Il presidente USA rassicura sui dazi sull'oro ma aumenta la pressione su Pechino e valuta nuove tariffe
La tregua sui dazi raggiunta con la Cina è in scadenza e Donald Trump non svela le carte, lasciando tutti - a partire da Wall Street - con il fiato sospeso. Il presidente però chiarisce un tassello importante della sua politica commerciale: sull'oro importato negli Stati Uniti non saranno imposti dazi. Parole che sono una rassicurazione per i mercati finanziari, dove le quotazioni del metallo prezioso riducono le perdite di seduta.
Con la Cina "vedremo cosa succede. Abbiamo avuto rapporti molto buoni. Stanno pagando tariffe doganali enormi all'America", si è limitato a dire il presidente alla vigilia della scadenza della tregua di 90 giorni annunciata in aprile. Un armistizio che l'amministrazione Trump sembrava voler continuare per fare progredire le trattative, ma su cui finora non ha agito e, anzi, ha alzato la posta. "La Cina è preoccupata della carenza di soia. Spero che rapidamente quadruplichino gli ordini. Questo è un modo per ridurre il deficit commerciale con gli Usa", ha detto su Truth, aumentando la pressione su Pechino.
La partita commerciale con la Cina si intreccia con quella della Russia per la fine della guerra in Ucraina: il Dragone, come l'India, è un acquirente del petrolio russo e Trump vorrebbe da Pechino una stretta. Per inviare un messaggio chiaro, la Casa Bianca ha imposto dazi del 25% su New Delhi per i suoi acquisti petroliferi russi e non è escluso che possa farlo anche con la Pechino. "Stiamo valutando. Il caso della Cina è più complesso di quello dell'India", ha ammesso il vicepresidente JD Vance.
Mentre pensa alle sue prossime mosse nei confronti del Dragone, Trump è riuscito a strappare un accordo insolito con i giganti dei chip Nvidia e Amd, ai quali sono state concesse le licenze per esportare in Cina alcuni dei loro semiconduttori per l'intelligenza artificiale. In base all'intesa, però, le due società dovranno versare al governo americano il 15% dei ricavi cinesi realizzati con le vendite dei chip H20 e MI308.
"Avrei voluto il 20%", ha detto Trump raccontando il suo negoziato con l'amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang e definendo il semiconduttore H20 come "obsoleto" rispetto a quelli in circolazione negli Stati Uniti. "Penso che Wuang verrà a vedermi anche per Blackwell", uno dei nuovi chip di Nvidia, ha detto Trump aprendo alla possibilità di fare un accordo anche in questo caso. I semiconduttori Blackwell saranno comunque meno potenti di quelli in vendita negli Stati Uniti, ha aggiunto.
Ad attendere indicazioni da Trump non è solo la Cina. L'Europa sta ancora aspettando il via libera di Washington alla dichiarazione congiunta sul patto di Turnberry del 27 luglio tra Ursula von der Leyen e il tycoon. "L'Ue è concentrata sull'ottenere il massimo risultato positivo dai colloqui con gli Stati Uniti. Qualche settimana fa, eravamo di fronte a un dazio del 30%. Siamo riusciti a ridurlo a un tetto massimo del 15% (inclusi impegni chiari da parte degli Stati Uniti su automobili, prodotti farmaceutici e semiconduttori). Il lavoro continua", ha scritto il portavoce della Commissione europea responsabile per il Commercio, Olof Gill.
Nel limbo anche il Brasile dopo che l'atteso incontro con il segretario al Tesoro Scott Bessent è stato cancellato e nessuna nuova data è stata fissata. Una cancellazione che è un duro colpo per Brasilia, i cui rapporti con Washington sono deteriorati rapidamente da quando Trump ha imposto nelle scorse settimane dazi al 50% nell'ambito di una campagna di pressione per convincere la Corte suprema brasiliana a far cadere le accuse contro l'ex presidente Jair Bolsonaro.