La presidente Anna Fontcuberta i Morral presenta Apertus, difende la sovranità dei dati e invita investitori svizzeri a sostenere le start-up locali
L'intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il lavoro del Politecnico federale di Losanna (EPFL): si va da una futura possibile correzione degli esami fino allo sviluppo di modelli linguistici di base, come Apertus, che dovrebbe fornire una soluzione elvetica alle imprese, ma che non ha peraltro mancato di sollevare critiche. Su questi temi si esprime la presidente dell'ateneo, Anna Fontcuberta i Morral, che lancia anche un appello agli investitori svizzeri: puntate sulle start-up locali.
Alcuni degli utilizzi dell'IA sono ancora in fase sperimentale, spiega la professoressa in un'intervista al periodico finanziario romando L'Agefi. "L'IA potrebbe ad esempio essere impiegata per la correzione degli esami. Gli insegnanti si avvalgono spesso di assistenti che partecipano alla correzione sulla base di un criterio di valutazione preciso. Malgrado ciò, gli errori umani sono inevitabili e rileggere 400 compiti rimane un'operazione estremamente lunga. Attualmente stiamo conducendo dei test per verificare se un'IA in grado di riconoscere la scrittura a mano e dotata della griglia di valutazione possa ridurre questi errori".
"L'obiettivo non è sostituire il professore", mette in guardia la specialista di nanomateriali, alla testa del politecnico dal primo gennaio 2025. "Come con gli assistenti umani, la validazione finale spetta sempre al docente. Ma l'IA potrebbe accelerare notevolmente il processo e rendere le correzioni più omogenee e più giuste".
Sul fronte degli studenti l'ateneo mantiene comunque le basi tradizionali. "Per noi è essenziale che i primi due anni di formazione continuino a sviluppare le capacità analitiche dei futuri ingegneri. Le basi in matematica e fisica devono restare solide. Ma non appena possibile, introduciamo strumenti che permettono di affinare lo spirito critico di fronte all'intelligenza artificiale". E aggiunge: "Non si tratta solo di saper usare l'IA: formiamo anche gli esperti che la svilupperanno domani".
A livello personale, la 51enne ricorre all'IA come "sparring-partner". "Di solito rifletto con la mia équipe, ma a volte capita che sia sola a casa con alcune domande in testa. In quei momenti, avvio una sorta di dialogo con ChatGPT o altri strumenti per ottenere una risposta che fa progredire la mia riflessione molto più rapidamente". Questo avviene anche su questioni strategiche, ma "con prudenza: bisogna fare attenzione al modo in cui si formulano le domande e alle informazioni che si condividono".
Parlando di Apertus - il modello svizzero di intelligenza artificiale sviluppato dai politecnici federali di Losanna e Zurigo, come pure dal Centro svizzero di calcolo scientifico (CSCS) di Lugano - la 51enne respinge le critiche di chi lo vede solo come uno strumento accademico. "Bisogna innanzitutto misurare ciò che rappresenta questo traguardo. Nessun'altra istituzione accademica è riuscita a realizzare qualcosa di paragonabile". E chiarisce: "Apertus non è un fine: ci saranno una versione 1.5, poi una 2.0. E soprattutto, Apertus è un modello di base, non una soluzione in sé, come lo è ad esempio ChatGPT". L'obiettivo è renderlo utile alle imprese, garantendo la sovranità dei dati: "Si propongono strumenti che rimangono all'interno di un'azienda o in Svizzera".
"Tutto questo richiede tempo", puntualizza la studiosa di nazionalità svizzera e spagnola. "Siamo un'istituzione accademica, non un'impresa come OpenAI o Anthropic in grado di assumere migliaia di persone con stipendi altissimi. Ma siamo molto flessibili e stiamo andando nella direzione giusta". Il prossimo passo? "Delle start-up verranno create attorno all'implementazione di queste tecnologie e una fondazione dovrebbe vedere la luce per garantirne il finanziamento". Gli annunci arriveranno probabilmente entro il vertice sull'intelligenza artificiale che sarà organizzato nel 2027 a Ginevra.
"La Svizzera gode di un'immagine di affidabilità, in particolare per quanto riguarda le questioni relative alla sovranità e alla protezione dei dati. Numerose organizzazioni, sia nella Confederazione che all'estero, sono proprio alla ricerca di soluzioni che consentano loro di utilizzare i propri dati senza che questi escano da un ambiente affidabile. Da questo punto di vista, il marchio svizzero rappresenta un vero e proprio vantaggio".
Riguardo al tema di far sì che l'innovazione rimanga sul territorio nazionale la scienziata avanza delle proposte. "Oggi le casse pensioni elvetiche investono massicciamente nel capitale a rischio americano, nonostante le start-up elvetiche registrino tassi di successo molto elevati. Sono convinta che una piccola parte di questi investimenti - ad esempio l'1% - potrebbe essere destinata a un ampio portafoglio di start-up svizzere. Ovviamente è necessario diversificare, poiché alcune hanno successo e altre no, ma con un portafoglio sufficientemente ampio il rischio è controllato e i potenziali guadagni sono significativi. Ciò sosterrebbe notevolmente l'economia e consentirebbe alle start-up di rimanere più a lungo nel paese", conclude.