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La recensione
24.05.2022 - 19:04

LuganoMusica, quando l’improvvisazione incontra Čajkovskij

Gabriela Montero e Mirga Gražinyté-Tyla, con gradite sorprese, per un finale di stagione che non è stato solo ‘il classico concerto’

di Matteo Soldati
luganomusica-quando-l-improvvisazione-incontra-ajkovskij
Fran Jansen
Mirga Gražinyté-Tyla

È un placido lunedì sera quello del 23 maggio al Lac di Lugano e la City of Birmingham Symphony Orchestra, capeggiata dalla direttrice lituana Mirga Gražinyté-Tyla e accompagnata dalla celebre pianista venezuelana Gabriela Montero, affronta la decima e ultima data dell’anno con questa formazione eseguendo il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore, op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la Sinfonia n. 3 in fa maggiore, op. 90 di Johannes Brahms.

Il programma lascia presagire una grande serata di musica classica tardo-romantica eseguita da alcuni dei più prestigiosi nomi dell’ambiente, e i riconoscimenti a loro associati lasciano ben poco spazio ai dubbi sulla qualità di quanto andrà in scena. Infatti, la carismatica Mirga Gražinyté-Tyla, nonostante la giovane età, dirige con sicurezza la City of Birmingham Symphony Orchestra già dal 2016, mentre la Montero ha ormai alle spalle una carriera professionistica quasi trentennale sorretta da prestigiosi premi internazionali e da una forte personalità che forgia il suo particolare stile musicale.

Alle 20.30 spaccate, le luci si abbassano e l’attenzione è subito rivolta verso la direttrice d’orchestra che dichiara sobriamente di voler cominciare la serata con quella da lei presentata come una ‘Ukrainian folk song’. Un incantevole fuori programma che ha visto Gražinyté-Tyla, nelle vesti di cantante solista, intonare la splendida melodia di questa canzone popolare, resa ancora più emozionante dalle armonizzazioni vocali dell’orchestra, tramutatasi in un coro per l’occasione, e dalle note suonate sulla tastiera da Gabriela Montero.

Terminato questo breve ma toccante brano, l’orchestra comincia subito con la magnificenza delle note di Čajkovskij e gestisce un’ottima dinamica e un perfetto dialogo tra le varie sezioni per tutta la durata del concerto: un’ordinata tempesta di elementi sonori che si protrae per oltre mezz’ora, e che sulla pelle passa come una decina di minuti. Ma è al termine del III e ultimo movimento del concerto del compositore russo, e degli applausi scroscianti del pubblico, che arriva il momento che si rivelerà come l’apice della serata per i presenti in sala. Assentatasi dal palco la direttrice, i riflettori sono tutti su Gabriela Montero, conosciuta anche per la consueta parentesi durante le sue esibizioni in cui instaura un dialogo col pubblico e domanda di cantare il tema musicale di una canzone famosa sul quale improvvisare un breve brano. La risposta, anche lunedì sera, non si è fatta certo attendere, ed ecco che un signore nelle prime file si alza e, dopo un breve scambio di battute in spagnolo con la pianista, le chiede, tra lo stupore e il divertimento della sala, d’improvvisare sulle note della famosa canzone popolare lombarda ‘O mia bela Madunina’, scritta da Giovanni D’Anzi nel 1934. Detto fatto. La pianista, dotata di un orecchio fenomenale, si fa ripetere nuovamente la melodia dal pubblico e comincia subito a improvvisare ‘in solitaria un brano di qualche minuto, dimostrando grandi doti e qualità per uno spettacolo non del tutto usuale al suo contesto ma che congeda per l’intervallo un pubblico certamente soddisfatto della prima parte della serata.

Rientrati in sala, l’orchestra si dispone con Mirga Gražinyté-Tyla al centro del palco, laddove prima c’era il pianoforte della Montero, congedatasi prima dell’intervallo davanti al pubblico in visibilio. Comincia quindi la Sinfonia n. 3 in fa maggiore di Brahms che si dimostra anch’essa molto ben performata, con momenti molto intensi, specialmente nell’ultimo movimento, che termina anch’esso poco prima di essere accolto da un ultimo lungo applauso che fa da colonna sonora ai saluti di rito.

La serata termina dunque in seguito alla presentazione delle varie sezioni strumentali dell’orchestra che, una a una, si alzano in piedi salutando il gremito pubblico, che ha vissuto un lunedì sera di ottima musica classica e non solo il cosiddetto ‘classico concerto’.

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