Sei film svizzeri verranno presentati in prima mondiale al Festival di Cannes, che si tiene da martedì fino al 23 maggio. Tra questi, la coproduzione minoritaria elvetica "I'll be gone in June" della regista tedesca Katharina Rivilis sarà in concorso nella sezione ufficiale "Un certain regard".
Lo ha reso noto Swiss Films, l'agenzia di promozione del cinema elvetico, su richiesta di Keystone-ATS. Il film è coprodotto dalle società tedesche Road Movies e Wolfskind Films e dall'elvetica 8Horses di Olga Lamontanara e Simon Jaquemet. Fra i produttori spicca anche il regista tedesco Wim Wenders.
La pellicola, ambientata negli Stati Uniti sullo sfondo degli attentati dell'11 settembre 2001, segue Franny, una sedicenne tedesca che si trova negli USA per uno scambio di studi.La giovane incontra Elliott, un ragazzo la cui tristezza rispecchia la sua, con cui nasce una storia.
Nella selezione ufficiale, nella categoria "La Cinef", che pone l'accento sui film di nuovi talenti, c'è anche "Always wanted to be God, never wanted to do good" dei vodesi Noa Epars e Marvin Merkel, studenti alla Scuola superiore di arte e design (HEAD) di Ginevra.
La pellicola, un miscuglio tra finzione, documentario e cinema sperimentale della durata di 21 minuti, ripercorre gli atti di vandalismo commessi nell'ottobre 2009 e nel febbraio 2010 sulle croci di montagna dalla guida alpina Patrick Bussard. Il corto si è aggiudicato il premio Nachwuchspreis Suissimage/SSA alle Giornate di Soletta lo scorso gennaio, nonché il Premio per il miglior film svizzero alle giornate internazionali del cortometraggio "Kurzfilmtage" di Winterthur (ZH).
Due film svizzeri sono stati selezionati per la 65esima Settimana Internazionale della Critica, sezione parallela del Festival di Cannes. Si tratta di "Dua" della regista kosovara Blerta Basholli, una coproduzione fra Svizzera, Francia e Kosovo, e di "I think you should be here" della regista lituana basata a Ginevra Anna-Marija Adomaitytė e del cineasta francese Elie Grappe, anch'egli residente in Svizzera.
"Dua", coscritto da Basholli e dalla ginevrina Nicole Borgeat, è ambientato alla fine degli anni '90 in Kosovo, sullo sfondo dell'imminente guerra. La protagonista è la tredicenne Dua che lotta per integrarsi. Grazie ad un'amica troverà la resilienza per scegliere la sua strada.
Il cortometraggio documentario "I think you should be here", prodotto dalla losannese Bande à part Films, mette in scena sette giovani donne ginevrine, ognuna nella propria stanza, mentre (ri)spolverano i loro ricordi sul social TikTok e ballano.
Inoltre, il produttore elvetico Dan Wechsler, partecipa con la sua Bord Cadre films alla pellicola "Les roches rouges" ("Red Rocks") del regista francese Bruno Dumont, una coproduzione fra Francia, Italia, Spagna e Portogallo.
Nel programma Acid (Associazione del cinema indipendente per la sua diffusione) troviamo invece "Virages", scritto e diretto dalla franco-svizzera Céline Carridroit e Aline Suter, nata a Ginevra e di lingua madre romancia. Si tratta del primo lungometraggio di finzione per le due cineaste che hanno collaborato già in passato a documentari e cortometraggi.
Il film, coprodotto da Svizzera e Francia, racconta l'estate di Johanna a Ginevra, dove lavora per un orologiaio di lusso. La giovane decide di darsi alla meccanica per rimettere in moto il suo maggiolino Volkswagen.
Un'altra opera prima, coproduzione franco-tedesca con partecipazione minoritaria svizzera, "Gabin" del regista francese Maxence Voiseux è stata selezionata per la Quinzaine des cinéastes, altra sezione parallela del festival.
Ambientato nel nord della Francia, il film segue Gabin sull'arco di dieci anni. Il bambino, destinato a riprendere la macelleria del padre ha altri piani, si legge sul sito di Swiss Films.
Al Festival di Cannes sono stati selezionati anche due film realizzati da registi elvetici ma la cui produzione non è svizzera, ha indicato Swiss Films a Keystone-ATS.
Si tratta di "L'affaire Marie-Claire" di Lauriane Escaffre e dell'attore e regista franco-svizzero Yvo Muller (anche noto con il suo nome completo di Yvonnick), scelto per il programma "Séance Spéciale", e del primo lungometraggio della regista italo-svizzera Sarah Arnold "L'espèce explosive", selezionato nella Quinzaine des Cinéastes.
"L'affaire Marie-Claire" ripercorre i fatti reali del processo di Bobigny, avvenuto nel 1972 in Francia, in cui la minorenne Marie-Claire Chevalier è stata accusata di aver abortito illegalmente. Nel cast c'è anche la figlia d'arte francese Charlotte Gainsbourg.
"L'espèce explosive" è ambientato nel Nord-Est della Francia, dove i cinghiali devastano i campi, alimentando il conflitto tra agricoltori e cacciatori. Brun, un agricoltore in rovina, scompare dopo aver perso il controllo. Un anno dopo, il gendarme Fulda indaga sul caso e scopre la pista degli "Attila", enormi cinghiali. Tra problemi personali e metodi discutibili, può contare solo sull'aiuto della psicologa Stéphane, interpretata dall'attrice franco-svizzera Ella Rumpf.
Inoltre, la produttrice svizzera Fabiana Seitz, della zurighese rumor filmkollektiv, è stata selezionata nel programma "New Producers Room", dedicato a promesse in questo ambito, precisa Swiss Films. Un'altra produttrice, la ticinese Michela Pini (Cinédokké, Turnus Film), è stata scelta, su raccomandazione di Swiss Films, assieme ad altri 19 produttori europei, per il programma di talenti della European Film Promotion (EFP) "Producers on the move" che si svolge a Cannes durante il festival.