Confine

Sosta vietata: ticinesi a piedi in Svizzera per prelevare

Alcune persone sono dovute rientrare per recuperare contanti o carta di credito e tornare a saldare la multa e riavere il veicolo: tutto secondo le norme

Attenzione ai parcheggi selvaggi
(Ti-Press)
22 febbraio 2024
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Continua la battaglia del Comune di Como contro i parcheggi abusivi da parte delle auto ticinesi, con il sindaco lariano Alessandro Rapinese che ha decretato una politica di “tolleranza zero” nei confronti degli automobilisti svizzeri dediti al parcheggio selvaggio. Se un’auto con targa ticinese viene beccata in divieto di sosta, il proprietario per poter continuare a circolare deve pagare immediatamente la multa, in contanti o con carta di credito.

Ma cosa succede se lo svizzero non ha i soldi o il bancomat con sé? La risposta è semplice: deve tornare in Svizzera a piedi a procurarseli. Ciò che, come riporta il portale QuiComo, è accaduto due volte negli ultimi due giorni a Ponte Chiasso, dove alcuni ticinesi hanno lasciato le loro auto sulla corsia dei bus, a pochi metri dal confine, per fare una breve sosta al bar o in un negozio. Al loro ritorno, hanno trovato la multa e il vigile urbano ad aspettarli, irremovibile, e all'obiezione che non avevano con sé i contanti o il portafoglio, è stata data una risposta perentoria: "Vada a prelevare a piedi e torni". E così i malcapitati trasgressori hanno dovuto camminare fino alla dogana e rientrare in Svizzera per poi tornare indietro e saldare la multa: chi non ha con sé il portafogli e non abita nelle vicinanze, invece, è costretto a chiamare amici o parenti per farsi portare i soldi. Nel caso la multa non venga pagata subito, è prevista la rimozione forzata del veicolo con conseguente aumento delle spese per recuperarlo.

Ma questa procedura è lecita? Secondo il codice della strada italiano, assolutamente sì: all'articolo 207, infatti, è previsto che il proprietario di un veicolo con targa estera a cui è stata comminata una multa in Italia può pagare immediatamente con una riduzione del 30%. Nel caso non si avvalga di tale facoltà, è tenuto a versare direttamente all'agente che ha accertato la violazione (quindi anche in questo caso immediatamente) una cauzione pari a metà del massimo della multa previsto o, nel caso si tratti di targhe Ue o aderenti all'area di libero scambio europea, alla sanzione ridotta del 30%.

Se anche ciò non avviene, ad esempio perché l'automobilista non ha mezzi di pagamento con sé, quest'ultimo sarà costretto a lasciare il veicolo in fermo amministrativo finché non avrà saldato la multa e, comunque, per un periodo non superiore a sessanta giorni. Il tutto, ovviamente, a spese proprie per quanto riguarda la custodia del mezzo. La motivazione della norma, che vale non solo per gli svizzeri ma per qualsiasi veicolo con targa straniera, è la difficoltà, in molti casi, a riscuotere le multe inflitte a persone residenti all'estero.

La polemica tra Como e il Ticino non è nuova e si è acuita negli ultimi mesi, con scambi di accuse e provocazioni tra le due parti. Il sindaco Rapinese, in campagna elettorale, aveva promesso un “carro attrezzi dedicato” alle auto ticinesi in infrazione, mentre il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, aveva istituito una rubrica settimanale sul suo profilo Facebook per segnalare le auto italiane parcheggiate male in Ticino, con il titolo “Il parcheggio azzurro della settimana”.

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