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31.12.2021 - 05:30

‘Don’t Look Up’: a che ora è la fine del mondo?

Su Netflix, dal cast stellare, scritto e diretto da Adam McKay, due ore e diciotto minuti di satira senza sconti per evitare l’estinzione

don-t-look-up-a-che-ora-e-la-fine-del-mondo
In programmazione al Cinema Otello di Ascona

Con una molto poco accademica frangetta rossa, un cognome tipico da commedia di Hollywood e un look da “scendo a fare la spesa”, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence) scopre una cometa nuova di pacca; il suo professore Randall Mindy (Leonardo Di Caprio) fa due calcoli complessi e capisce che il corpo celeste largo 9 km, più tardi denominato ‘Cometa Dibiasky’, è diretto verso il pianeta Terra, che colpirà in poco più di sei mesi. L’ipocondriaco Mindy e la risoluta Dibiasky cercano di sottoporre l’imminente fine dell’umanità alla Casa Bianca, ove si recano insieme al funzionario governativo addetto ai pericoli del cielo Clayton ‘Teddy’ Oglethorpe (Rob Morgan), ma la lunga attesa nell’anticamera dello Studio Ovale è un’anticipazione dell’indifferenza che mostrerà verso il problema la presidente degli Stati Uniti Janie Orlean (una trumpiana Meryl Streep), in altre più pruriginose faccende affaccendata.

I due scienziati e il funzionario governativo provano allora ad allertare il mondo facendosi ospitare dal programma di punta della tv americana, condotto dalla bionda Brie Evantee (Cate Blanchett), anchor woman dai molti ascolti e dai pochi scrupoli, e il risultato è quanto meno esilarante: al pubblico televisivo e dei social la fine del mondo poco importa; quel che importa è che Dibiasky sia evidentemente pazza (i presentatori dello show minimizzano e la giovane s’inalbera in diretta) e che il professor Mindy sia dannatamente sexy. Quando, finalmente, alla presidente degli Stati Uniti d’America servirà un motivo valido per distogliere l’attenzione dallo scandalo a luci rosse che la vede coinvolta, ecco che insieme al suo capo di gabinetto, il figlio Jason (Jonah Hill, ‘L’arte di vincere’, ‘The Wolf of Wall Street’), con la tipica modestia a stelle e strisce, Orlean/Streep s’incarica di salvare il pianeta per conto del mondo intero, affidando la missione – dirottare la cometa raggiungendola nello spazio con una flotta di shuttle – a un’icona del patriottismo, il colonnello razzista e omofobo Ben Drask (Ron Perlman, il Salvatore de ‘Il nome della rosa’).

Ma c’è un problema, e cioè Peter Isherwell (Mark Rylance, Oscar 2016 per ‘Il ponte delle spie’ di Spielberg), imprenditore tra l’ascetico e il sociopatico a capo della Bash, multinazionale dell’intelligenza artificiale che controlla gli smartphone di tutti, finanzia la presidente eletta e ha un buon motivo per occuparsi in prima persona della missione…

Demolizione controllata

Per sommi, sommissimi capi, quanto sopra è il prologo di ciò che catastroficamente accade in ‘Don’t Look Up’, nono film di Adam McKay, già signore della risata nei due ‘Anchorman’ con Will Ferrell, Oscar per la miglior sceneggiatura non originale di ‘La grande scommessa’, cupo nel biografico ‘Vice – L’uomo nell’ombra’, storia del vicepresidente Dick Cheney e Oscar al trucco applicato a Christian Bale. Con le riprese rimbalzate causa Covid da aprile a novembre 2020, dalla minima distribuzione in sala, ‘Don’t Look Up’ è su Netflix da Natale e in un solo fine settimana lo hanno visto in almeno cento milioni di umani. Tra comicità dissacrante, presunte assurdità che invece sono il nostro quotidiano mediatico e un piccolo tormentone comico affidato a Kate Dibiasky che da insignificante diventa, per comicità, quasi monumentale, ‘Don’t Look Up’ è una enorme, calcolata, riuscita e finanche rispettosa demolizione controllata della società americana e dei suoi media, non diversi da quelli di altri Paesi occidentali, incluso lo showbiz musicale autoironicamente rappresentato da Ariana Grande (la popstar Riley Bina nel film), con tanto di duetto kitch-ambientalista.

In due ore e diciotto minuti esteticamente impeccabili, spiccano una stralunata Lawrence e una odiosa-dunque-brava Cate Blanchett nella più esplicita delle citazioni, la Faye Dunaway/Diana Christiensen di ‘Quinto potere’, coltellata satirica al mondo televisivo americano firmata da Sidney Lumet vecchia di quasi 46 anni, sempre attuale e qui riproposta anche ‘tra le lenzuola’. Il mondo che sprofonda è retto da Di Caprio, in un film che è specchio del suo impegno ambientalista: “‘Don’t Look Up’ è un’analogia tra la moderna cultura e la nostra inabilità di ascoltare la verità scientifica”, spiega l’attore negli estratti che accompagnano la promozione. “Ho cercato spesso, lungo la mia carriera, un film che avesse un sottotesto ambientalistico, e siccome farne uno palesemente ambientalista è qualcosa di assai difficile, Adam (McKay, ndr) ha voluto inserire l’elemento della black comedy”. Spicca, e non potrebbe essere altrimenti, la cometa/disastro ambientale imminente che in tv diventa fake news, con la messa alla berlina della classe politica, qui più corrotta che incapace (o entrambe le cose: il capo di gabinetto, squallidamente perfetto), non diversa da quella ridicolizzata in ‘Mars Attack!’. Il tutto, per tipologia di film, con la medesima spada di Damocle dal cielo di ‘Armageddon’ ma senza le lacrime e con i tempi stretti della commedia, da cui una quantità di ‘quote’ da riempire WikiQuote.

Mezza critica è delusa, forse perché del mondo dell’informazione l’opera si fa abbondantemente beffa, o forse perché a essere presi per i fondelli siamo tutti, fin dopo l’ultimo dei titoli di coda, con un paio di bonus che sanno di ‘Ai confini della realtà’.

Per Hollywood Reporter, ‘Don’t Look Up’ è “cinico e insopportabilmente arrogante” e noi, umilmente quotiamo. Cambiando però “insopportabilmente” con “splendidamente”.

Cosa funziona: tutto o poco meno.

Perché vedere questo film: perché Adam McKay è un f****** genio e perché può essere un modo molto divertente per trascorrere il tempo che ci separa dalla fine chiedendoci dove abbiamo sbagliato, o quando abbiamo iniziato a sbagliare.

Perché non vedere questo film: perché potrebbe bastare anche l’audio. Meryl Streep/Presidente Janie Orlean: “Comandante Drask, è il suo Presidente che le parla. La sua nazione la ringrazia, il suo Pianeta la ringrazia. E Dio e io la ringraziamo”.

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