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06.02.2021 - 06:00
Aggiornamento: 09:49

Quelle incognite sull’origine del coronavirus

Dallo spillover ai laboratori cinesi, La ricercatrice Alina Chan spiega quello che sappiamo, e quello che non sappiamo, sulla storia di SARS-CoV-2

Il poco più di un anno, il coronavirus SARS-CoV-2 ha infettato oltre cento milioni di persone, mentre le morti confermate hanno superato i 2,8 milioni, secondo i dati raccolti dalla Johns Hopkins University. Una pandemia che ha avuto origine a Wuhan: al mercato all’aperto, dove la presenza di animali vivi avrebbe portato allo ‘spillover’, al salto dai pipistrelli all’essere umano, forse attraverso un ospite intermedio, di un virus naturale. Questa è l’ipotesi che la maggior parte degli esperti considera più probabile, lasciando le ipotesi di armi biologiche create in laboratorio a fake news e complottisti.

Il problema dell’origine del coronavirus è tuttavia più complesso e se alcune ipotesi di complotto le possiamo tranquillamente escludere – come quella di un virus dell'HIV modificato geneticamente –, vi sono aspetti non ancora chiariti. Le analisi genetiche hanno rintracciato, in alcuni pipistrelli della Cina meridionale (a un migliaio di chilometri da Wuhan), l’antenato di SARS-CoV-2, ma l’ospite intermedio non è mai stato trovato.

Il dibattito nella comunità scientifica è così andato avanti tra le immaginabili pressioni geopolitiche e le strumentalizzazioni dei cospirazionisti, e se come detto per molti lo spillover rimane lo scenario più verosimile, c’è chi preferisce non pronunciarsi in attesa di maggiori informazioni che permettano davvero di escludere una o più ipotesi. Tra questi ultimi troviamo la ricercatrice del Broad Institute Alina Chan che ha analizzato attentamente le prove che abbiamo sulle origini del virus (sul tema ha scritto un articolo per il ‘Telegraph’ con Matt Ridley).

Alina Chan, quante opzioni possiamo legittimamente considerare sull'origine del virus?

Tante. Ho realizzato uno schema delle possibili origini di SARS-CoV-2 per mostrare quanto anche per gli stessi scienziati siano parziali e generiche espressioni come “creato in laboratorio” o “creato dall'uomo” che sarebbero quindi da evitare.

Gli scenari in cui possiamo parlare di virus “creato in laboratorio” o “creato dall’uomo” includono non solo D, con interventi di ingegneria genetica, ma anche C: molti virus vengono coltivati e studiati in laboratorio, in cellule o animali. Ma alcuni potrebbero sostenere che quest’ultimo scenario non sia abbastanza artificiale, come del resto non è artificiale una banana pur essendo il risultato di un processo di coltivazione.

Consiglio fortemente di usare l’espressione “originato da un laboratorio/attività di ricerca" invece di “creato in un laboratorio”.

Nello scenario B il virus è di origine naturale.

Lo classifico come “scenario da laboratorio” perché se fosse confermato che il virus, naturale, è fuoriuscito da un laboratorio i provvedimenti che dovremmo prendere avrebbero a che fare con delle limitazioni delle attività di ricerca. Se SARS-CoV-2 si è diffuso perché il personale di laboratorio campionava troppi pipistrelli e persone malate, dobbiamo interrompere queste attività.

Questi gli scenari possibili. Per quello completamente naturale, quali prove abbiamo?

Nessuna. Non ci sono prove che questo virus debba essere del tutto naturale. È un mistero come SARS-CoV-2 sia passato dai pipistrelli agli esseri umani.

Quello che sappiamo dalle interviste ai ricercatori cinesi è che nessuno degli animali del mercato di Wuhan inizialmente sospettato e nessuno degli animali testati nella provincia di Hubei è stato trovato positivo al nuovo coronavirus.

Chi afferma che l’ipotesi più probabile sia lo spillover naturale si basa, da quel che ho potuto capire, su tre aspetti. 1. Finora nessuna epidemia importante è dovuta alla fuoriuscita da un laboratorio (anche se una pandemia è ststa probabilmente causata da un vaccino difettoso). 2. Non vi sono segni di manipolazione genetica. 3. La possibile pre-circolazione del virus negli esseri umani.

Sul primo punto, credo che calcolare il rischio basandosi in maniera così importante sui precedenti non sia un approccio corretto: bisogna anche tenere conto di cosa è cambiato nelle attività umane. Sia il rischio di epidemie naturali sia quello di incidenti di laboratorio sono in aumento.

L’assenza di tracce di manipolazione non è risolutiva? 

Non possiamo escludere la manipolazione in laboratorio solo guardando il genoma di un virus. A volte ci sono chiari segni di manipolazione, ma la tecnologia moderna permette di modificare il materiale genetico in maniera ‘seamless’, senza lasciare tracce.

E la pre-circolazione del virus?

Si tratta dell’ipotesi secondo la quale, prima dello scoppio della pandemia alla fine del 2019, il virus avrebbe trascorso mesi o anni “pre-circolando” nella popolazione umana, adattandosi all’ospite umano. Questo è il tipo di prova che prenderei più seriamente in considerazione.

Uno studio ha esaminato un piccolo numero di campioni conservati negli ospedali di Wuhan, ma ha rilevato la presenza di SARS-CoV-2 solo nei campioni raccolti nel gennaio del 2020. Tuttavia questa ricerca da sola non esclude la tesi della pre-circolazione, perché il virus potrebbe essere circolato a un livello molto basso o anche al di fuori della provincia di Hubei.

Non è mai stato identificato l'ospite intermedio, quello che avrebbe portato il virus dai pipistrelli all’essere umano. Un tempo si sospettavano i pangolini, ma questa tesi è stata ormai superata. Il fatto che non si conosca l'ospite intermedio è insolito?

Non è così insolito ma va contestualizzato. Io penso che la prima SARS consenta il paragone più accurato per vedere se vi sia qualcosa di insolito con il nuovo coronavirus. E in quel caso l’ospite intermedio è stato identificato: lo zibetto. Non farei invece paragoni tra SARS-CoV-2, che ha avuto un focolaio in un centro urbano, con la MERS i cui focolai furono in regioni poco popolate o in luoghi lontani dai centri urbani. Quando le persone che si infettano sono poche e lontane dalle città credo ci sia meno urgenza di identificare l’ospite intermedio.

Se ho capito bene, a sostegno dell’ipotesi di un virus completamente naturale non abbiamo prove decisive, ma solo indizi. E per ipotizzare uno “scenario da laboratorio” che tipo di elementi abbiamo?

Anche per questo scenario ci sono molti indizi.

Innanzitutto l’ubicazione: Wuhan non è una zona di spillover di SARS, che sono molto rari, ma è sede di almeno due laboratori che fanno ricerca sui virus dei pipistrelli raccogliendo campioni e riportandoli in città per studiarli.

Abbiamo poi le anomalie negli articoli scientifici sui virus simili a SARS-CoV-2 scritti da ricercatori cinesi, compresi quelli del Wuhan Institute of Virology, che suggeriscono una mancanza di trasparenza.

Lei ha detto che è difficile stimare le probabilità dei vari scenari: questo è vero anche per l'alternativa tra rilascio intenzionale e fuga accidentale?

Non ho motivo di credere che vi sia stato un rilascio intenzionale: all’inizio questo virus ha ucciso molte persone in Cina. Semplicemente, non mi piace stimare le probabilità quando ci sono così tante incognite.

Un aspetto cruciale è il comportamento delle autorità cinesi. Pensa che sia solo una mancanza di trasparenza o che ci sia la volontà di coprire qualcosa?

Forse in Cina è normale sorvegliare i giornalisti ovunque vadano e impedire loro di visitare le grotte di pipistrelli o di parlare con le persone che lavoravano al mercato di Wuhan. Si notano certamente mancanza di trasparenza e lentezza nel rilasciare informazioni.

L'accesso alle informazioni sui virus studiati nel laboratorio di Wuhan potrebbe escludere lo scenario basato sul laboratorio?

Sì: se queste sono complete e autentiche allora potrebbero escludere lo scenario di un virus fuoriuscito da un laboratorio. Quanto sia probabile che qualcuno al di fuori della Cina possa ottenere informazioni così complete e accurate dai laboratori, non sono in grado di dirlo.

Conoscere l'origine del virus cambierebbe il modo di affrontare l'attuale pandemia?

Conoscere l'origine di SARS-CoV-2 ci fornirebbe informazioni utili per prendere misure molto concrete per prevenire il ripetersi di una simile tragedia. Se la causa è stata davvero il commercio di fauna selvatica proveniente dal sud-est asiatico, allora questo commercio dovrebbe essere interrotto completamente e senza esitazioni. Se invece il virus proviene da un laboratorio, allora dobbiamo avviare un dibattito internazionale molto serio su come regolare questo tipo di ricerche, stabilendo ad esempio come e dove possano venire effettuate.

Potremmo anche stabilire migliori strategie di sorveglianza. Per esempio, se sapessimo che il virus proviene da un laboratorio dovremmo pensare a controlli rigorosi delle acque reflue, delle superfici e delle strutture vicine, e anche gli aeroporti delle città dove si trovano questi laboratori dovrebbero essere tenuti sotto osservazione considerando il rischio di pandemia.

L’Organizzazione mondiale della sanità è finalmente riuscita a inviare un gruppo di esperti a Wuhan. Che cosa si aspetta dall'indagine?

Sospendo il giudizio fino al ritorno dalla Cina: non possiamo fare nulla circa la composizione del team o su quello che sta facendo a Wuhan, quindi non ci resta che aspettare che gli ispettori tornino e riferiscano cosa hanno fatto, chi hanno incontrato, quali domande hanno fatto, quali risposte hanno ricevuto (o non hanno ricevuto).

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