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09.12.2021 - 15:05
Aggiornamento: 17:56

Rsi: ‘Violazioni personalità, ma nessuna molestia sessuale’

Cinque i casi di violazione riscontrata, di gravità da lieve a media. Nulla di sistemico, a parte un intero settore in cui il clima di lavoro è ‘non sano’

rsi-violazioni-personalita-ma-nessuna-molestia-sessuale
I risultati (Keystone)

Novecento ore di lavoro per seicento pagine d’indagine, 39 casi segnalati di cui 18 divenuti inchieste. Risultato finale: cinque casi di violazione della personalità, di cui due casi relativi ad “azioni ostili”, 1 caso di messa in atto di licenziamento con modalità lesive della personalità, 1 caso di gestione lacunosa del conflitto e 1 caso di trasferimento di settore con modalità ritenute lesive della personalità “per il non aver tenuto conto dei problemi di conciliabilità famiglia-lavoro” (risalente a 15 anni fa circa). Nessun caso di mobbing o bossing, tanto meno di molestie sessuali. È la conclusione dell’inchiesta sulle presunte molestie alla Rsi, così come illustrata in conferenza stampa dal direttore della Rsi Mario Timbal, dall’avvocato Nora Jardini Croci Torti – al lavoro sulla gestione delle segnalazioni giunte al sito del Sindacato svizzero dei massmedia (Ssm) – e dall’avvocato Raffaella Martinelli Peter – coordinatrice del pool di quattro legali che ha condotto le inchieste.

I casi trattati, come riferisce Martinelli Peter, avevano a che fare principalmente con demansionamenti, ostacolo dell’avanzamento professionale e disparità di trattamento. Quanto alle cinque violazioni appurate, “si tratta di casi isolati, che non hanno connessione gli uni con gli altri”, ha concluso Martinelli Peter. Cinque casi all’interno dei quali “non abbiamo riscontato rilevanze sistemiche”, aggiunge l’avvocato, e la cui gravità va da lieve a media. Nessun licenziamento, dunque, ma “sanzioni eque e proporzionali da concordarsi con la sede centrale”, dice Timbal. Un rapporto specifico analizzerà un intero settore dell’azienda caratterizzato da particolari criticità, settore sulla cui identità vige il massimo riserbo da parte dell’azienda.

“Sono arrivato nel momento in cui la vicenda emergeva, ho letto di ‘paura diffusa di parlare’, di ’omertà’, di ‘cultura dello stupro’. Oggi non mettiamo parola fine a questa storia, ma si tratta di una tappa importante di un percorso”, dice Timbal. “Le vittime di lesioni non abbiano incertezze, la loro voce non viene ignorata, sapremo scusarci dove sbagliato e prenderci le nostre responsabilità”, conclude il direttore, ringraziando “chi ha avuto il coraggio di alzare la mano e segnalare il proprio disagio”.

‘Cultura aziendale in rapporto al rispetto delle persone’

Il Comitato del Consiglio regionale della Corsi (Ccr) dell’esito delle inchieste ricordando l’avere auspicato “l’avvio d’inchieste indipendenti volte ad appurare non soltanto i casi segnalati ma anche, più in generale, la cultura aziendale in rapporto al rispetto delle persone”, motivo per il quale oggi ritiene che “siano date le premesse per un’azione rigorosa e coerente volta a ristabilire un clima di fiducia fra l’azienda e i suoi collaboratori”. Affidando le sue parola a un comunicato, il Ccr – che intende seguire “con attenzione” l’applicazione delle indicazioni emerse dal complesso delle inchieste – assicura il proprio sostegno all’operato del direttore regionale Mario Timbal, “che dalla sua entrata in funzione ha dimostrato di operare con la necessaria fermezza”.

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