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Dalla locandina di "Blue Movie" di Andy Warhol
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03.10.2020 - 15:000
Aggiornamento : 06.10.2020 - 09:52

Cinema porno: una vita per lo schermo

Breve ma esaustiva storia irragionata della cinematografia a luci rosse. Dedicato a chi preferisce superare i soliti (e scontati) luoghi comuni.

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Premessa all'articolo e nota per l’ufficio risorse umane di questo giornale 
Dalla cronologia si evince chiaramente che durante l’orario di lavoro ho fatto delle ricerche in internet. Vorrei fosse chiaro che era solo per scrivere questo contributo.

PRIMA PUNTATA (PROBABILMENTE L'ULTIMA): LA GOLDEN AGE

Il cinema porno si distingue dal cinema tradizionale perché gli attori recitano senza vestiti. Anche nel teatro d’avanguardia, direte voi, gli attori recitano senza vestiti, a volte. Anche nei film di Lars Von Trier, se è per questo. L’osservazione è pertinente, ma nel cinema porno gli attori sono proprio svestiti svestiti e la telecamera indugia sulle loro nudità con intenti quasi documentaristici. Cosa che invece non accade nel cinema tradizionale, a parte alcuni primi piani di David Cronenberg e a parte Viaggio allucinante di Richard Fleischer, film nel quale le telecamere entrano addirittura all’interno del corpo umano. In Viaggio allucinante, infatti, succede che lo scienziato Jan Benes scopre come miniaturizzare persone e cose per 60 minuti al massimo; poi scopre anche come andare oltre i 60 minuti, ma proprio mentre lo sta spiegando ai colleghi, un embolo gli scoppia in testa e lo manda in coma; i colleghi, sfruttando la sua scoperta, si fanno miniaturizzare e gli entrano dall’arteria carotide viaggiando fino alla valvola cardiaca in cerca dell’embolo; devono farsi dire come restare piccoli oltre i 60 minuti prima che lo scoprano i russi, ma soprattutto devono uscire dal corpo del collega prima che gli esplodano nel cuore (e non è sentimentalismo). Viaggio allucinante, era il 1966, non è un film porno ma un film di fantascienza. Mentre Gola profonda, per esempio, è un film porno. Eppure, la sceneggiatura di Gola profonda – 1972, storia di una giovane che scopre di avere il centro del piacere dalle parti dell’epiglottide – dimostra come spesso quello tra pornografia e fantascienza sia un confine molto labile.

Mi manda Peraino

Tra i luoghi comuni più frequenti legati ai film porno c’è quello che gli attori e le attrici farebbero finta di divertirsi, tesi fatta propria dai genitori degli anni Novanta per spiegare ai figli che quello che succede nei filmetti non è vero amore. Ma c’è anche la teoria secondo la quale l’intera industria cinematografica hollywoodiana si reggerebbe su quella del porno. E quindi viene da pensare che quella del porno sia un’industria florida (anche al di fuori della Florida), composta da irreprensibili visionari e strateghi della finanza. E invece la storia del porno si deve a galeotti, ex galeotti e alla mafia, che è un po’ come il prezzemolo. Si deve qui nominare nuovamente Gola profonda in quanto film simbolo della Golden Age (età d’oro) del porno o ‘porno chic’, quando il genere si professava d’autore e necessitava di tutto quel che servì a Victor Fleming per girare Via col vento, dal regista alle luci, dal microfonista al trucco e parrucco. Tornando alla mafia, Gola profonda fu prodotto da Louis Peraino coi soldi del padre Anthony, entrambi appartenenti alla famiglia Colombo, tra le cinque più potenti famiglie mafiose di New York. 
A film concluso, costato meno di 25mila dollari, il regista Gerard (Gerardo Rocco) Damiano deteneva un terzo dei diritti: quando Gola profonda cominciò a sbancare al botteghino, Damiano venne liquidato con una misera somma per farsi da parte, offerta che il regista sentì di non poter rifiutare (presumibilmente per evitare di essere liquidato nell’acido). Si dovrà allo stesso Peraino, coi milioni di dollari incassati dal film – 600 per alcuni, tra i 30 e i 50 per altri – un altro successo milionario, Non aprite quella porta (“The Texas Chain Saw Massacre”, 1974), altra pietra miliare, ma dell’horror.

Tutta colpa di Andy Warhol

“Ma chi se ne frega dei dialoghi” è frase che pronunciata nell’epoca d’oro del porno avrebbe potuto crearvi dei nemici. Perché a quel tempo l’elemento recitativo pretendeva una sua ragion d’essere e così la sceneggiatura. L’alto livello di recitazione e “l’esistenzialismo sartriano” (cit. mymovies.it) furono la forza di The Devil in Miss Jones, opera del 1973 che riprende nel titolo The Devil and Miss Jones, commedia sentimentale del 1941 che nulla ha a che vedere con la donna condannata all’autoerotismo diretta dallo stesso Damiano, campione d’incassi poco sotto James Bond e Paper Moon’. Per completezza d’informazione, l’età d’oro del porno è collocata tra il 1969 e il 1984. Ovvero tra Blue Movie di Andy Warhol – Sinossi: un uomo e una donna vengono ripresi nel quotidiano della loro casa di New York. Si fanno la doccia, mangiano, fanno all’amore e discutono sulla guerra in Vietnam – e l’arrivo dei videoregistratori, che a metà anni Ottanta provocano un crollo della qualità simile a quanto succederà alla musica leggera il giorno in cui arriverà il reggaeton. Un altro dei film con i quali è identificata l’epoca d’oro del cinema porno s’intitola Debbie does Dallas ("Giochi maliziosi" in italiano), anche se l’opera di Jim Clark è accompagnata da un’incongruenza di fondo: la storia non è ambientata a Dallas e Debbie non ha alcun rapporto d’amicizia, nemmeno superficiale, con persone di Dallas. 


La star del porno John Holmes, 1944-1988

Una vita per la moto

La storia del cinema porno così come giunta ai nostri occhi (più che alle nostre orecchie, anche se l’elemento audio ha la sua importanza) ha nell’attore John Curtis Estes in arte John Holmes (1944-1988) la sua figura più rappresentativa. Figlio di un ferroviere dell’Ohio e di una casalinga battista, al giovane Holmes – che non è il giovane Holden ma soffre dello stesso male di vivere – viene consigliato di darsi alla pornografia da un misterioso uomo in un bagno di Gardena, California. All’apice del successo come attore, Holmes sarà anche amico di narcotrafficanti, tossicodipendente, spacciatore, prostituto, magnaccio, frodatore (con carte di credito rubate), ladro (poca roba) e forse assassino (le sue impronte verranno ritrovate sulla scena dei cosiddetti ‘Omicidi di Wonderland Avenue’. Ma verrà assolto come O.J. Simpson).
Protagonista di una ricca filmografia, dal lontano 1989 John Holmes è vittima di una fake news alimentata dagli Elio e le Storie Tese, che alludono a una presunta passione di Holmes per le moto, non corrispondente a verità: “All’epoca – racconta sul web il fondatore Elio – non c’erano i social, per cui noi sapevamo solo vagamente dell’esistenza di un attore che si chiamava così grazie a Rocco Tanica, che possedeva una collezione di film di un certo tipo. Abbiamo pensato di fare una cosa che nessuno aveva mai fatto, una canzone su di un pornoattore. Ma senza social ci siamo chiesti come fare per sapere cosa facesse questo John Holmes fuori dal set. Così ce lo siamo inventato”. John Holmes, col nome cambiato in Dirk Diggler e interpretato da Mark Wahlberg, ha ispirato il film di genere drammatico Boogie Nights - L’altra Hollywood (1997), tre nomination all’Oscar per (nell’ordine) la sceneggiatura originale di Paul Thomas Anderson (anche regista), l’attore non protagonista Burt Reynolds e l’attrice non protagonista Julianne Moore, più una lista infinita di riconoscimenti al film pienamente giustificati dal suo catturare con accuratezza e senza sconti la fine della Golden Age. Il cast, con gli occhi di oggi ancor più stellare, include anche il defunto Philip Seymour Hoffman, William H. Macy, Heather Graham, Don Cheadle e Alfred Molina. 

Il Weinstein del porno

Con la condotta irreprensibile che lo ha sempre contraddistinto in vita, Holmes ha continuato a lavorare come se niente fosse anche una volta contagiato dal virus dell’Hiv, tacendo la sua condizione e attirandosi gli strali dei colleghi. Non ultimi quelli di Ron Jeremy, attore grazie al quale facciamo un salto in avanti di 36 anni, dalla Golden Age fino ai giorni nostri (tanto in 36 anni i copioni non sono cambiati di molto). Esponente della corrente ebraico-newyorchese dell’hard, nipote di un gangster, soprannominato ‘Porcupine’ (porcospino) in quanto per sua stessa ammissione “basso, grasso e peloso”, Ron Jeremy ha poco da fare le pulci a Holmes: ribattezzato ‘il Weinstein del porno’ , evidentemente non sazio degli oltre duemila film girati in carriera – un po’ come i parlamentari italiani che hanno chiesto il bonus di 600 euro – il Porcospino avrebbe portato a termine centinaia di aggressioni sessuali per le quali oggi rischia novant’anni di prigione.
Una considerazione conclusiva: se le leggi sulla pornografia fossero ancora quelle della Golden Age, quando gli attori finivano spesso dietro le sbarre, forse Sylvester Stallone non avrebbe fatto Rocky, Il Trono di Spade non avrebbe avuto Shae e Cicciolina non avrebbe fondato il Partito dell’Amore. Ma il Partito dell’Amore è l’ultimo dei problemi.

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