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31.05.2020 - 08:000

Il trionfo del nonsense cinematografico

Uscito nel 1941, Hellzapoppin’ è il film più pazzo e sconclusionato di sempre. E sarà trasmesso dalla Rsi sabato mattina

“Qualsiasi somiglianza tra Hellzapoppin’ e un film è puramente casuale”. Non bastasse questa scritta nei titoli di testa ad avvertire lo spettatore che si appresta a vedere “Helzapoppin” del pericolo che sta per correre, ecco il proiezionista: sta per dare inizio allo spettacolo e lancia un altro avvertimento: “In 15 anni che faccio questo mestiere un film così non mi era mai capitato, è un film pazzo!”. Eccome, gli rispondono Ole Olsen e Chuck Johnson nel loro primo “camera look”, guardando cioè nella cinepresa per rivolgersi direttissimamente al pubblico. Sono in un teatro di posa hollywoodiano, dove tentano di realizzare un film. Il regista però li interrompe dopo poco minuti avvertendoli che “in ogni film ci vuole una storia d’amore”. Ma questo è stupido, ribattono i due. “No, è il cinema!”. È la prima stoccata alle convenzioni che regolano la produzione cinematografica, destinate a essere travolte dalla follia della coppia Olsen&Johnson, nella quale si fatica a distinguere chi sia il clown bianco e chi l’Augusto, ruoli interscambiabili nella totale anarchia di “Helzapoppin”. Titolo poi divenuto sinonimo di guazzabuglio e citato -a distanza di decenni- da Umberto Eco (“Il pendolo di Foucault”) e Leonardo Sciascia (“Una storia semplice”).

Riassumere la trama? Sarebbe come tentare di scalare l’Everest con le infradito ai piedi. Diciamo che siamo di fronte a un accumulo frammentario di sequenze scollegate e rimandi metalinguistici: una valanga di gag -verbali, visive, “situazionistiche”- che si rincorrono a ritmi forsennati, ribaltando continuamente il racconto, frammentandolo in una serie di scene che potrebbe anche proseguire all'infinito o essere proiettata cambiando l'ordine delle sequenze, come del resto accade quando al proiezionista – distratto da una bionda più che procace – nel film cade la bobina del film. Tutto il mondo di “Hellzapoppin” (da non perdere sabato 28 maggio alle 11 su Rsi La2) non è che un funambolico palcoscenico senza confini, sul quale càpitano alla rinfusa balletti, canzoni, inseguimenti, pellerossa, la creatura del dr. Frankenstein, cani dall’arguta favella (“Strano, un orso che parla, strano!”). Un caleidoscopio di suggestioni – love story, farsa, musical – e di occasioni puntualmente raccolte e immediatamente abbandonate per fare spazio ad altre invenzioni, altrettanto gratuite nel trionfo del nonsense. Il cinema è “solo” un meccanismo spettacolare fatto allegramente a pezzi, in modo che sia possibile riconoscerne il passato funzionamento (la retorica, i luoghi comuni, i trucchi), ma impossibile da ricomporre. Non manca infine l’effetto tormentone: sublime quello del commesso che deve recapitare un vaso di fiori alla Signora Jones; più sottile quello della mamma che cerca il suo Oscar…

Versione cinematografica datata 1941 di una rivista che a Broadway collezionò quasi 1500 repliche, rimase l’unico exploit del trio Olsen&Johnson e Henry C. Potter, che firma la regia del copione originale scritto da Nat Perrin, il quale non a caso vantava un’amicizia e una collaborazione artistica con i Fratelli Marx, in particolare con Groucho. Da segnalare infine un legame tra “Helzapoppin” (film cult che aprì la strada al cinema demenziale) e il Ticino: una figlia di Olsen fu la prima moglie di Giancarlo Bertelli, compianto direttore artistico del Teatro di Locarno per oltre 20 anni.

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