sicurezza ma a misteriose "terze parti". L'ennesimo segno che il regime è disposto a riscrivere la realtà pur di non mollare il potere strappato con la forza.

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