Young Boys
3
Lugano
1
2. tempo
(0-1)
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3
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2. tempo
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1 set
(4-2)
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3
Visp
2
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Salvatore Vitale, How to Secure a Country (2015 Archival pigment print 120 x 90 cm)
Culture
17.05.2021 - 12:370
Aggiornamento : 15:26

Salvatore Vitale è il Premio Bally 2020, in mostra al Masi

Ha vinto per l'aderenza della sua opera al tema ‘Sloganismo e sloganismi’. L'esposizione ‘Displaying Security’ è a Palazzo Reali, dal 6 giugno al 18 luglio 2021.

a cura de laRegione

Salvatore Vitale è il vincitore della tredicesima edizione del Premio Artista Bally dell’Anno 2020 e per l'occasione la Fondazione Bally e il Museo d’arte della Svizzera italiana gli dedicano la mostra ‘Displaying Security’ allestita negli spazi di Palazzo Reali, dal 6 giugno al 18 luglio 2021. Vitale ha vinto "per la significativa aderenza della sua opera a ‘Sloganismo e sloganismi’”, tema dell'anno, un invito a elaborare linguaggi immediati in grado di porre in relazione forma, immagine e contenuto generando un’interazione capace di catturare lo sguardo e stimolare il pensiero.

Nella ‘Sala Mattoni’ al piano terra di Palazzo Reali è presente una selezione d'immagini fotografiche del progetto ‘How to Secure a Country’, una ricerca visiva pluriennale di Vitale, attraverso la quale l’artista indaga i meccanismi alla base del sistema di sicurezza nazionale svizzero, dall’esercito ai centri di meteorologia fino ai laboratori di robotica, che spesso rimangono del tutto invisibili. Quando nel 2014 i cittadini svizzeri hanno votato a favore di un’iniziativa popolare federale “contro l’immigrazione di massa”, Salvatore Vitale, un immigrato residente da molti anni in Svizzera, ha avvertito la necessità di svolgere una ricerca su questo fenomeno e sul desiderio di sicurezza come elemento culturale svizzero, visitando i centri d'istruzione militare, gli uffici doganali e ogni altro ambiente difficilmente valicabile se non tramite permessi di accesso dalla lunga gestazione. Secondo l’artista, è grazie alla grande efficienza svizzera che è stato possibile instaurare dei rapporti di fiducia ed entrare, anche parzialmente e in modo controllato, nelle maglie del suo sistema di sicurezza per realizzare un progetto artistico, per lo più fotografico, dallo sguardo neutrale e sempre con intento documentario, comunque foriero di una sensazione d’inquietudine che sollecita nello spettatore una riflessione sull’argomento.

 

 

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