Tokyo investirà 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti, ridotti i dazi sulle auto giapponesi
Auto, camion e perfino riso. Mentre proseguono e si intensificano i colloqui con l'Unione europea in vista della scadenza del primo agosto, Donald Trump annuncia "un imponente" accordo commerciale con il Giappone che promette l'apertura del mercato nipponico anche a prodotti americani che sono sempre stati off limits.
È la quinta intesa raggiunta da The Donald, che aveva promesso "90 accordi in 90 giorni", dopo quelle con la Gran Bretagna, il Vietnam, l'Indonesia e le Filippine. Ed è anche un modello sul quale strutturare i patti con gli altri partner.
Intanto, a meno di venti giorni dalla fine della tregua il 12 agosto, la Cina ha dichiarato di voler "rafforzare la cooperazione" commerciale con Washington e ha confermato la partecipazione ai colloqui di Stoccolma la prossima settimana del vice premier He Lifeng.
"Abbiamo appena concluso un accordo colossale con il Giappone, forse il più grande mai siglato", ha annunciato il presidente americano su Truth Social spiegando che Tokyo "investirà, su mia indicazione, 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti, che ne riceveranno il 90% dei profitti". Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha aggiunto che, in cambio, Washington abbasserà i dazi dal minacciato 25% al 15%. Più dell'attuale 10% ma meno del 25% che pesa sulle auto.
La notizia è stata accolta bene dalle Borse, sia New York che Tokyo, e dalle industrie dell'auto giapponesi, con Toyota e Mitsubishi in rialzo di circa il 14% ciascuna. D'altra parte, un quarto delle esportazioni giapponesi negli Usa proviene dal suo settore automobilistico, che rappresenta quasi il 3% della sua economia. Soddisfazione anche da parte del premier giapponese Shigeru Ishiba che ha parlato dei dazi a carico del suo Paese come dei "più bassi finora tra i Paesi con surplus commerciali con gli Stati Uniti".
Delusione, invece, da parte delle case automobilistiche a stelle e strisce, nonostante la rassicurazione del tycoon che il Giappone aprirà il mercato ai loro veicoli. Per Matt Blunt, presidente dell'American Automotive Policy Council - un gruppo che rappresenta Ford, General Motors e Stellantis - l'intesa è "un cattivo affare" perché riduce i dazi sulle importazioni dal Giappone, mantenendo al 25% le tasse sulle importazioni dai loro stabilimenti e fornitori in Canada e Messico.
"Per la prima volta il Giappone apre il suo mercato agli Stati Uniti, persino ad auto, Suv, camion, all'agricoltura e al riso, che è sempre stato un no assoluto", ha rivendicato il tycoon sostenendo che "il libero mercato giapponese potrebbe essere un fattore di profitto tanto importante quanto i dazi stessi ed è stato ottenuto solo grazie al potere delle tariffe".
Le importazioni di riso sono una questione delicata in Giappone e il governo di Ishiba, che ha perso la maggioranza alla Camera alta alle elezioni di domenica, aveva precedentemente escluso qualsiasi concessione. Il premier nipponico ha assicurato che l'intesa non danneggerà il settore agricolo locale ma Tatsuo Yasunaga, presidente del Consiglio giapponese per il commercio estero, ha affermato che la comunità imprenditoriale ha bisogno di conoscerne i dettagli per valutarne l'impatto.
Il presidente americano ha aggiunto che Tokyo "ha anche accettato di acquistare miliardi di dollari in equipaggiamenti militari e di altro tipo". Tuttavia, l'inviato commerciale giapponese Ryosei Akazawa, ha affermato che l'aumento delle spese per la difesa da parte del Giappone, con l'acquisto di prodotti americani, non rientra nell'accordo.
Quanto alle trattativa tra Washington e gli altri Paesi colpiti dalle dure misure americane, Trump continua ad usare il pugno duro avvertendo: "Abbasserò i dazi solo se un Paese accetta di aprire il suo mercato. In caso contrario, dazi molto più alti!".