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15.11.2022 - 11:05
Aggiornamento: 15:12

Ottant’anni di Daniel Barenboim

Lo sguardo al futuro, contro le divisioni, per la pace, con l’occhio puntato ai giovani e ai bambini, convinto che la musica possa cambiarci (in meglio)

di Luciano Fioramonti, Ansa
ottant-anni-di-daniel-barenboim
Keystone
‘Guardando al passato e al futuro, non sono soltanto contento, sono profondamente soddisfatto’

La fama di pianista straordinario che lo ha accompagnato già da enfant prodige e la gloria che lo accomuna ai grandi direttori d’orchestra di sempre tratteggiano il profilo di un gigante. A rendere leggendario e moderno Daniel Barenboim, giunto al traguardo degli 80 anni, è lo sguardo rivolto al futuro, contro le divisioni, per la pace, con l’occhio puntato ai giovani e ai bambini, animato dalla certezza che la musica può cambiare la vita e i rapporti tra le persone. Proprio alla vigilia di questo suo compleanno speciale, però, il destino lo ha messo di fronte alla prova più dura. All’inizio dello scorso ottobre, Barenboim ha annunciato sui social "con un misto di fiducia e tristezza" di doversi fermare a causa di una malattia neurologica grave. "Le mie condizioni di salute sono peggiorate nei mesi scorsi. Devo concentrarmi sul mio benessere fisico. Ho trascorso tutta la mia vita immerso nella musica, e continuerò a farlo il più a lungo possibile, fino a quando la mia salute me lo consentirà. Guardando al passato e al futuro, non sono soltanto contento, sono profondamente soddisfatto".

Ebrei e arabi insieme

Le sue origini – nato il 15 novembre 1942 a Buenos Aires con nonni ebrei russi trasferitisi in Argentina all’inizio del secolo –, le esperienze che negli anni Cinquanta lo hanno portato a Vienna, Salisburgo e Roma per stabilirsi finalmente nel 1952 con i genitori nel giovane Stato di Israele, e infine il lungo capitolo berlinese lo hanno reso cittadino di più Paesi, anche palestinese, senza però vincoli di appartenenza a una sola patria, tanto aperto alle sfide e a superare le divisioni da fondare nel 1999 con lo scrittore palestinese Edward Said la West Eastern Divan Orchestra che mette insieme musicisti ebrei e arabi. Questo suo essere cosmopolita si scontrò nel 2015 con il ‘no’ del ministro della cultura iraniana di vederlo protagonista di un concerto con i Berliner. "Non abbiamo problemi con l’orchestra tedesca in Iran – disse il politico –, ma siamo contrari alla persona che la guida. Ha diverse nazionalità e una di queste è israeliana. Per ragioni di sicurezza e per prevenire problemi, l’abbiamo fermato".

Pagine pianistiche

Daniel Barenboim, grazie alla madre ma soprattutto al padre che lo istruì con i capolavori della letteratura pianistica, ha regalato pagine fondamentali con le interpretazioni di Chopin e di Beethoven in particolare, per la registrazione integrale delle Sonate e la direzione dei cinque Concerti per pianoforte e Orchestra con Artur Rubinstein. A 7 anni tenne il primo concerto pubblico, a 10 debuttò a Vienna e a Roma, a 11 fu presentato a Wilhelm Furtwaengler che di lui disse "è un fenomeno". Da direttore ha calcato i palcoscenici più importanti del mondo, a partire da Londra dove debuttò nel 1967. Dal 1981 al 1999 ha diretto al Festival wagneriano di Bayreuth, dal 1991 al 2006 la Chicago Symphony Orchestra, che nel 2006 lo ha nominato direttore onorario a vita, così come è avvenuto nel 2019 con i Berliner Philharmoniker per suggellare i 50 anni del suo primo podio con loro. In Italia ha diretto, tra l’altro, a Santa Cecilia – dove nel 2012 ha celebrato i 60 anni di carriera sedendosi al pianoforte diretto da Antonio Pappano, a lungo suo assistente – e alla Scala, dove è stato direttore musicale dal 2011 al 2015 e sempre nel 2012 ha diretto la Nona di Beethoven per Papa Ratzinger che al termine si è alzato in piedi per applaudirlo.

Pace

Barenboim si è sempre battuto per la pace, soprattutto in Medio Oriente, e non ha mai esitato a schierarsi. Nel luglio 2018 disse di vergognarsi di essere israeliano dopo l’approvazione da parte della Knesset della legge che qualificava Israele come "lo Stato nazionale del popolo ebraico" trasformando gli arabi in Israele – scrisse su un quotidiano – "in cittadini di seconda classe, una forma molto chiara di apartheid". Il grande maestro, che dal 1992 è direttore musicale della Staatsoper di Berlino, ha lanciato il suo invito alla condivisione anche in piena emergenza virus in occasione dell’ultimo concerto di Capodanno a Vienna con i Wiener Philharmoniker. "Vedere così tanti musicisti che suonano insieme come un’unica comunità con lo stesso sentimento ci fa capire che il Covid non è soltanto una catastrofe sanitaria ma anche umana, che ci allontana gli uni dagli altri. Tutti dovremmo prendere esempio da questa straordinaria orchestra e cercare di vivere insieme e uniti questa catastrofe".

Le nuove generazioni

L’orchestra West Eastern Divan per i giovani, un asilo musicale creato per i bambini a Berlino nel 2005 e una scuola nel 2021 per accompagnare i ragazzi fino alla maturità sono il segno di quanto Barenboim abbia sempre guardato alle nuove generazioni anche in risposta alla scarsa attenzione della classe politica per la cultura. Tra i tanti aneddoti che hanno colorato la sua lunga storia musicale, uno riporta lontano, al suo esame del corso di perfezionamento all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Dei dieci giurati della commissione soltanto uno votò contro. Anni dopo a Parigi il grande Arturo Benedetto Michelangeli gli confessò di essere il ‘colpevole’. Non aveva voluto colpire lui ma criticare il padre che aveva scelto di fargli suonare l’ultima Sonata di Beethoven. "Per quel pezzo, mi disse, c’è bisogno di una maturità che tu allora non potevi avere".

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