Il governo cantonale comunica lo stop ai versamenti a partire da oggi. Zali: ‘Ora ci aspettiamo che la Confederazione faccia i nostri interessi’

Prima gli avvertimenti, poi i pugni sul tavolo. Alla fine il Consiglio di Stato ha deciso di bloccare (parzialmente) i ristorni all’Italia. Quasi 60 milioni di franchi che il Ticino non verserà alla Lombardia. Lo ha fatto sapere il Consiglio di Stato questa mattina nel coso di una conferenza stampa convocata in fretta e furia – inizio alle 9 a Bellinzona, invito recapitato ai media alle 6.30 – a Palazzo delle Orsoline. «Non siamo stati noi i primi a violare l’accordo. Questa imposta, perché per noi si tratta di un'imposta e abbiamo solide basi per dirlo, è la prima a violare l’accordo. Da qui la nostra decisione che speriamo possa obbligare a trovare una soluzione politica», afferma il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali.
La “mossa” di bloccare i ristorni è infatti un segnale all’Italia, che ha introdotto il balzello sui vecchi frontalieri per finanziare il suo sistema sanitario, ma pure al Consiglio federale, che secondo il governo cantonale non ha tutelato abbastanza gli interessi del Ticino. «In questa situazione è giustificato trattenere i ristori della seconda metà dell'anno e poi sbloccarli gradualmente. Dalla Confederazione ci attendiamo rinnovati sforzi per una soluzione politica e intervenga con l’Italia per denunciare la tassa e spingere alla sua abrogazione», aggiunge Zali.
La decisione di bloccare cautelativamente i ristorni, è stato fatto capire chiaramente, è anche (se non soprattutto) un segnale per spingere la politica federale a trovare una soluzione. «Abbiamo sottoposto il tema di questa violazione al Consiglio federale», spiega il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. «Ci attendiamo ora che entrino in materia a tutela dei nostri interessi, quelli del Ticino. Ci aspettiamo un pieno sostengo. Servono atti concreti per una soluzione politica».