ULTIME NOTIZIE Economia
Economia
4 gior

Diversificazione positiva, ma verso la penuria di manodopera

È la fotografia dell’economia ticinese scattata da uno studio di Credit Suisse su occupazione, attrattiva residenziale, demografica e mercato immobiliare
Economia
4 gior

Fino a che punto il franco potrà diventare ancora più forte?

La Bns non interviene più per impedire le pressioni al rialzo della divisa elvetica, che proteggono parzialmente dall’eccessiva inflazione
Economia
1 sett

Tonfo Credit Suisse: le azioni crollano a poco più di 4 franchi

Da inizio anno il titolo ha perso il 48% del suo valore, il 16% solo nell’ultimo mese. L’apice l’aveva invece raggiunto nel 2000: 96,50 franchi
Economia
1 sett

Credit Suisse sborsa oltre 32 milioni: ‘Ci rallegriamo’

La banca elvetica passa alla cassa per risolvere una denuncia collettiva sulla qualità della gestione dei rischi negli Stati Uniti
Economia
1 sett

Rete elettrica, ‘la Svizzera non è un’isola’

Swissgrid investe 2,5 miliardi per le linee, ma il rischio è che le tensioni con l’Europa portino a problemi di collegamento e approvvigionamento
Economia
2 sett

Agosto col segno negativo per le casse pensioni

Il calo medio, dopo la deduzione delle commissioni, è stato dell’1,45%, che fissa a -7,87% quello da inizio anno
Economia
2 sett

Da Novartis 100 milioni per il campus di Basilea

L’importante investimento servirà a sviluppare il ramo delle bioterapie. Previsto un nuovo centro per lo sviluppo tecnico precoce
Economia
2 sett

Ermotti: ‘Non è così importante il numero di banche’

In un’intervista rilasciata alla stampa d’oltre Gottardo l’ex ceo di Ubs ha risposto con un ‘no comment’ sulla sua posizione al Credit Suisse
Economia
2 sett

Nubi all’orizzonte e pessimismo sulla svolta energetica

La Svizzera ha sempre importato energia elettrica in inverno e quindi si è affidata all’estero: “Ora non si sa se ciò sarà ancora possibile in futuro”
Economia
3 sett

Aumento fra il 4 e il 5% dei salari dei giornalisti

A sostenere la richiesta l’associazione svizzera di categoria Impressum come rivendicato dall’Unione sindacale confederata
Economia
3 sett

Una capsula per il caffè che non è una... capsula

Per contrastare i rifiuti e favorire la sostenibilità Migros ha lanciato sul mercato una nuova macchina che non utilizza plastica né alluminio
Economia
3 sett

Porsche entra in Borsa e segna una quotazione da record

Le azioni del noto marchio di auto di lusso saranno quotate a Francoforte a fine settembre-inizio ottobre
Economia
3 sett

Settore assicurativo e nuova normalità, una tavola rotonda

Il Centro studi Villa Negroni ha promosso una discussione sulle peculiarità necessarie per superare il momento di crisi: intelligenza artificiale su tutte
Economia
3 sett

Pil progredito in Svizzera del 2,8% su un anno

Traino l’aumento della spesa dei consumatori dovuto all’abolizione delle misure contro il Covid-19
Economia
1 mese

Materie prime, luci e ombre sui prezzi in calo

Dopo lo shock ‘bellico’ scendono fortemente petrolio, metalli, cereali. Ma dietro c’è il timore di una recessione
Economia
1 mese

Rincaro del grano e fenomeni meteo estremi fanno volare Syngenta

Nel primo semestre dell’anno il fatturato del colosso agrochimico (svizzero, ma in mani cinesi) è lievitato del 25%, a 18,1 miliardi di dollari
Economia
1 mese

BancaStato, buon primo semestre per le attività principali

In crescita i depositi (+1,9%) e i volumi ipotecari (+1,6%). Il risultato operativo raggiunge i 43 milioni, con un utile netto di 34,2 milioni
Economia
1 mese

Utile record per la Zürcher Kantonalbank

Oltre mezzo miliardo di ricavi per il quarto istituto per importanza della Svizzera, per una progressione dell’11% su base annua
Economia
1 mese

Novartis progetta di portare in Borsa i generici Sandoz

‘L’esame ha mostrato che lo scorporo dell’azienda attraverso una scissione completa è nell’interesse degli azionisti’
Economia
1 mese

Utile di mezzo miliardo nel primo semestre per Raiffeisen

Rispetto allo stesso periodo dell’anno, la crescita è stata del 10%. Fra le priorità future il potenziamento delle attività di previdenza
Economia
1 mese

Tassi di cambio, l’euro sprofonda ai limiti storici

In mattinata la valuta europea veniva quotata a 0,95825 franchi svizzeri: un livello mai raggiunto prima d’ora
Economia
1 mese

Lo sviluppo del nucleare in mano allo Stato francese

Macron ha deciso di nazionalizzare il colosso energetico Edf
affari
1 mese

Sbm, la cassaforte turistica del Principato

Intervista a tutto campo col Ceo Jean-Luc Biamonti
Economia
1 mese

Mobilezone migliora i risultati nel primo semestre

Risultati globalmente in rialzo nella prima parte dell’anno: tra gennaio e fine giugno, il gruppo ha realizzato un fatturato di 499,6 milioni
Economia
1 mese

Avenir Suisse critico sulla riforma fiscale Ocse

Per il ‘think tank’ liberale, le entrate supplementari derivanti dalla nuova tassazione minima delle multinazionali sono sovrastimate
Economia
1 mese

Cambio franco-euro, battuto un nuovo record

Alle 10.30 la moneta unica tocca soglia 0,9661. Ancora a gennaio il tasso era a 1,038
09.07.2020 - 06:00

I salari dei frontalieri spiegati da un economista

Gli ultimi dati confermano la differenza nelle retribuzioni. C'entra il dumping, ma non solo. E revocare la libera circolazione porterebbe "chiusure e fallimenti"

i-salari-dei-frontalieri-spiegati-da-un-economista
(Ti-Press)

Il sedicesimo rapporto sulla libera circolazione pubblicato dalla Segreteria di Stato dell’economia (Seco) parla di “situazione equilibrata nel mercato del lavoro”. Ma il diavolo è nei dettagli, e se si vanno a leggere i dati riguardanti il Ticino la situazione appare più preoccupante: i salari dei frontalieri – che costituiscono un terzo della forza lavoro, +5,6% rispetto al 2010 – sono in media del 30% inferiori rispetto a quelli dei residenti. In questi casi il dibattito locale si riaccende, tornano in (libera) circolazione parole come dumping ed effetto sostituzione, col rischio però di saltare a conclusioni contraddittorie e affrettate. Per capire meglio la situazione abbiamo interpellato Sergio Rossi, professore di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo.

Professor Rossi, la differenza salariale tra frontalieri e residenti in Ticino è notevole. Resta da capire se sia dovuta a fenomeni di dumping – paghe inferiori a parità di mansione – oppure al fatto che i frontalieri, come nota la stessa Seco, svolgono mansioni più umili e quindi ‘naturalmente’ meno retribuite.

Sicuramente occorre tenere conto della tipologia d’impiego: molti frontalieri occupano gli ultimi gradini nelle scale degli organigrammi aziendali – parliamo ad esempio di commessi e operai, ma anche di muratori e infermieri – e quindi la differenza può essere spiegata anche così. Però poi non si può negare che per quelle stesse mansioni si notino persistenti problemi di dumping: potendo contare su lavoratori che in Italia affrontano un costo della vita inferiore, alcuni datori di lavoro ne approfittano per risparmiare sui salari.

Questo crea un effetto sostituzione a danno dei residenti?

Dipende da come lo si definisce. Non si vede un licenziamento sistematico di residenti a favore di frontalieri. Ma guardando con più attenzione si nota che si tende, per una nuova assunzione, a optare per frontalieri disposti ad accettare salari inferiori a parità di formazione e competenze.

Si tratta di un fenomeno che riguarda solo i lavori manuali?

No. Ultimamente si notano tendenze analoghe anche nel terziario, pensiamo ad architetti e informatici. Perfino nel settore pubblico – istruzione e sanità – si rischia di seguire la stessa strada in nome dell’efficienza, intesa come mero contenimento dei costi: troppo spesso anche il settore delle cure sanitarie è trattato come se fosse solo una questione di costi e benefici. Come si è visto con questa crisi sanitaria, spesso il risparmio è effettuato a danno della qualità, attuando un modello aziendale fragile e lacunoso.

La soluzione proposta dalla destra è drastica: revocare di fatto la libera circolazione. Il voto sull’iniziativa popolare ‘per la limitazione’ si terrà il 27 settembre: la chiusura è auspicabile?

Si tratta di un ragionamento semplicistico. A livello locale, costringendo certi settori ad assumere solo residenti si assisterebbe a una serie di chiusure e fallimenti, perché l’improvviso aumento della massa salariale necessaria a proseguire l’attività sarebbe insostenibile: pensi solo a quanti bar e ristoranti dovrebbero chiudere. Nel frattempo, la conseguente esclusione dal mercato comune penalizzerebbe l’economia dell’intera Confederazione, per la quale l’export risulta fondamentale. Poi magari si arriverebbe a una soluzione di compromesso, ma con l’Unione europea già impegnata su fronti ben più importanti come la Brexit, nel frattempo si rischierebbe di dare all’economia svizzera e ticinese il colpo di grazia: una depressione ancora più grave di quella dovuta al coronavirus.

Però la disponibilità di un ‘esercito di riserva’ spinge una parte del mondo imprenditoriale a speculare sui bassi costi di produzione, invece di perseguire modelli di business più innovativi.

In Ticino la mentalità imprenditoriale risente certamente di un forte deficit di creatività: siamo passati dall’agricoltura alla finanza senza attraversare una fase di sviluppo industriale organico, con ciò che essa comporta in termini di competenze e visioni imprenditoriali. La disponibilità di manodopera ha fatto del Ticino il serbatoio per produzioni a intenso impiego di lavoro, mentre il centro dei modelli di decisione e di innovazione è rimasto oltre Gottardo: Zurigo, Berna, Basilea, l’arco lemanico. Anche le piccole e medie imprese nostrane si sono dovute adattare a quel regime economico, che non ha mai avuto i bisogni del nostro territorio come priorità. È quella che Angelo Rossi definisce “economia a rimorchio”. 

La libera circolazione ha aggravato il problema?

Bisogna fare un passo indietro, e ricordare la crisi che il Ticino attraversò negli anni Novanta, il ‘decennio perduto’ dopo lo scoppio della bolla immobiliare. È proprio con la libera circolazione che dal 2002 l’economia è ripartita: oltre Gottardo sono arrivate persone con grandi competenze in settori che spaziano dalla medicina all’ingegneria, tanto che oggi i frontalieri in Svizzera tedesca guadagnano in media addirittura più dei residenti. Questo sviluppo, insieme al consolidamento delle esportazioni, ha avuto un effetto positivo anche sul Ticino: ad esempio nel settore farmaceutico e in quello delle macchine di precisione. Tuttavia persiste una grande differenza nel livello di innovazione e specializzazione tra il Ticino e il resto della Svizzera. Nel frattempo la condizione salariale e la disoccupazione hanno ricominciato a deteriorarsi gravemente. Segnali di crisi già emersi prima della crisi finanziaria del 2008 e oggi ulteriormente aggravati dalla crisi in corso.

Che fare per rendere la libera circolazione ‘migliore’ anche in Ticino? Di solito si citano sempre le misure di accompagnamento: le garanzie di condizioni equivalenti a quelle locali per i lavoratori distaccati dall’estero, l’obbligatorietà dei contratti collettivi in casi di dumping ripetuto e i contratti normali che stabiliscono salari minimi obbligatori.

Le misure di accompagnamento sono delle foglie di fico, anche perché poi bisogna applicarle e sanzionare gli illeciti. Più importante è lo sviluppo di una nuova mentalità imprenditoriale, per la quale la responsabilità sociale d’impresa non sia solo un insieme di belle parole, ma rifletta l’attenzione alla sostenibilità, anche occupazionale. Una parte dello sforzo passa proprio dalla formazione di nuove classi dirigenti. Già a scuola e all’università occorrerebbe insegnare qualcosa di più della semplice ricerca di profitti immediati, imparando anche ottiche differenti e critiche rispetto alle formulette e alle check-list mnemoniche che oggi dominano nelle imprese. 

Ma la politica cosa può fare?

Intanto si possono incentivare politiche salariali dignitose, monitorando le imprese e concedendo sgravi e aiuti solo a chi rispetta certi standard: un modo per incentivare strategie virtuose invece di perseguire la riduzione ‘a innaffiatoio’ delle aliquote di chiunque. Questo vale anche per altri fattori come il rispetto dell’ambiente e le ricadute sul territorio, e aiuterebbe un rinnovamento del panorama produttivo.

Poi occorrerebbe che lo Stato tornasse a fare la sua parte in quanto datore di lavoro: i settori pubblici e parapubblici – un esempio è quello della Posta – dovrebbero nuovamente fornire buone remunerazioni e prospettive occupazionali a lungo termine. Se invece si insegue la stessa logica del profitto a breve termine che domina nel settore privato, poi diventa difficile fare da guida del rinnovamento.

Il rischio però è quello di non trovare il consenso necessario ad adottare certe soluzioni: a volte l’impressione è che ai vertici dell’economia – e quindi in certa misura anche della politica – faccia comodo proseguire sul sentiero già battuto.

Purtroppo, come notava Joseph Schumpeter, l’imprenditore vero e proprio è sempre più sostituito dal manager, che guarda al profitto di breve periodo invece di trovare soluzioni originali e apportare una ‘distruzione creativa’, con idee e prodotti capaci di rivoluzionare interi settori. A livello locale va aggiunto il fatto che molti si reputano imprenditori, ma non lo sono: sfruttano una rendita di posizione, e all’innovazione privilegiano modelli di business basati sulla manodopera con salari al ribasso.

Dopo la parentesi delle frontiere chiuse, il coronavirus spingerà l’economia ticinese ad aumentare il suo ricorso a manodopera residente? Oppure esaspererà il ricorso al dumping?

Possono succedere entrambe le cose. Le ditte con finanze e strategie solide potrebbero riorientare le loro attività coinvolgendo i residenti. Invece le imprese più deboli, già minacciate dalla crisi, potrebbero puntare ancora di più sui frontalieri per ridurre all’osso i costi di produzione.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved