Jazz Cat Club

Dena DeRose, il suono della libertà

Un percorso tra Great American Songbook e brani originali tratti dal suo ultimo album ‘Mellow Tones’: il 16 febbraio alle 20.30 ad Ascona

(Tony Porcar)
16 febbraio 2026
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Un’occasione rara per ascoltare dal vivo una delle voci più raffinate del jazz americano, per la prima volta in Ticino: stasera, 16 febbraio, alle 20.30, il Teatro del Gatto di Ascona accoglie Dena DeRose, cantante e pianista americana in trio con Darryl Hall (contrabbasso) e Mourad Benhammou (batteria). Ospite del Jazz Cat Club, DeRose propone un percorso tra Great American Songbook e brani originali tratti dal suo ultimo album ‘Mellow Tones’. Biglietti alla cassa serale o in prevendita su jazzcatclub.ch.

Dena DeRose, lei viene spesso paragonata alla cantante e pianista Shirley Horn. È un complimento importante: cosa significa per lei questo accostamento e in che modo, invece, sente di avere una voce tutta sua?

Il paragone con Shirley Horn, per me, è davvero un onore, perché Horn è una persona che continuo a guardare come punto di riferimento e dalla quale cerco ancora di imparare. Allo stesso tempo, sento che il mio percorso mi ha portata a costruire una voce personale.

Lei canta e suona il pianoforte allo stesso tempo. Come si sentirebbe a essere solo cantante o solo pianista?

Succede! A volte canto soltanto, altre volte suono soltanto. Amo entrambe le cose, perché sento di potermi esprimere in ogni caso. E adoro in particolare il duo voce e contrabbasso.

Come mai proprio il contrabbasso?

Il duo voce e contrabbasso l’ho scoperto grazie alle registrazioni di Sheila Jordan e ai suoi concerti dal vivo a New York con Cameron Brown, Harvie S. e altri. Amo quanto possa essere liberatorio, a volte, non avere il pianoforte tra le mani ma averlo nella testa.

Da dove nasce, per lei, il bisogno di esprimersi attraverso la musica? E quale sente essere l’essenza del suo modo di fare arte?

Credo che l’essenza del mio modo di fare musica stia nel fatto che sono in gran parte autodidatta nel jazz: il mio approccio è quindi molto personale. E con l’influenza di tutte le grandi registrazioni che ho ascoltato nei miei primi anni per imparare e suonarci sopra – dal primo Miles e Dizzy ad Ahmad Jamal, Tommy Flanagan, Mary Lou Williams, Oscar Peterson, Marian McPartland e molti altri – penso di avere assorbito quel ‘sentimento d’amore’ per questa musica che sentivo in tanti di loro. È stato contagioso e ha dato un senso profondo alla mia vita, ricordandomi che c’è sempre qualcosa da imparare.

Che tipo di esperienza si deve aspettare il pubblico che verrà ad ascoltarla dal vivo ad Ascona?

Il pubblico vivrà un’esperienza che includerà alcuni brani del Great American Songbook e canzoni originali tratte dagli oltre venti dischi che ho registrato. Molti brani arriveranno anche dal mio ultimo album, ‘Mellow Tones’.

Si esibisce in trio con Darryl Hall e Mourad Benhammou. Che tipo di dialogo nasce tra voi sul palco e cosa rende questa formazione così stimolante?

Mi piace suonare con Darryl e Mourad perché c’è una grande intesa: ci ascoltiamo, ci divertiamo, swinghiamo o ‘rockeggiamo’, e amiamo la musica.

Dopo oltre trent’anni di carriera, cosa la motiva ancora a salire sul palco e a cercare nuove sfumature nel jazz?

Quello che mi entusiasma di più, dopo oltre trent’anni, è che diventa sempre più facile esprimermi. Che si tratti di racconti o di viaggi sonori, tutto diventa più intenso. Ed è sempre più bello condividere la musica con un pubblico che vuole ascoltare e con persone che vogliono crearla insieme a te. Mi piace che la musica resti in continua evoluzione, ma con radici solide che permettano alla libertà espressiva di darle vita. Darryl e Mourad capiscono perfettamente questo spirito.

Secondo lei il jazz è ancora una musica attuale? E cosa può dire oggi a un pubblico che magari non lo ascolta abitualmente?

Chi non ascolta abitualmente jazz può vivere, durante un concerto, l’esperienza dell’istante: l’improvvisazione, il racconto autentico, una comunicazione musicale profonda.

Oltre a essere musicista, insegna canto jazz all’università. Cosa impara lei dai suoi studenti?

Insegno al KUG Jazz Institute dell’Università di Musica e Arti Performative di Graz, in Austria, da vent’anni. Prima ho insegnato per dieci anni in diverse università a New York. Ho sempre imparato moltissimo dai miei studenti: la nuova musica che nasce, la nuova voce sulla scena, il nuovo grande improvvisatore, l’ultima tendenza online… mi tengono costantemente aggiornata. Credo che il dialogo fra generazioni sia essenziale.

È la sua prima esibizione in Ticino: cosa si aspetta da questo incontro con il pubblico di Ascona?

Ho sentito solo parlare benissimo di questo club e non vedo l’ora di suonarci per la prima volta. E sarà anche la mia prima volta ad Ascona.

Se dovesse convincere qualcuno che non conosce il jazz a venire al concerto di stasera, cosa gli direbbe?

Direi che ai miei concerti incontro spesso persone alla loro ‘prima volta con il jazz’, e quasi sempre adorano la serata. A volte, poi, questo accende la curiosità di esplorare ancora di più questo mondo musicale.