Tra un tributo a Pippo, la signora Gianna, Ferro e Pezzali, la Sala stampa premia Serena Brancale, Arisa, Ditonellapiaga, Fedez & Masini e Fulminacci

Arisa con ‘Magica favola’, Fulminacci con ‘Stupida sfortuna’, Serena Brancale con ‘Qui con me’, Ditonellapiaga con ‘Che fastidio!’, Fedez & Masini con ‘Male necessario’. Sono le cinque canzoni più votate dalla Sala Stampa dopo la prima serata del 76esimo Festival della canzone italiana, non in ordine di preferenze. L'esito arriva dopo cinque ore di musica. Il Festival prosegue stasera con quindici dei Big in gara, sottoposti al giudizio del Televoto (50%) e della Giuria delle Radio (50%).
C’è un prima Festival prima del Primafestival: il disturbatore Paolini, che irrompe nel Tg delle 20 come ai vecchi tempi (‘Conti è bisex!’). L’anziano della Sala stampa grida il suo ‘In galera!’, che per il disturbatore sarebbe un ritorno. Non si parla di Pucci da circa otto ore e il 76esimo Festival della canzone italiana “cristiano e democratico” (Conti, di mattina) può cominciare, e di quel che accadrà c’è poco di segreto: la scaletta della serata è già sul Mattino di Napoli da un’ora e tutti sanno che Olly tornerà per cantare e per ritirare il disco di diamante (un botto di copie vendute o ascoltate). Prima, però, aspettando Sandokan…
(Sigla dell’Eurovisione, gli sponsor. Buio: “In diretta dal Teatro Ariston di Sanremo”) Nell’asimmetria della scenografia, il “Benvenuti al Festival” ha la voce di Pippo Baudo e il corpo di Carlo Conti. Parte un “Pippo Pippo”, degna chiosa di quel ‘Perché Sanremo è Sanremo’, la sigla delle sigle del Festival. “Da parte nostra era doveroso dedicargli questa edizione”, dice il direttore artistico, che ha definito il suo Sanremo ‘baudiano’. Sanremo che riparte da dove era rimasto: Olly, appunto, che canta ‘Balorda nostalgia’.
È un altro Pippo d’archivio a presentare Laura Pausini, e il “Pippo Pippo” diventa “Laura Laura”. Con abito da sirena, scende le scale sulle note de – manco a dirlo – ‘La solitudine’ ed è già tempo per la lista delle cose che non piacciono a Ditonellapiaga, prima dei trenta Big, lista che include anche i giornalisti (‘Che fastidio’). Forse non basterà il primo ascolto per apprezzare la bellissima ‘Prima o poi’ di Michele Bravi, e nemmeno per il bravo ed emozionato Sayf, in una falsa canzone d’amore, ‘Tu mi piaci tanto’, che nasconde uno dei testi migliori in gara (“Ho fatto una canzonetta, spero che non vi spaventi”). L’amore al tempo di Mara Sattei (‘Le cose che non sai di me’) e poi l’intelligenza artificiale al tempo di Dargen D’Amico (‘Ai Ai’), vestito come Sandokan. E il tempo è un tunz-tunz, il suo marchio di fabbrica. È il momento simpatia.
Il funesto 2025 si è portato via anche il maestro Vessicchio. Sulle note di ‘Chiamami ancora amore’ scorrono tutti i suoi “dirige il maestro”. Il ricordo si estende ad Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati e, tre anni dopo, Maurizio Costanzo. Ornella Vanoni avrà un ricordo stasera. Il salto a Can Yaman, il nuovo Sandokan, è pericolosissimo, ma è in nome di quella cosa che lo spettacolo deve continuare. E quindi via al confronto tra mascolinità, quella dell’attore e quella del presentatore. Un breve tentativo di cantare in turco ‘Kuzu Kuzu’, il più grande successo della stella turca Tarkan (abbiamo cercato in internet) e il palco torna di chi sa cantare, l’Arisa autobiografica di ‘Magica favola’, e sono applausi.
Su Luché (‘Labirinto’) ci siamo persi. A farcelo dimenticare è Gianna Pratesi, 105 anni da Chiavari, che il 2 giugno del 1946 si recò alle urne, nel giorno in cui alle donne fu finalmente concesso di farlo. “Posso chiederle cosa votò quel giorno?”, dice Conti, e la signora Pratesi alza un simbolico dito medio ai fascisti e risponde: “Ho votato repubblica!”. Sarà materiale per la conferenza stampa di oggi (il ‘Repupplica’ apparso nella grafica alle sue spalle è invece materiale per i meme).
Gli orecchiabilissimi ‘Romantici’ di Tommaso Paradiso guardano il cielo e ‘Voilà’, ecco Elettra Lamborghini nell’omaggio a Raffaella Carrà, del quale non si sentiva un immediato bisogno, ma è un altro momento simpatia, mettiamola così. Il momento incubo è invece l’IA che trasforma Conti e il pubblico in papaveri e papere, un incubo difficile da descrivere a parole. Patty Pravo (‘Opera’) è l’applauso a prescindere, e a un certo punto arriva un tizio con canzoni educate che paragonate a ‘Ossessione’ di Samurai Jay paiono concerti brandeburghesi. Compresa ‘Xdono’, che nel 2026 compie 25 anni. E dopo “Pippo Pippo” e “Laura Laura” tocca a “Tiziano Tiziano”, Ferro, che parla di hater e autostima e canta ‘Sono un grande’, perché qualche buon motivo ce l’ha.
‘Sono un grande’ potrebbe cantarselo pure Raf, in gara con ‘Ora e per sempre’, un nuovo classico dei suoi. Tra Dublino e Samarcanda, J-Ax con le cheerleader (‘Italian starter pack’) è un altro momento simpatia. ‘Stupida sfortuna’ di Fulminacci, un classico lo diventerà. Levante (‘Sei tu’), Fedez & Masini (‘Male necessario’) ed Ermal Meta (‘Stella stellina’) sono storie di tutti i giorni di pregevole fattura. Prima della mezzanotte, tutti sulla Costa Toscana ad ascoltare live dal mare aperto Max Pezzali, un altro che può cantarsi ‘Sei un mito’.
Di quel che succederà da qui all'una e mezzo di notte o del mattino, diciamo di Serena Brancale, a notte fonda a cantare di una madre che non c’è più in ‘Qui con me’, congedata dall'Ariston da una composta ovazione. Tutto scorre più (Malika Ayane e ‘Animali notturni’, Nayt e ‘Prima che’) o meno (Eddie Brock, ‘Avvoltoi’) dignitosamente fino a Sal Da Vinci: l'Ariston lo aspetta cantando ‘Rossetto e caffè’, prima che ‘Per sempre sì’, elogio del matrimonio, strappi applausi anche tra i tromboni della Sala stampa. Così è se vi pare.