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13.10.2022 - 10:00
Aggiornamento: 14:35

Möbius, due giorni tra metaversi e intelligenza artificiale

Sono i temi al centro del Premio, il 14 e 15 ottobre all’Auditorium Usi di Lugano. A colloquio con Alessio Petralli, direttore della Fondazione Möbius

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www.moebiuslugano.ch
Parole come proiettili

"Discorsi d’odio (hate speech), notizie false (fake news), metaversi": con questo tema ritorna il Premio Möbius, arrivato alla ventiseiesima edizione, che si terrà venerdì 14 e sabato 15 all’Auditorium Usi di Lugano. Uno sguardo sul mondo digitale tra soluzioni innovative, la sfida del proliferare di fake news e discorsi d’odio e il "metaverso" sul quale in tanti puntano. Sono i temi che saranno al centro dei due giorni della 26esima edizione del Premio Möbius Lugano, all’Auditorio dell’Università della Svizzera italiana domani e sabato.

«Si comincia – ci ha spiegato il direttore della Fondazione Möbius Alessio Petralli – con le fake news, che aprono la manifestazione con il ritorno del MöbiusLab Giovani, dedicato quest’anno a un incontro tra gli studenti del Liceo di Lugano 1 e l’esperta di comunicazione, pubblicitaria e saggista Annamaria Testa in cui si analizzeranno le tante forme della disinformazione online». La giornata prosegue con l’odio in rete. «Si tratta di fenomeni che viaggiano spesso insieme e si alimentano a vicenda. Sono certamente entrambi vecchi come l’umanità, ma le nuove tecnologie danno anche ai messaggi più repellenti possibilità di diffondersi e moltiplicarsi che fanno impallidire i mass media novecenteschi. Nel corso della giornata ne discuteranno, oltre alla già citata Annamaria Testa, il direttore generale della Ssr Gilles Marchand, la linguista Lorenza Ambrisi, la filosofa del linguaggio Claudia Bianchi e il giurista e docente dell’Usi Bertil Cottier.

E poi, come accennato, il metaverso. «È uno spazio in cui stanno cercando di posizionarsi molti attori, cercano tutti una soluzione e di conseguenza tanti metaversi sono, proverbialmente, spuntati come funghi dopo la pioggia» ha spiegato Petralli. «La nostra domanda è semplice: perché? Senza dubbio la pandemia ha dimostrato che la rete di oggi offre molte opportunità ma soffre anche di chiari limiti; ad esempio spesso non è in grado di sostituire i contatti faccia a faccia in maniera soddisfacente. Ma sono anche cambiate le priorità per molte persone: pensiamo all’aumentata richiesta di possibilità di telelavoro. È comprensibile che si cerchino modi per rendere più naturale l’interazione online. Si sta tentando, in un certo senso, di portare a compimento quello che è iniziato nel 1991 con il World Wide Web. Ma è l’unica ragione? C’è una differenza fondamentale tra allora e oggi. Internet è nata in seno Cern, mentre oggi i veri sponsor del metaverso sono aziende come Meta di Mark Zuckerberg.»

E ovviamente i premi, da sempre al centro dell’attività della fondazione Möbius. Oltre a quello dedicato ai metaversi, ritornano il Grand Prix dedicato all’innovazione svizzera pensato quest’anno nell’ambito di "digitale ed energia" e il premio Möbius Giovani in cui competono video realizzati dagli studenti del corso di laurea in Comunicazione visiva della Supsi, per affrontare il tema "emergenza climatica e fake news".

E una novità: «Ci siamo lasciati l’anno scorso con l’annuncio di una nuova collaborazione con l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale Usi-Supsi che ci ha aiutato a organizzare un premio dedicato all’intelligenza artificiale. Per questa prima volta si rivolgerà all’"intelligenza artificiale al servizio della società" e sarà attribuito allo scrittore Paolo Giordano, che ha dedicato i proventi del suo libro ‘Nel Contagio’ (Einaudi, 2020) alla creazione di una borsa di studio per lo studio dell’intelligenza artificiale applicata all’epidemiologia. Avremo modo di parlare con lui della genesi e dell’evoluzione di questo progetto in collegamento sabato alle 12:30 e poi nuovamente in una conferenza dedicata al tema nei prossimi mesi». Perché istituire un premio? «Avere un premio specifico ci permette di mantenere aperto un canale per continuare a seguire attentamente un tema che, è oramai chiaro, costituisce uno dei perni attorno a cui gira questa fase della rivoluzione digitale».

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