Cinema

Addio al ruvido, sobrio, minuzioso Robert Duvall

Il grande attore americano, celebre per i suoi ruoli ne ‘Il padrino’ e ‘Apocalypse Now’, aveva 95 anni

(Keystone)
16 febbraio 2026
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Il leggendario Robert Duvall, l’avvocato di Marlon Brando/Vito Corleone nel Padrino, noto anche per il suo ruolo in ‘Apocalypse Now’, è morto all’età di 95 anni nella sua casa nelle campagne della Virginia. Lo ha annunciato su Facebook la moglie Luciana: “Per il mondo era un attore premio Oscar, un regista, un narratore. Per me era tutto. La sua passione per il mestiere era eguagliata solo dal profondo amore per i personaggi, per un buon pasto e per lo stare al centro della scena”.

Nato a San Diego in California, Duvall aveva conquistato la prima delle sue sette candidature agli Oscar nel 1973 per il film di Francis Ford Coppola sulla mafia, nel cui cast era entrato già ultraquarantenne. Nel 1984 aveva vinto la più ambita statuetta di Hollywood come miglior attore per la sua performance nel western ‘Tender Mercies - Un Tenero Ringraziamento’. Il ruvido naturalismo del suo modo di recitare finì per definire lo stile di una generazione che includeva anche Robert De Niro, Dustin Hoffman e Gene Hackman in film come ‘Quinto potere’ (The Network) e ‘L’apostolo’, di cui Duvall curò anche la regia.

Mai famoso quanto De Niro, ma dalla capacità sobria, senza effetti, di calarsi completamente nei personaggi che gli valse il rispetto sia dei colleghi sia della critica, nella sua lunga carriera Duvall trovò spazio anche in tv con parti in ‘Lonesome Dove’ e ‘Broken Trail’, che gli sono valse cinque candidature agli Emmy e due statuette.

Attori in bolletta

Negli anni ’60 a New York Duvall divideva il suo tempo con altri attori in bolletta: uno era Hoffmann, l’altro Hackman. Il primo memorabile ruolo per il grande schermo fu l’inquietante Boo Radley nel 1962 ne ‘Il buio oltre la siepe’ (To Kill a Mockingbird). Anche se inizialmente la sua carriera faticò a decollare, tra l’inizio e la metà degli anni ’70 Duvall trovò la sua dimensione, unendo una recitazione da caratterista fluida e naturale a occasionali, incisive incursioni in ruoli più centrali. Nel 1969 la prima collaborazione con il giovane Coppola nel dramma intimista ‘Un dollaro d’onore’ (The Rain People); l’anno successivo il ruolo di Frank Burns nel ‘M.A.S.H’ di Robert Altman. Fu anche protagonista del film sperimentale di George Lucas ‘THX 1138’, spendendosi in lavori interessanti anche a teatro.

Infine, protagonista

E arriviamo al ‘Padrino’ del 1972, in cui Duvall interpretò il paziente e scaltro consigliere tedesco-irlandese dei Corleone, Tom Hagen, ruolo che gli portò la prima nomination agli Oscar e che riprese due anni dopo nel ‘Padrino – Parte II’. Un’altro ruolo memorabile fu quello del 1976 in ‘Quinto Potere’, nei panni di Frank Hackett, amministratore delegato dell’emittente televisiva Ubs, satira del mondo televisivo statunitense degli anni settanta, dieci nomination e quattro Oscar vinti. Non meno memorabili, tre anni più tardi, fu il ruolo del colonnello Kilgore di Apocalypse Now (“Adoro l’odore del napalm al mattino”, la storica battuta), che valse all’attore la seconda nomination agli Academy Awards.

Fu però solo con ‘Il grande Santini’, nella parte di un padre fanfarone e militarista, che Duvall si affermò davvero come protagonista, ottenendo nel 1980 la prima nomination all’Oscar come miglior attore. L’anno seguente, al Festival di Venezia, raccolse consensi al fianco di Robert De Niro in ‘Confessioni vere’ (True Confessions). Poi, nel 1984, la sua interpretazione silenziosa e minuziosa in ‘Un tenero ringraziamento’, diretto da Bruce Beresford, che gli valse l’Oscar come miglior attore protagonista. ANSA/RED