Musica
Voci e not(t)e: The Vad Vuc ballano a Chiasso
'Valisa da sass', nuovo singolo (danzato) che apre all'album registrato in modalità Covid, a settembre. Stasera alle 21.30 all'open air del Cinema Teatro
Il ballo del Vad Vuc (YouTube, 'Valisa da sass')
20 giugno 2020
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Prima di parlare di qualsiasi altra cosa: il balletto. Confrontati con l’idea che qualcuno che riempia una valigia di sassi meditando di buttarsi giù da un ponte per amore o altro dolore non sia esattamente il ritratto della felicità, ma fermi sul fatto che la band debba anche cantare cose «di altri colori» – lo dice il Mago, Fabio Martino – The Vad Vuc che ballano è uno spettacolo a sé. Accade nel video del nuovo singolo ‘Valisa da sass’, appunto, registrato in modalità ‘ognuno a casa sua’ nei giorni dell’isolamento in cui sono nate anche l’allegra cover ‘Holloway Boulevard’ e il meno allegro (ma non per questo meno bello) inedito ‘Kursk’, singolo sul  sottomarino russo affondato con tutto l’equipaggio nel 1995. Chi in giardino (Cerno), chi in mansarda (Martino) e chi indistintamente dalla cucina al bagno alla camera da letto, The Vad Vuc fanno «la citazione della citazione», racconta il Mago. «Citiamo Michael J.Fox che cita Michael Jackson, mossetta rubata dal balletto di ‘Thriller’ e trasportata alle palesi incapacità dei fisici poco aggraziati dei Vad Vuc e alla loro totale incapacità di danzare».

Espletato il capitolo ‘dance’, l’attualità. Questa sera alle 21.30 a Chiasso, per la rassegna estiva Voci e Not(t)e del Cinema Teatro, The Vad Vuc tornano dal vivo dopo lo stop imposto. «Per evitare di farci trovare in sala prove dalla polizia, abbiamo atteso il termine dei divieti d’assembramento per tornare a provare». Tutto il nuovo di The Vad Vuc è nato da casa, e quindi, «quando ci siamo ritrovati per la prima volta, ci siamo accorti che i pezzi stavano in piedi da soli». Un passo indietro. «Questo brutto momento – racconta Martino – ci ha permesso comunque di dedicarci al gruppo, che storicamente impiega quattro anni per fare un disco, il tempo che serve a buona parte del nocciolo del gruppo, che ha un altro lavoro». Il tempo per scrivere le canzoni, per arrangiarle nell’incontro settimanale, «con i ritmi un po’ ‘freak’ di amici che si vogliono bene e ai quali piace non solo suonare al meglio, ma anche divertirsi. Talvolta perdendosi piacevolmente per strada». Quando il Covid è arrivato, niente più vent’anni da festeggiare al Teatro Sociale, niente più Festate, Castle On Air, Sun Valley Festival. E nuovo album per il Ventennale fermo. «La cartella ‘Disco 2020’ che sul mio computer era già diventata ‘Disco 2021’, e il virus che ha preso Cerno. E noi che tre giorni prima del suo tampone positivo eravamo con lui in sala prove».

L’uscita del leader dalla quarantena ha riacceso l’interruttore, aprendo alla tecnica dell’home recording più home che ci sia: «Cerno registrava una traccia da casa sua coi suoni finti e la spediva agli altri che, telefonino in cuffia, registravano le rispettive parti, chi con un altro telefonino, chi come me con le attrezzature del mio studio». Il metronomo a far andare a tempo l’uno con l’altro e poi tasto ‘invio’ per spedire le tracce al Mago, che ha fatto il mix e tutto il resto. «Abbiamo scelto di usare dei semplici microfoni SM58 per avere un suono low file, per uniformare le qualità audio di tutti. Vuoi un po’ di fortuna, vuoi un po’ di esperienza, credo sia uscita una cosa fresca, nuova. Tenendo conto che per il 70%, la fonte sonora è quella dei telefonini». Capèll (chapeau).

«Il bello di avere lavorato così ci ha aiutato a tirare fuori un suono che altrimenti non sarebbe mai nato» conclude il fisarmonicista. «Ti confronti con canzoni senza la struttura che hai sempre usato per fare i dischi, con l’obbligo d’inventarti delle cose». E ti ingegni: il batterista confinato in Valtellina senza batteria «che ha suonato dalla grattugia del formaggiio ai tubi dell’acqua ai cucchiai al martello con l’incudine», il bassista senza basso «che ha suonato il banjo» e che il basso l’ha fatto suonare al tastierista «perché ne aveva uno in casa». E una batteria, suonata dal bassista, in modalità multitraccia: «Una take col rullante, una con il tom, immaginandosi la costruzione dell’insieme». Cosa un po’ tecnica, ma il succo è «Ci siamo scambiati gli strumenti, una peculiarità di questo disco». Così adesso la cartella ‘Disco 2021’ è già stata rinominata in ‘Disco 2020’, in uscita a settembre e aperto da un singolo sulla coppia Bud Spencer-Terence Hill. Quanto basta per creare attesa…

 

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