Keystone
L'APPROFONDIMENTO
03.07.2019 - 06:200
Aggiornamento : 07:52

La criptovaluta di Facebook, una libera moneta?

Libra sarà scollegata dal sistema bancario e non potrà essere influenzata dalla politica monetaria. Tanti i dubbi sugli effetti che avrà sugli equilibri finanziari mondiali

La prossima crisi finanziaria globale potrebbe scaturire da Facebook. L’anno prossimo, l’azienda diretta da Mark Zuckerberg lancerà la sua ‘criptomoneta’, chiamata Libra, con cui intende offrire (tramite la tecnologia della ‘blockchain’) dei servizi di pagamento alle persone che utilizzano un telefono cellulare senza necessariamente avere un conto bancario.

Secondo quanto è stato annunciato recentemente dal fondatore di Facebook, Libra sarà basata su un paniere di monete nazionali e di obbligazioni statali di Paesi economicamente ‘affidabili’, allo scopo di ridurre la volatilità dei saggi di cambio di questa ‘criptomoneta’ globale ed evitare così le grandi oscillazioni dei saggi di cambio che caratterizzano altre ‘criptomonete’ come il bitcoin, prive di qualsiasi garanzia finanziaria sottostante.

La nascita e lo sviluppo di Libra sono affidati a una associazione senza scopo di lucro fondata da Facebook a Ginevra, cui hanno già aderito una trentina di aziende di vario tipo, fra cui si trovano i colossi dei principali servizi di pagamento tramite delle carte di credito (Visa e Mastercard), la piattaforma di vendita in rete eBay con l’associato servizio di pagamento PayPal, unitamente ad altre aziende nel campo delle tecnologie legate a Internet (come Uber e Spotify).

L’intento di Zuckerberg è, evidentemente, quello di aumentare gli utili della propria azienda, con riferimento alla possibilità di offrire dei servizi di pagamento alle persone prive di conto bancario – cui in futuro saranno anche concessi verosimilmente dei prestiti al consumo, remunerati con tassi di interesse inferiori a quelli esatti dalle banche. Facebook pensa di migliorare in tal modo la propria reputazione e aumentare la capitalizzazione in Borsa, dopo i contraccolpi negativi subiti a seguito di alcuni scandali, in particolare quello legato ai dati ‘rubati’ da Cambridge Analytica per finalità politiche. In realtà, l’entrata di Facebook nel mercato dei servizi finanziari indurrà una maggiore instabilità finanziaria nell’economia globale, che potrebbe anche sfociare in una nuova crisi sistemica – cui le banche centrali non potranno far fronte con gli strumenti di cui hanno fatto ampiamente uso in questo decennio. Libra sarà infatti completamente scollegata da qualsiasi sistema bancario e non sarà possibile influenzare la sua evoluzione mediante le scelte di politica monetaria delle banche centrali più influenti sul piano mondiale (la Riserva federale statunitense in primis).

Secondo l’intento dei suoi promotori, Libra sarà convertibile in qualsiasi moneta nazionale, così da permettere liberamente l’acquisto e la vendita di questa ‘criptomoneta’ nell’economia globale. Non è perciò difficile immaginare che ci saranno degli attori finanziari, a cominciare dalle banche ‘troppo grandi per fallire’, che speculeranno (sia al rialzo sia al ribasso) su Libra per aumentare i loro rendimenti a breve termine, rendendo in questo modo altamente volatili i saggi di cambio di Libra rispetto alle principali monete nazionali nel mercato delle divise (fra cui si trova il franco svizzero).

Più che un mezzo di pagamento per le persone che non dispongono di un conto bancario, Libra si trasformerà dunque rapidamente in uno strumento finanziario speculativo, che assai difficilmente le autorità monetarie riusciranno a influenzare, poiché l’associazione che lo gestisce non fa parte delle istituzioni finanziarie su cui sono chiamate a vigilare le autorità di sorveglianza nei mercati finanziari (come la Finma in Svizzera).

La Finma si attivi al più presto

Proprio la Svizzera dovrebbe essere chiamata (dal Fondo monetario internazionale prima ancora che dalle sue istituzioni politiche federali) a regolamentare correttamente l’associazione Libra – fondata a Ginevra per approfittare dell’approccio liberale alle questioni economiche e finanziarie che caratterizza la Confederazione elvetica. La Finma dovrebbe attivarsi affinché l’associazione Libra sia dotata di fondi propri che garantiscano una copertura sufficiente dei rischi di cambio e di illiquidità cui saranno esposti i possessori di Libra nel mondo intero. Senza queste garanzie, le autorità monetarie dei Paesi economicamente avanzati come quelle dei Paesi in via di sviluppo si dovranno concertare per vietare alle banche e ai fornitori di servizi di pagamento l’accettazione di Libra nel traffico dei pagamenti come pure nel mercato dei cambi.

La portata di questa necessaria concertazione appare certamente una missione impossibile, poiché le autorità di regolamentazione finanziaria sono orientate a preservare la ‘competitività’ nazionale – che interpretano solitamente come la garanzia di condizioni-quadro liberali e per nulla incisive, al fine di evitare la dislocazione all’estero di attività finanziarie basate nella propria nazione.

Consapevole di queste lacune e dell’impossibilità di regolamentare la finanza globale nell’epoca della digitalizzazione economica, Facebook ha intravisto una prospettiva molto profittevole e intende sfruttare appieno la possibilità di decidere quali saranno i propri interlocutori nel campo finanziario, creando un conglomerato di società finanziarie e di imprese tecnologiche con cui si potrà realizzare il progetto anarchico-libertario ideato dai fautori del bitcoin: escludere il sistema bancario dalla gestione monetaria, con la pretesa di decentrare questa gestione e fondarla su basi apparentemente (più) democratiche in quanto sfuggono al potere dei banchieri di alto rango.

In realtà, anziché essere un fattore di inclusione finanziaria delle persone prive di conto bancario, Libra sarà la chiave di volta per scardinare il potere delle banche nell’emissione monetaria, oggi ampiamente nelle loro mani nonostante le politiche ultra-espansive delle maggiori banche centrali sul piano mondiale. Queste ultime saranno ancora più impotenti di fronte a una crisi finanziaria a seguito delle attività speculative legate a Libra, giacché questa ‘criptomoneta’ esula dal sistema bancario nel quale si trovano le controparti delle banche centrali, che nulla potranno dunque fare di fronte allo scoppio di una crisi di cambio o di illiquidità in Libra.

Per rendersi conto della pericolosità di Libra per la stabilità finanziaria globale, basta considerare lo scenario – per nulla fantasioso – in cui (a seguito di timori fondati o infondati) molti possessori di Libra decidano di convertire in moneta nazionale questi loro averi. Confrontata con la richiesta di trasformare in moneta nazionale un numero molto elevato di Libra, l’associazione che gestisce questa ‘criptomoneta’ globale non avrà alcuna possibilità di far fronte a questa richiesta, dato che i propri averi sono limitati agli apporti di capitale dei suoi membri (al momento, la quota per fare parte di questa associazione è di 10 milioni di dollari statunitensi). Di fronte a questa ‘corsa agli sportelli’ (bancari), si diffonderà un senso di panico che porterà un numero crescente di utenti di Facebook a convertire le loro Libra in monete nazionali che soltanto le banche centrali potranno fornire loro in numero illimitato. Il problema, a questo riguardo, potrebbe essere risolto soltanto nella misura in cui tutte le banche centrali coinvolte (loro malgrado) in questa operazione siano d’accordo e in grado di intervenire in maniera coordinata, inondando di liquidità le loro banche, dalle quali questa liquidità dovrebbe ‘sgocciolare’ verso il sistema dei pagamenti in Libra. Non occorre essere un economista per capire che questa coordinazione appare molto inverosimile, se si considerano i volumi enormi di liquidità che le banche centrali dovrebbero fornire entro poco tempo dallo scoppio della crisi di illiquidità che potrebbe colpire la Libra. Come assolutamente inverosimile appare la possibilità di fare confluire verso l’associazione Libra tutta la liquidità di cui questa associazione avrebbe bisogno se essa si trovasse all’epicentro della prossima crisi: il meccanismo di trasmissione della liquidità dalla banca centrale verso le banche commerciali da cui si dovrebbe raggiungere il sistema dei pagamenti in Libra potrebbe incepparsi a più riprese, rallentando molto – se non bloccando completamente – la trasmissione di questa liquidità a mo’ di cerotto su una ferita lacerante e dirompente per l’economia globale nel suo insieme.

La scintilla della prossima crisi finanziaria

I governi nazionali, le autorità monetarie e quelle di vigilanza sui mercati finanziari, come pure il Fondo monetario internazionale, devono attivarsi rapidamente per impedire che il progetto Libra – il cui lancio è previsto nel primo semestre del 2020 – rappresenti la scintilla della prossima crisi finanziaria globale di portata sistemica. È impensabile lasciare nelle mani di una azienda privata con 2,6 miliardi di utenti (tale è Facebook) la possibilità di creare una ‘criptomoneta’ globale che esclude il sistema bancario, rendendo vano qualsiasi intervento di politica monetaria da parte dei Paesi che attualmente già possono fare poco per sostenere il sistema economico, indebolito dalla più grave crisi finanziaria dell’epoca contemporanea.

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