Jack Savoretti a Lugano (M.Tesora)
Il concerto
09.05.2019 - 09:310

Jack l'Incantatore colpisce dritto al cuore

Superbo il 'ticinese' Savoretti al Palacongressi: 'Era tutta la vita che sognavo di suonare a Lugano. Il fatto è che non mi avevano mai invitato'

Ci sono concerti in cui si capisce come andranno le cose già dalla musica d’attesa. Mina, Patty Pravo, Tenco e Morricone, gli italiani che hanno ispirato il suo ‘Singing to strangers’, album al numero uno nel Regno Unito già nel giorno dell’uscita. È il tema di ‘Giù la testa’ a sfumare sulle prime note della splendida ‘Candlelight’ (incisa come tutto il resto negli studios del Maestro), che illumina il Palacongressi senza più nemmeno mezza sedia libera (per la felicità di Horang Music, che organizza).

Pedana a “V” rovesciata sulla quale stanno i cinque musicisti al seguito, grossi fari un po’ Cinecittà e un po’ Pfister reparto illuminazione, l’italobritannico-ticinese Jack Savoretti è loquace e autoironico quanto basta per scaldare l’ambiente: «Portate pazienza, ho parlato inglese fino ad oggi, devo riaccendere il mio italiano», dice all’inizio, lui che ha trascorso l’infanzia a Carona. «Era tutta la vita che sognavo di suonare a Lugano. Il fatto è che non mi avevano mai invitato», dirà alla fine. ‘Love is on the line’ apre alla bella e dolente ‘Dying for your love’, nella successione del nuovo disco dal quale il concerto attinge a piene mani.

Da segnare sul taccuino c’è una cosa alla Marvin Gaye chiamata ‘What more can I do?’, indimenticabile anche per come introdotta: «Prima di sposarti credi che l’amore sia quello dei libri, poi ognuno dei due mostra il peggio di sé. Dedicherò il resto della mia vita a spiegarle che anche la m**** a me sta benissimo. Non so se mi sono spiegato» (detto alla Finardi, “che non serve esser perfetti, che di te amo anche i difetti”). C’è poi la preghiera laica ‘Things I thought I’d never do’, per sola voce e pianoforte (acustico, con sopra i colori di Genova, terra di papà Savoretti). Una scoperta, il pianoforte, che ancora fa soggezione a Jack, nato chitarrista: «A otto anni, alla Scuola Elvetica, mi sono confessato per la prima volta. Mi hanno detto di andare a chiedere scusa a Dio, anche se non sapevo bene per cosa». Lugano ride senza pudore. «Ecco, la prima volta davanti a un pianoforte mi sono sentito quel ragazzino».

Prima di ‘Touchy situation’, testo di Bob Dylan, arrivano due brividi insieme a Shannon Harris al piano e Philip Granel al violino in ‘Soldier’s eyes’ e ‘Catapult’, e l’omaggio ai The Killers di ‘Human’ con il duo Ward Thomas (armonicamente deliziose). Poi, il lungo casadolce-casa di ‘Home’ (2015) e ‘Going home’ (2019), che aprono e chiudono l’elegante party conclusivo durante il quale si può pure danzare sotto il palco e fotografare l’artista (alla faccia del Menestrello).

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