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'Und Morgen Die Ganze Welt' di Julia von Heinz (© Seven Elephants, Oliver Wolff)
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10.09.2020 - 20:02
di Ugo Brusaporco

Politica e società fanno fremere Venezia

L'emergere della destra estrema nel film di Julia von Heinz. I soldi nelle mani di pochi in quello di Michel Franco. Fuori concorso, un viaggio nella vita.

In un clima di smobilitazione, la Mostra del Cinema di Venezia affida ai film il suo essere interessante. Nulla possono le patetiche starlette vestite di pochi stracci senza originalità parcheggiate nelle ore di punta davanti all’Excelsior, né i tanti uomini d’affari del cinema italiano che qui vengono a cercare contatti. Qui dove non c’è il mercato. Così l’unico divertimento è andare al cinema, nella speranza di trovare qualche buon film. In concorso sono passati due film politici molto diversi, 'Und Morgen Die Ganze Welt' (E domani un altro mondo) di Julia von Heinz e 'Nuevo Orden' di Michel Franco. Il primo è uno sguardo drammatico sulla situazione giovanile politicizzata della Germania di oggi, stretta tra l’emergere di una destra estrema, caratterizzata dal desiderio di potere e la ricerca di un consenso che fa leva su di una guerriglia razzista e populista contro i migranti. Un neonazismo ben visto anche dalle forze dell’ordine che invece mal sopportano gli scoordinati gruppetti di sinistra incapaci di uscire da una visione schematicamente sessantottina della vita e dell’agire. E non è un bell’effetto scoprire la fissità negli stereotipi di mezzo secolo fa. A Julia von Heinz manca la capacità di approfondire i pensieri; tutto è azione come in un film tv, così ci accontentiamo d'inseguire la trasformazione di una giovane studentessa universitaria di buona famiglia in una guerrigliera metropolitana pronta a sparare col suo fucile per uccidere. Lei, Luisa, è spinta dall’amore verso Alfa, uno dei capi più violenti di un gruppo, antifascista, presto condividendone anche le scelte più estreme. Con loro un altro ragazzo, amico di lui e innamorato di lei. Succede che i due si trovano braccati dalla polizia dopo un paio di azioni dimostrative contro i neonazisti, rifugiati presso un anziano combattente della lotta armata anticapitalista. E sarà questo a insegnare loro il senso del vivere contro l’opprimente fascismo quotidiano. Peccato: lo stile è da poliziesco per il pomeriggio feriale. Il film è comunque il primo ad affrontare un tema così politico, così reale, sulle conseguenze della crescita dei partiti neonazisti e la naturale risposta di altre forze di questo non inedito conflitto civile.

Un mondo di ricchi

Di questo argomenta con più decisa forza 'Nuevo Orden' di Michel Franco, una dramma politico che si basa sulla cristallizzazione del potere economico finanziario nelle mani di pochi e la disperazione di chi non ha i sodi per vivere. Il regista messicano ci regala un incubo perfetto, un mondo di ricchi che non si cura di chi lavora, una cruenta rivoluzione dal basso che viene fermata dal potere militare che instaura il terrore. Non risparmia carichi di morti e torture, eppure il giudizio del regista è chiaro: i colpevoli sono i ricchi che hanno voluto essere ricchissimi, cancellando alla fine, insieme ai diritti degli altri, i propri. Si resta stupiti dai colori, prima dall’opulenza, poi dalla violenza: il mondo di Franco è una tavolozza colma di emozioni forti. Cinema, quello caro a Georges Méliès.

'Quanti egoisti esistono'

Fuori concorso, su altri temi, ci porta l’atteso 'Nowhere Special' di Uberto Pasolini, un film sulla vita che muore e quella che cresce, su un palloncino rosso che scappa in cielo e su una candelina di compleanno che non sarà più accesa. Un film su John, lavavetri 35enne, e su Michael che è suo figlio e di anni ne ha quattro. Un film sulle persone e quello che pensano dei bambini. John che sta morendo di cancro, deve trovare una famiglia perché cresca bene suo figlio. Non lo ha fatto la madre del bambino, che glielo aveva lasciato neonato per ritornare per sempre a casa sua in Russia, così lontana dall’Irlanda, dove si svolge la storia. E John sa quanto sia importante crescere felici, lui che era stato in un orfanatrofio per anni. "Che egoisti che esistono", pensava John, visitando le famiglie che erano in lista per adottare il bambino: chi lo vuole per prendere i soldi dell’affido, chi perché aveva paura del parto, chi perché altrimenti la figlia unica voleva un cane e loro non lo sopportano, chi "ne abbiamo tanti e uno in più non cambia la vita". John incontra anche una giovane donna che vive sola e ha voglia di condividere la sua vita con un bambino e giocare con lui. John parla con Michael e il bambino comprende che il padre non vuole affidarlo ma che non vuole sia solo, troppo solo quando il cancro vincerà la sua partita. È un viaggio questo film, un viaggio nella vita, nei sentimenti di noi tutti, nel nostro sentirci eterni anche davanti al morire.

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