Ticino

Caso Hospita, niente combine. È tutto a posto o quasi

Usciti i contenuti salienti del rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta. Ha ancora senso la conferenza stampa dell’11 novembre?

Caso Hospita, niente combine. È tutto a posto o quasi
(Ti-Press)
30 ottobre 2026
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Caso Hospita, tutto a posto o quasi. Sembra non emergere nulla di sconvolgente dalle trecento pagine del rapporto (frutto di ventisette riunioni durante le quali sono state interrogate dodici persone e consultati centinaia di atti giudiziari) della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dalla liberale radicale Natalia Ferrara, i cui contenuti sono stati anticipati questa sera da Ticinonews. E a questo punto ci si chiede che senso abbia la conferenza stampa dell’11 novembre, indetta e annunciata in pompa magna dalla Cpi, sul documento tanto segreto. Che poi tanto segreto non è. Vabbè.

La Cpi è stata istituita nel gennaio di quest’anno dal Gran Consiglio in seguito all’interrogazione – oltre sessanta domande – depositata e presentata nel giugno 2025 dai deputati dell’Mps Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, dal titolo: ‘Sabrina Aldi, Cristina Maderni, Alvaro Camponovo, Eolo Alberti, Claudio Camponovo, Norman Gobbi, Claudio Zali: tanti soldi, sponsorizzazioni, politica e magistratura e…tanto altro’. Ebbene, anzitutto la Commissione parlamentare d’inchiesta non riscontra alcuna combine. Quella ipotizzata da politica, da (certa) stampa (e nel settembre 2024 anche dall’allora coordinatore della Lega Norman Gobbi), che prevedeva come noto la nomina dell’ex deputato leghista Eolo Alberti nel Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), l’assunzione dell’allora granconsigliera leghista Sabrina Aldi come direttrice di Hospita e l’elezione di Alvaro Camponovo in Procura. Camponovo figlio di Claudio, direttore sanitario di Hospita, società attiva nel campo sanitario fondata insieme ad Alberti.

Nessuno sconto ad Alberti

La Cpi, stando sempre alle anticipazioni di Ticinonews, non fa sconti ad Alberti, che dovrà rispondere penalmente di reati finanziari legati al caso: è infatti il già granconsigliere della Lega a uscirne peggio, per i diversi comportamenti tenuti. Più clemente il giudizio su Aldi: pur con alcune critiche puntuali al suo ruolo di parlamentare e di membro della commissione ‘Giustizia e diritti’ del Gran Consiglio, la Cpi ne ridimensiona le responsabilità. Come detto, ad Alberti e Aldi veniva contestata soprattutto la presunta combine. Secondo la Cpi, però, questa combine non c’è stata.

Dure, invece, le critiche della Commissione sulla nomina di Alberti nel Cda dell’Eoc. Nel mirino, in primo luogo, il Consiglio di Stato, che lo ha proposto, e la maggioranza del Gran Consiglio, che lo ha votato. Secondo la Cpi sono mancate le verifiche necessarie sul candidato, nonostante fossero emerse delle zone d’ombra. Lo stesso Eoc aveva svolto una valutazione interna che segnalava criticità legate a potenziali e indiretti conflitti d’interesse, e ne raccomandava la non nomina. Nel Cda dell’Ente siede, non va dimenticato, anche il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, che aveva portato il parere all’attenzione del governo. Anche il Dss aveva infatti prospettato un giudizio negativo, ancora più severo, e proposto un altro candidato. A pesare sono però stati due elementi: l’uscita di Alberti da Hospita, che aveva fatto venir meno i presupposti del conflitto d’interesse, e il via libera dei servizi giuridici del Cantone. Ciononostante, per la Cpi i ministri sono rimasti indifferenti a quanto emergeva, lasciando prevalere la logica partitica. La Commissione precisa peraltro di non muovere alcun rimprovero personale, su questo punto, a De Rosa, Norman Gobbi e Claudio Zali.

L’indagine leghista segreta, riservata, privata

Un altro capitolo riguarda il noto rapporto segreto commissionato dai vertici della Lega, allora guidati da Gobbi, per fare luce su quanto stava accadendo in Hospita e sul conseguente scontro tra Aldi e Alberti, esploso dopo che Aldi aveva riscontrato problemi nei conti della società. L’incarico era stato affidato all’avvocato ed ex deputato leghista Enea Petrini. Incarico che, per la Cpi, Petrini non avrebbe dovuto accettare. Il legale ha ammesso i legami professionali con Alberti, negando però di esserne l’avvocato di riferimento e di avere con lui un rapporto di amicizia. Gli viene rimproverata una condotta professionalmente discutibile, ma tenuta in buonafede. La Commissione accerta invece che il ruolo di Petrini nel Cda di BancaStato, banca di cui Hospita era cliente, non ha interferito con l’attività dell’istituto. Una conclusione a cui era giunta anche la stessa BancaStato, dopo verifiche interne.

Il ruolo di Alessandro Mazzoleni

Le critiche più severe a un politico in attività sono riservate dalla Cpi al vicecoordinatore della Lega Alessandro Mazzoleni, incaricato dall’allora coordinatore Gobbi di seguire l’iter del rapporto. Dagli scambi di comunicazione emerge un rapporto di amicizia tra Mazzoleni e la famiglia Alberti. Secondo la Commissione, una volta preso atto del rapporto, Mazzoleni si sarebbe avvicinato al limite della violazione dell’obbligo di segnalazione che vale per i deputati a conoscenza di reati. Un limite che, anche per la Cpi, non è stato però oltrepassato. Nel frattempo Mazzoleni si è già dimesso dalla commissione ‘Giustizia e diritti’, per motivi strettamente personali.

Quanto a Gobbi, al ministro leghista la Cpi contesta soprattutto di aver cumulato, all’epoca del rapporto segreto, la carica di Consigliere di Stato e quella di coordinatore ad interim del partito. Nulla di illegale, certo, ma lo stesso Gobbi ha già riconosciuto in pubblico che sul piano politico non fu una scelta opportuna. A giudizio della Commissione, di fronte agli esiti del rapporto avrebbe dovuto dare la precedenza al mandato di governo rispetto alla guida della Lega. Il confronto e le valutazioni sul caso si sono però fermati con l’arresto di Alberti. Una nota specifica: le sale riunioni del Dipartimento non sono il luogo adatto per parlare di nomine di partito.

L’attuale coordinatore leghista Daniele Piccaluga, all’epoca vicecoordinatore, esce dal quadro della Cpi come una figura marginale: un po’ ingenuo, un po’ inconsapevole, in parte estraneo alle dinamiche, pur avendo dato il proprio avallo all’idea del rapporto. Non solo. Secondo una perizia esterna commissionata dalla Cpi, svolgere delle verifiche non era di per sé sbagliato. A essere errate sono state le modalità, dato che non sono state informate tutte le persone coinvolte, a cominciare da Aldi e dal dottor Camponovo, che con la Lega non ha nulla a che fare.

Le critiche non risparmiano nemmeno l’Mps, il partito da cui, di fatto, la stessa Commissione è nata a seguito di un’interrogazione. Ai due deputati del Movimento per il socialismo Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini viene rimproverato di aver in parte strumentalizzato il caso per colpire degli avversari politici. Annotazioni arrivano anche a una parte della stampa, per alcune delle ricostruzioni proposte.

Infine, nessuna osservazione per la granconsigliera del Plr Cristina Maderni, coinvolta nella vicenda per aver svolto la propria professione di fiduciaria in uno dei passaggi dell’intricata storia.

Al momento bocche cucite da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta. Non parla Ferrara e non parla il vice Andrea Giudici (Udc). Appuntamento alla conferenza stampa dell’11 novembre. Forse.

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