Approvati anche i compensi per il management e il discarico di responsabilità per il consiglio
All'assemblea generale tenutasi a Lucerna, gli azionisti di UBS hanno espresso un chiaro sostegno alla leadership dell'attuale presidente Colm Kelleher, confermandolo con il 90% dei voti per un ulteriore mandato annuale alla guida del consiglio di amministrazione. Kelleher, che aveva preso il posto di Axel Weber due anni fa, vanta una lunga carriera nella finanza internazionale, avendo trascorso tre decenni presso la banca d'affari statunitense Morgan Stanley.
Anche gli altri nove membri uscenti del Cda sono stati rieletti con ampi consensi, e pure le due nuove nomine – Renata Jungo Brüngger, esperta di diritto e governance di Mercedes-Benz, e Lila Tretikov, ingegnera e responsabile della strategia sull'intelligenza artificiale presso un fondo della Silicon Valley – sono state approvate con percentuali molto elevate, seppur differenti: 78,2% per Jungo Brüngger e 99,4% per Tretikov.
L'assemblea ha inoltre approvato con una maggioranza dell'86,7% i compensi proposti per il consiglio di amministrazione e il top management della banca. Tra queste, una remunerazione variabile da 114 milioni di franchi per il 2024 e un massimo di 32 milioni per i compensi fissi del 2026 destinati alla direzione. Il Cda potrà da parte sua contare su un budget massimo di 15 milioni per il periodo tra le assemblee del 2025 e del 2026.
Qualche voce critica si è fatta sentire, in particolare per quel che concerne il compenso del Ceo Sergio Ermotti. Il ticinese ha guadagnato 14,9 milioni di franchi nel 2024, dopo averne ricevuti 14,4 milioni nel 2023 per nove mesi di lavoro. Nel suo intervento Kelleher ha difeso il salario di Ermotti, affermando che "la gestione di una banca globale e la fusione di due banche di rilevanza sistemica globale richiedono competenze straordinarie".
L'assemblea ha inoltre concesso senza riserve il discarico di responsabilità a tutto il management e al consiglio di amministrazione. Per la prima volta non sono stati più esclusi né i comportamenti del precedente management di Credit Suisse né il contenzioso fiscale in Francia. L'anno scorso, infatti, la liberatoria era stata limitata ai fatti successivi alla fusione con CS, oggi ormai completata.