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27.10.2022 - 10:30
Aggiornamento: 15:23

Credit Suisse taglia 9’000 impieghi entro il 2025

La misura fa parte di un vasto piano di ristrutturazione. Lascia con effetto immediato anche il numero uno dell’investment banking

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Dopo le tante disavventure che hanno portato la società in gravi difficoltà, Credit Suisse (CS) ha annunciato oggi un importante piano di risanamento che comprende una ristrutturazione – definita radicale – della sua divisione investment banking e il taglio di 9’000 posti di lavoro. È prevista inoltre un’importante raccolta di fondi con l’intervento di un nuovo investitore saudita. "Per molti mesi, il Consiglio di amministrazione e il management hanno valutato i passi futuri e durante questo processo abbiamo rivoltato cielo e terra", afferma il presidente dell’organo di sorveglianza, Axel Lehmann, citato in un comunicato. È stata scelta una "strategia radicale" per riconquistare "fiducia e orgoglio".

In concreto la seconda banca elvetica vuole concentrarsi sulla gestione patrimoniale e sullo storico mercato svizzero. Saranno promosse numerose misure volte a reindirizzare i fondi verso queste due unità, ora ritenute fondamentali perché considerate più stabili e a minore intensità di capitale. Per quanto riguarda la sua travagliata banca d’investimento, fonte in passato di forti perdite, Credit Suisse si impegna a "intraprendere un’azione decisiva per ristrutturare" l’unità, chiamata ora a focalizzarsi maggiormente. I provvedimenti dovrebbero consentire di ridurre gli attivi a rischio del 40% entro tre anni.

La nuova entità, che riprenderà la precedente denominazione di CS First Boston – come noto dalla metà degli anni 90 al 2006 l’unità di investment banking si presentava come "Credit Suisse First Boston", dopo che CS aveva rilevato l’istituto americano First Boston – dovrà agire in modo autonomo e attrarre nuovi capitali. Il Ceo di questo comparto, con sede a New York, diventerà Michael Klein, un consigliere di amministrazione di CS, che lascerà l’incarico.

L’attuale numero uno della divisione investment banking Christian Meissner (se ne era parlato anche come possibile successore di Sergio Ermotti alla guida di UBS) parte con effetto immediato. Obiettivo della ristrutturazione è creare un comparto che dovrebbe generare ricavi superiori a 2,5 miliardi di dollari. Saranno anche scorporate varie attività in una unità chiamata Capital Release Unit (CRU), che comprenderà in particolare i prodotti cartolarizzati: sarà guidata da Louise Kitchen, una dirigente in arrivo da Deutsche Bank.

Credit Suisse ha anche raggiunto un accordo per la cessione di una parte significativa della sua attività di cartolarizzazione, il Securitized Products Group (SPG), a un gruppo di investitori guidato dalle società americane Apollo Global Management e Pimco. La conclusione dell’accordo è prevista per la prima metà del 2023.

Tutto questo dovrebbe permettere di ridurre notevolmente i costi: entro il 2025 gli oneri dovranno essere diminuiti del 15%, pari a 2,5 miliardi di franchi, a circa 14,5 miliardi di franchi entro il 2025; 1,2 miliardi dovranno essere risparmiati già l’anno prossimo. Nell’immediato, queste misure comporteranno svalutazioni per 3,7 miliardi nel terzo trimestre e costi aggiuntivi per 2,9 miliardi tra la fine del 2022 e il 2024.

I provvedimenti avranno un pesante impatto sull’occupazione. Credit Suisse prevede di cancellare 9’000 impieghi: la grande banca ha infatti annunciato l’intenzione di ridurre l’organico dagli attuali 52’000 posti (equivalenti a tempo pieno) a 43’000 entro la fine del 2025; la riduzione di 2’700 impieghi è già attualmente in corso. La soppressione avverrà attraverso partenze volontarie e "riduzioni mirate dell’organico".

La banca intende inoltre raccogliere circa 4 miliardi di franchi svizzeri attraverso l’emissione di nuove azioni, in particolare grazie alla Saudi National Bank (SNB), la più grande banca commerciale dell’Arabia Saudita, che si è impegnata per 1,5 miliardi di franchi, pari al 9,9% del capitale sociale. Questo dovrebbe rafforzare la solidità della banca: il coefficiente di fondi propri di qualità primaria (Common Equity Tier 1, CET1) dovrebbe salire dall’attuale 12,6% a circa il 14%. SNB diventerà così inoltre il maggiore azionista di Credit Suisse, davanti a Harris Associates (5,17%), Blackrock (5,06%) e Qatar Investment Authority (5,026%).

Per il Ceo Ulrich Körner, questo è "un momento storico per il Credit Suisse", che deve diventare "una banca nuova, più semplice e più stabile". Serviva intervenire, perché come si ricorderà la banca è stata scossa da ripetute disavventure: in particolare il fallimento nel marzo 2021 della società finanziaria britannica Greensill Capital, in cui erano stati impegnati 10 miliardi di dollari attraverso quattro fondi, e l’implosione – nello stesso mese del medesimo anno – di Archegos Capital Management, il family office (cioè una società che gestisce uno o più patrimoni familiari) di un finanziere newyorkese di origine coreana, che è costata circa 5 miliardi di dollari a CS.

L’anno scorso Credit Suisse ha sofferto per questi due casi, subendo una perdita netta di 1,6 miliardi di franchi. Nel terzo trimestre del 2022 – è notizia di oggi – la banca ha invece registrato una perdita netta di 4 miliardi: ha pesato in particolare la svalutazione di 3,7 miliardi a cui si è accennato sopra. Il rosso operativo ante imposte è stato di 342 milioni, a fronte di un utile di 1 miliardo nello stesso periodo dell’anno precedente. Sull’arco dei primi nove mesi dell’anno il risultato è negativo per 5,9 miliardi. "Il trimestre e più in generale il 2022 sono stati fortemente influenzati dalle continue turbolenze del mercato e dalle difficili condizioni macroeconomiche, che hanno determinato una performance più debole in particolare per l’investment banking", ha commentato il Ceo Körner.

Le novità odierne non sono state accolte favorevolmente in Borsa. Nella prima ora di contrattazione il titolo Credit Suisse è arrivato a perdere sino al 9%. Il valore viene scambiato a circa 4,40 franchi: lo scorso 3 ottobre era stato registrato il minimo assoluto (di giornata) a 3,52 franchi. La performance dall’inizio dell’anno rimane da dimenticare: -46%.

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