Musica

Mumford & Sons tornano con Prizefighter e ritrovano le radici folk

Annunciato per febbraio 2026, il sesto album è stato registrato con Aaron Dessner e include collaborazioni con Hozier, Gigi Perez e Gracie Abrams

16 febbraio 2026
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La band folk-rock britannica Mumford & Sons torna con il sesto album "Prizefighter" (Island Records), in uscita venerdì. Un'opera che li riporta alle loro radici folk e a cui hanno partecipato vari artisti, tra cui l'irlandese Hozier. Keystone-ATS ha intervistato il tastierista Ben Lovett e il bassista Ted Dwane.

Poco meno di un anno fa, a marzo 2025, i Mumford & Sons erano tornati, dopo ben sette anni di pausa, con "Rushmere" (Island Records), il primo album della formazione a tre composta dal cantante e chitarrista Marcus Mumford, dal tastierista Ben Lovett e dal bassista Ted Dwane, dopo che Winston Marshall ha lasciato la band nel giugno 2021.

Poco tempo dopo hanno annunciato il sesto disco "Prizefighter" (che letteralmente significa pugile professionista, ndr.) per febbraio 2026. Un'uscita ravvicinata, frutto di un periodo molto prolifico e creativo per la band, hanno spiegato Ben Lovett e Ted Dwane in un'intervista a Keystone-ATS lo scorso novembre a Zurigo, dove si trovavano per una delle tappe del tour all'Hallenstadion.

Periodo prolifico

"La verità è che faremmo un nuovo album consecutivamente con la stessa regolarità se potessimo e se sentissimo che la qualità è quella giusta", ha detto Ben Lovett. "Prizefighter", infatti, contrariamente alle attese per un album registrato in 10-15 giorni, sorprende per la sua grande qualità sia in termini di sonorità sia di testi delle canzoni. "Ogni giorno scrivevamo due, a volte tre, canzoni e le registravamo", ha aggiunto.

"Normalmente quando finiamo un album ci sentiamo creativamente esauriti. È come un'epurazione completa dei nostri migliori pensieri, delle nostre migliori idee, delle migliori melodie, dei testi e tutto il resto", ha precisato Lovett, aggiungendo che questa volta però è stato diverso. "'Rushmere' ci ha ispirati a voler fare di più". Quando la band era nello studio per registrare stava già scrivendo, al contempo, le canzoni di "Prizefighter".

Un sesto disco che sembra il primo

Benchè questo sia il sesto LP dei Mumford & Sons, vi è una ritrovata energia. "Parlando di sesto album ci si immagina una band molto più matura e in piena carriera, mentre penso che questo disco sia come se stessimo definendo noi stessi. Se avessimo potuto chiamarlo 'Mumford & Sons' dei Mumford & Sons questo sarebbe il nostro album omonimo, ma ci piaceva il concetto di 'Prizefighter', quindi abbiamo scelto quello", ha spiegato Lovett.

"Sentiamo che c'è molto davanti a noi. C'è molta resilienza nel disco e c'è anche molto ottimismo", gli ha fatto eco Ted Dwane. "In vari modi è come rialzarsi e rispolverarsi e sentire che la migliore vittoria è davanti a sé, e questo è un po' lo spirito del disco", ha aggiunto. Una resilienza, proprio come quella del pugile professionista che dà il titolo all'album, che quando cade si rialza e che è comunque frutto di una certa maturità.

Album collaborativo

Dei 14 brani di cui è composto il disco, quattro sono collaborazioni con altri artisti, principalmente americani, tra cui le due giovani cantautrici Gigi Perez, classe 2000, e Gracie Abrams, classe 1999. È stato registrato nello stato di New York, "lontano dal mondo", al Long Pond Studio di Aaron Dessner, co-fondatore del gruppo rock The National nonché produttore dell'album. "Abbiamo trovato in lui un collaboratore che è nostro amico da più di 10 anni", ha precisato Lovett. Dessner ha lavorato già al terzo disco della band "Wilder Mind" (2015). "È ottimista, gentile e sicuro", ha detto di lui Dwane.

"È un disco collaborativo, c'erano così tante persone attorno a noi e tutte le idee, è ciò che ha tenuto viva la fiamma. E questo è il fuoco che ha forgiato la band all'inizio", ha aggiunto Dwane. "È creatività infinita". "Penso che quello che si sente sia quasi l'ingenuità, lo spirito pieno di speranza di una giovane band in cui ci siamo imbattuti di nuovo con l'aiuto di Aaron Dessner, perché ci conosce da molto tempo".

In "Prizefighter" troviamo, ad esempio, "Rubber Band Man" con il cantante irlandese Hozier, primo singolo uscito a fine ottobre, che porta un vento di leggerezza con note folk. Il brano parla, come suggerisce il titolo, del cosiddetto "uomo elastico", ovvero di chi quando è in una relazione tende ad avvicinarsi e ad allontanarsi frequentemente, proprio come un elastico.

Ritorno a radici folk

L'album, che accosta alle armonie vocali suoni folk e vede anche il ritorno del banjo, con un brano a esso dedicato - "The Banjo Song" - piacerà particolarmente ai fan degli inizi dei Mumford & Sons, "Sigh No More" (2009) e "Babel" (2012). Una somiglianza non intenzionale, secondo Dwane, che ha evocato piuttosto la collaborazione con altri artisti con vari background. "Ci piace credere di essere più una sorta di veicolo per molte influenze diverse", ha aggiunto Lovett.

La canzone omonima "Prizefighter" è particolarmente bella per la delicatezza del pizzicato con le dita della chitarra e per le armonie vocali. "Una demo, a cui Dessner ha lavorato con Justin Vernon dei Bon Iver, ci ha messo nel giusto spazio mentale per il brano", ha spiegato Lovett.

C'è poi la toccante "Conversation with my son", la più lunga del disco con i suoi 5 minuti e 29 secondi, che la band ha già presentato in diversi concerti dal vivo, compreso quello di Zurigo. Ora non resta che attendere la tournée di "Prizefighter".