Ticino

Blocco dei ristorni, l’applauso della Lega e le critiche dell’Udc

A destra è già derby dopo l’annuncio del governo. Il Movimento: ‘Giusto passo, Berna si dia una mossa’. I democentristi: ‘Così si difendono i frontalieri’

Botta e risposta
(Ti-Press)
30 giugno 2026
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C’è chi applaude e c’è chi, invece, avanza le sue critiche. Nella destra ticinese – gli ‘ex cugini’ che alle prossime elezioni cantonali correranno divisi – sono decisamente contrastanti le reazioni alla decisione del Consiglio di Stato di bloccare (cautelativamente) i ristorni alla Lombardia. Da un lato la Lega parla di “un giusto passo”, dall’altro l’Unione democratica di centro sostiene che si tratti “di una battaglia sbagliata”. Insomma, si è già entrati nel gioco delle contrapposizioni.

“La decisione del governo cantonale – scrive la Lega in un comunicato firmato dal suo coordinatore Daniele Piccaluga – riconosce finalmente una realtà evidente: l’Italia ha introdotto disposizioni fiscali, presentate come ‘tassa sulla salute’, che sono incompatibili con lo spirito e con la lettera dell’accordo fiscale sui frontalieri. Se Roma decide unilateralmente di tassare ulteriormente i frontalieri, viene meno uno dei presupposti fondamentali sui quali si fondano i ristorni. Per questo motivo il congelamento parziale rappresenta un segnale politico necessario”. E il dito viene puntato subito verso Berna: “Le maggiori responsabilità ricadono però sul Consiglio federale e, in particolare, sulla responsabile del Dipartimento federale delle finanze Karin Keller-Sutter. Ancora una volta Berna ha scelto la linea della remissività nei confronti dell’Italia, evitando di difendere con la necessaria fermezza gli interessi svizzeri e ticinesi. Da troppo tempo il Consiglio federale subisce ogni iniziativa proveniente da Roma, limitandosi ad appellarsi al dialogo anche quando è l’altra parte a violare gli accordi sottoscritti. Questo atteggiamento arrendevole non rafforza la credibilità della Svizzera, ma trasmette il messaggio che il nostro Paese sia disposto ad accettare qualsiasi imposizione pur di evitare uno scontro diplomatico”.

L’Udc mette invece l’accento su un altro aspetto: questa tassa colpisce i frontalieri e rende meno attrattivo il mercato del lavoro ticinese per chi vive in Italia. “È un abbaglio strategico clamoroso. La tassa italiana sulla salute colpirebbe esclusivamente i vecchi frontalieri, aumentando il loro carico finanziario e riducendo la loro possibilità di accettare salari inferiori rispetto ai residenti. Per chi vive, lavora e paga le imposte in Ticino, questo potrebbe rappresentare un riequilibrio. Ma il Governo, che preferisce i titoli di giornale alla serietà istituzionale, lo combatte come se fosse una minaccia”. Critiche alla scelta politica, ma dubbi pure sulla legittimità giuridica. “Per Berna – scrive l’Udc – questa è una tassa italiana. Tocca quindi alle autorità italiane decidere se applicarla o no. Non è bloccando i ristorni che il Ticino può decidere al posto dell’Italia. Anche per questo usare i ristorni come arma di pressione è giuridicamente fragile e politicamente sbagliato”.

Ad accogliere positivamente la decisione del Consiglio di Stato è il Plr che in una nota parla di “una scelta seria e attentamente ponderata, fondata su solide basi giuridiche e coerente con quanto il Plr sostiene da tempo”. In particolare, viene ricordato nel comunicato, con una mozione interpartitica presentata dal presidente cantonale Alessandro Speziali e sostenuta da Centro, Lega e Udc, nelle scorse settimane il Plr aveva chiesto al governo di predisporre il blocco totale o parziale dei ristorni quale misura di tutela degli interessi ticinesi.

Storni (Deputazione): ‘Una decisione eccessiva’

È netto il presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali Bruno Storni: «Questa decisione è una mossa eccessiva in un momento in cui, tra l’altro, la Confederazione aveva aperto una trattativa con l’Italia sulle questioni fiscali con tanto di incontro ministeriale, quello avvenuto oggi a Roma per capirci. Come Deputazione l’auspicio è sempre stato che si evitasse uno strappo istituzionale e che si continuasse anzi sulla strada delle trattative diplomatiche». Nelle scorse settimane la Deputazione ha incontrato sia il Consiglio federale sia il Consiglio di Stato. «Il nostro compito – chiarisce però Storni – è di portare a casa da Berna dei risultati per il Ticino attraverso i lavori parlamentari. In fin dei conti non abbiamo voce in capitolo, è il Consiglio di Stato a decidere». Una decisione, teme quindi il consigliere nazionale, che non facilita il lavoro dei deputati ticinesi eletti alle Camere: «A Berna – osserva – siamo un Cantone su ventisei, quando si entra in dinamiche così conflittuali diventa difficile ottenere qualcosa dalla Confederazione. Ed è per questo che noi abbiamo in fondo subito sconsigliato questa misura». Va poi specificato, dice Storni, che «la ‘tassa sulla salute’ non è ancora in vigore e, se e quando lo sarà, bisognerà aspettarsi dei ricorsi da parte dei sindacati italiani. Con il blocco dei ristorni, secondo il Consiglio federale, si avrebbe poi una violazione dell’accordo sui frontalieri». Insomma, «come Deputazione – sottolinea – esortiamo il Consiglio di Stato a discutere e chiarire la questione con la Confederazione, la Regione Lombardia e soprattutto il ministro italiano dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti».

Alfieri (Pd): ‘Giorgetti e Fontana ritirino subito il balzello. Comuni di frontiera beffati’

E intanto anche in Italia non si sono fatte attendere le prime reazioni all’annuncio del governo ticinese. In particolare, il senatore varesino Alessandro Alfieri, capogruppo del Partito democratico in commissione ‘Esteri e difesa’ a Palazzo Madama, chiede che il ministro Giorgetti e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ritirino subito la ‘tassa sulla salute’. “Purtroppo, spiace dirlo, ma avevamo ragione noi”, commenta Alfieri. E spiega: “Più volte abbiamo detto al governo di centrodestra che la ‘tassa sulla salute’ sui lavoratori frontalieri era un errore, che rappresentava profili di incostituzionalità ed era contro la normativa prevista sull’accordo sulla nuova fiscalità tra Italia e Svizzera. Ed ecco puntuale – aggiunge – la rappresaglia del Canton Ticino che adesso blocca alla sola Lombardia i ristorni, la quota parte delle tasse pagate dai frontalieri dovute ai Comuni di confine. Non al Piemonte invece, che ha già detto di non voler applicare la tassa voluta da Giorgia Meloni e Giorgetti”. Attacca ancora Alfieri: “E così, grazie all’ottusità e al dilettantismo dei governi di destra a Roma e in Lombardia, a pagare saranno principalmente i Comuni di frontiera delle province di Varese e di Como. Comuni che stanno già pagando l’assurdo taglio dei ristorni operato dal governo, che ha deciso di togliere 39 milioni a loro dovuti per darli alle regioni. Davanti all’evidenza, che avevamo più volte denunciato come Pd insieme ai sindacati dei lavoratori frontalieri, Giorgetti e Fontana si fermino: ritirino la ‘tassa sulla salute’ e restituiscano i ristorni ai Comuni di frontiera”.

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