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Otto dei 150 nomi
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19.06.2021 - 20:310

Piano City Milano, il grande abbraccio collettivo della Decima

Cento concerti in tre giorni, tremila in 10 anni, e una sola regola 'rigidissima': il pianoforte. A colloquio con Ricciarda Belgioioso, co-direttrice artistica

I festival non sono fatti solo di grandi nomi. Ve ne sono di rivoluzionari, e la rivoluzione vera e propria di Piano City Milano, festival di tutti i pianoforti (intesi come generi, quest'anno in programma dal 25 al 27 giugno entro gli ampi confini cittadini, non è tanto quella del dicembre 2011, la maratona musicale di trenta pianisti riuniti alla caserma Mascheroni a dare il via alla prima edizione, ma quella del maggio 2012, quando i milanesi aprivano le porte di casa – fisicamente – per cambiare definitivamente il modo di ascoltare un festival pianistico, destrutturando il rapporto palco-platea, o meglio, riscrivendolo. Da allora, Piano City non ha lesinato gli ensemble pianistici (nel 2013, ad aprire la manifestazione, erano in 21 tutti insieme) ma ha soprattutto aggiunto ai salotti privati anche (per esempio) i tram, le barche del Naviglio, la recuperata Darsena, l'Expo, le periferie. Fino alla pandemia, l'edizione numero nove non più nelle case ma dalle case (degli artisti), e i concerti Piano Tandem (uno guida e l'altro suona) e Piano Risciò (a guidare sono in due), ascoltati dai balconi.

Il 2021 di Piano City Milano è quello del ritorno. «È una ripresa generale, un incoraggiamento al mondo dello spettacolo che da questa storia è uscito provato. Chi è riuscito a uscirne, ovviamente». Ricciarda Belgioioso, musicista e architetto, è la co-direttrice artistica di Piano City, insieme a Titti Santini. È lei che ci racconta di questo «grande abbraccio collettivo, senza retorica». La direzione artistica di Belgioioso fa leva anche sull'averlo vissuto, e di viverlo ancora, domenica 27 giugno ai giardini di via Mosso nel suo concerto per pianoforte ed elettroniche: «È un festival legatissimo alla città, perché la segue, la racconta, ne tocca i luoghi sensibili, con progetti musicali che in realtà sono anche progetti di partecipazione sociale. È una manifestazione cresciuta insieme a Milano, con lo spirito di condivisone che sta alla base di tutto, ancor più quest'anno». Perché è la ‘Decima’ – tremila concerti in dieci anni, con 3'500 pianisti italiani e internazionali – e per tutto quel che è successo.

Questo evento multiforme, con appendici da Monte Verità (i giardini di Villa Reale, posto assai magico), è per grandi e ‘piccini’. Nel senso che «edizione dopo edizione – spiega Belgioioso – abbiamo sempre voluto affiancare ai grandi nomi i giovani talenti, cosa che a distanza di dieci anni ci permette di constatare come il divario prima esistente si sia assottigliato. Cito Yaron Herman, per esempio, pianista jazz franco-israeliano che suonò da noi quando non lo conosceva nessuno e che quest'anno sarà sul Main Stage come uno dei pianisti più apprezzati al mondo».

In Galleria e nelle risaie

Le case, si diceva. Quest'anno Piano City vi rinuncerà, e allo stesso modo rinuncerà ai cortili privati. La musica risuonerà pertanto in Galleria d'Arte Moderna, Triennale Milano, Volvo Studio, BASE Milano, Padiglione Chiaravalle, mare culturale urbano, Giardini di Via Mosso, Parco Trotter, Giardino San Faustino all'Ortica, Ippodromo Snai San Siro, e molto altro, «tutti spazi nei quali possiamo garantire il rispetto delle norme sanitarie in vigore». Comprese le risaie, in mezzo agli animali, con i concerti alla Cascina Campazzo. Il tutto, senza limitazione di genere: «Esattamente. C'è una sola regola rigidissima a Piano City, che è il pianoforte. Tutto il resto è libero, non ci sono limiti di genere e ci teniamo molto. Il nostro pubblico è il grande pubblico, intergenerazionale, misto, con tanti interessi; per cui è vero che in cartellone ci sono classica, pop, jazz, musica antica e tutto il resto, ma una cosa alla quale teniamo molto è favorire le nuove musiche, quella che chiamiamo ‘musica originale’, o nuove produzioni. Ci piace essere anche ‘showcase’, presentare cose nuove che il nostro pubblico, informale, curioso, vorrà in seguito approfondire». Qualcosa che va al di là dal ribaltamento pubblico-palcoscenico, perché «il ribaltamento è già avvenuto quando abbiamo portato i pianoforti dal teatro in mezzo al prato»; qualcosa che ha a che fare col desiderio: «A Piano City c'è molta musica contemporanea, non così frequente nei locali da concerto, forse per la convinzione che si tratti di un ascolto più complesso. E qui ve n'è molta, a fianco del pop, del rock, della classica, con programmi anche misti. Perché sappiamo che il pubblico non vede l'ora di avere nuove proposte».

Vacanza alternativa

Su www.pianocitymilano.it ci sono nomi, luoghi, genere, data degli oltre 150 pianisti della decima edizione, rintracciabili tramite apposito motore di ricerca. Ricciarda Belgioioso, senza nulla togliere agli altri, ma solo come ‘dritta’, cita l'apertura con Roberto Fonseca, nominato ai Grammy, un'atmosfera sonora cubana che è anche simbolica, per celebrare la festa; cita Le Sorelle Labèque, che suonano Philip Glass per due pianoforti, scritto appositamente da loro da Philip Glass stesso; cita la serata di sabato, «da Paolo Jannacci a Rita Marcotulli, che per chi ama Pino Daniele è qualcosa che non si può perdere». E cita «un programma tutto classico cui tengo molto, realizzato insieme a Davide Cabassi, ovvero i 5 concerti di Beethoven a due pianoforti, col secondo che farà l'orchestra».

E poi un ‘manipolatore’ Kai Schumacher, la polacca Hania Rani, il francese Chamberlein, Federico Albanese con Enrico Intra. Insieme a Cacciapaglia, Gualazzi, Bruno Canino, e Frida Bollani Magoni, figlia di Stefano e Petra, già apprezzata in tv nel bel ‘Via dei matti numero zero’ del papà, qui agli esordi live. E poi «due concerti all'alba, un modo per rivedere anche Milano bellissima sotto un'altra luce: il primo all'Ippodromo con Cesare Picco, l'altra nel parco Trotter, molto animato di giorno, facendolo all'alba riuscimao a vederlo silenzioso con questo pianoforte immaginato nella ex piscina diventato campo da basket, ex colonia elioterapica, per un cocnerto all'alba con Thomas Humbaka, un altro dei giovani cresciuti in questo festival».

Centocinquanta pianisti in tre giorni in tutta Milano; una pausa da Euro 2020, o una vacanza alternativa, così le chiamano. Qualunque cosa sia, se si ama il pianoforte, conviene pernottare.

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