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14.07.2020 - 21:070

Macron ammette: non ho riunito la Francia

Un 14 luglio difficile per il presidente: mentre suona la Marsigliese, gli infermieri si scontrano con la polizia

Per Emmanuel Macron mai un 14 luglio era stato così difficile. La festa nazionale, arrivata sulla scia della prima ondata di epidemia di Covid, si è svolta in tono minore. La sua intervista in diretta, la prima da quando aveva interrotto questa tradizione dei suoi predecessori, è stata lunga il doppio di quanto previsto ma tutta in salita: "Non sono riuscito a unire il Paese", ha ammesso. Aggiungendo di "comprendere" chi arriva a "detestarlo" in una Francia che è "in crisi di fiducia".

Incalzato dai due giornalisti, dai 45 minuti previsti nel giardino dell'Eliseo, Macron si è prodotto in un'ora e mezzo di risposte, quasi tutte sulla difensiva, e all'interno dei saloni causa maltempo. Anche la sfilata, senza pubblico e con 2.000 militari, ha avuto un risvolto negativo imprevisto per una Festa nazionale: il presidente aveva fortemente voluto che i protagonisti fossero i rappresentanti del personale sanitario impegnati nella battaglia contro l'epidemia. A place de la Concorde è risuonata la Marsigliese per i camici bianchi mentre alla Bastiglia i loro colleghi si scontravano con la polizia fra petardi e lacrimogeni, rifiutando i 183 euro di aumento di stipendio. Ieri, l'accordo firmato da tre sindacati su cinque era stato definito dal premier Jean Castex "uno sforzo senza precedenti da parte del governo".

Popolarità in calo

In calo di popolarità, senza più maggioranza de La Republique en Marche in Parlamento e con una crisi sanitaria di cui non si vede con certezza la fine, il sogno di Macron di poter disegnare "nuovi percorsi" per gli ultimi due anni di mandato sembra tutto in salita. Ha avuto uno scatto d'orgoglio, con il quale, in qualche modo, spiega le difficoltà nei sondaggi: "Ho fatto quello che avevo promesso. Il metodo utilizzato ha permesso di fare riforme che sembravano impossibili. Sono state fatte e sono necessarie. Ci hanno dato credibilità internazionale". Ma, ha ammesso amaramente, "la fiducia non ha conquistato il paese". Basti pensare, in tema di epidemia, al fatto che "la Francia non è stata certo la peggiore se si esaminano le cifre", contrariamente a quanto affermato da molti. Il problema, per il presidente, è il vizio francese della "divisione".

Anche per questo ha cambiato premier: con Jean Castex si imbocca "un nuovo percorso, la rotta resta la stessa" ma si andrà avanti "attraverso il dialogo sociale e la fiducia dei cittadini". Sul coronavirus, Macron ha confermato che l'epidemia non è finita nonostante il clima estremamente rilassato dei francesi riguardo alle precauzioni sanitarie. Ed ha annunciato "mascherine obbligatorie nei luoghi pubblici chiusi", promettendo che "nel caso di una seconda ondata" la Francia "sarà pronta". In classe si rientrerà a settembre "quasi normalmente", a meno che un'impennata dei contagi ad agosto non costringa a modificare i piani.

E di fronte alla valanga dei disoccupati eredità del Covid - "fra 800.000 e un milione in più entro la primavera 2021", ha annunciato - sarà varato "un dispositivo eccezionale di esonero dagli oneri per chi assume giovani". Insieme ai 100 miliardi in più dei 460 già stanziati per il rilancio del Paese, il sacrificio è tale che è stato lo stesso Macron, con una smorfia di dolore, ad annunciare che il suo cavallo di battaglia, la riforma delle pensioni, non si potrà fare "come era stato previsto prima della crisi. Dovremo rimetterlo in discussione e aprire nuovi negoziati".

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