È quanto emerge dal notiziario statistico dell’Ustat: segnali positivi però dal comparto manifatturiero, delle costruzioni e del commercio

Un 2025 che si è chiuso con un’economia svizzera in rallentamento, ma che è andato complessivamente meglio di quanto non ci si attendesse. Lo stesso vale per i primi mesi del 2026. È quanto emerge dal notiziario statistico pubblicato oggi dall’Ustat, l’Ufficio di statistica ticinese, che registra però segnali positivi dal comparto manifatturiero, con una leggera ripresa delle esportazioni e della produzione, dal settore delle costruzioni e dal commercio. In Ticino – indica l’Ustat – la figura è simile, anche se si vedono già dei primi effetti negativi sul mercato del lavoro, con una flessione degli impieghi e dell’occupazione. Ad avere un impatto sull’economia mondiale e non solo, va da sé, è la guerra in Medio Oriente: “Il blocco dello stretto di Hormuz – viene sottolineato nell’analisi – ha ridotto di almeno un quarto la produzione petrolifera della regione, facendo salire rapidamente i prezzi del Brent oltre i 100 dollari al barile. Secondo molti analisti, i prezzi dell’energia potrebbero rimanere a lungo su questi livelli, con il possibile innesco di una nuova spirale inflazionistica”.
Più nel dettaglio, in Svizzera, guardando i dati del Prodotto interno lordo (Pil), la crescita economica media nel 2025 si è attestata all’1,4%. Nonostante un parziale recupero, osserva l’Ustat, i valori degli ultimi due trimestri sono rimasti molto distanti dai valori di inizio anno. In Ticino la situazione è più complessa, dato che le stime del Pil a disposizione sono piuttosto discordanti, scrive l’Ustat. Secondo l’Istituto Crea dell’Università di Losanna, il Pil cantonale avrebbe già registrato un leggero calo su base annua nel terzo trimestre. Secondo queste stime la crescita media annua a livello cantonale andrebbe a collocarsi tra lo 0,0% e lo 0,3%. Decisamente diverse e relativamente più positive le stime del Bak dell’Università di Basilea che a dicembre ipotizzavano ancora un tasso di crescita del Pil cantonale attorno all’1,5%. Comunque sia, stando alle statistiche disponibili, in generale gli indici cantonali sono quasi sempre inferiori ai valori nazionali, ma tendenzialmente si ritrovano andamenti simili. A differenza delle tendenze nazionali, poi, i dati cantonali delle esportazioni degli ultimi mesi segnano un graduale miglioramento dei commerci verso i Paesi vicini, soprattutto di quelli verso l’Italia.
Per quanto concerne il mercato del lavoro, i dati – in particolare quelli ticinesi – segnano delle prime flessioni. Il calo di posti di lavoro a livello cantonale, commenta l’istituto statistico, sembra interessare soprattutto il settore secondario e, probabilmente, se si osserva parallelamente la statistica dei disoccupati iscritti è da correlare al comparto manifatturiero. Ciononostante, la disoccupazione rimane relativamente stabile in Ticino: il tasso ai sensi dell’Ilo rimane attorno al 6,5% e quello dei disoccupati iscritti è arrivato a una punta del 2,6% in gennaio. A livello settoriale, pur non esistendo in Ticino i dettagli degli impieghi per comparto economico, i dati della disoccupazione mostrano un aumento di persone iscritte in arrivo dal commercio all’ingrosso e dal comparto manifatturiero, mentre sono in calo quelle in arrivo dalle costruzioni e, in maniera leggera, dal commercio al dettaglio.
In prospettiva, secondo le ultime previsioni economiche del Gruppo di esperti della Confederazione elaborate lo scorso 18 marzo, la crescita del Pil svizzero si attesterà attorno all’1,0% nel 2026, sostanzialmente confermando la stima di dicembre, ma con una revisione al rialzo dell’inflazione prevista allo 0,4% (dallo 0,2%), riflesso del rincaro energetico. Sulla scorta di stime simili, la Banca nazionale svizzera ha mantenuto il tasso guida allo 0%, aumentando però la disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi per contrastare un apprezzamento eccessivo del franco. A livello cantonale, secondo gli ultimi dati raccolti dal Kok riguardo all’evoluzione degli affari nei prossimi sei mesi, le sensazioni raccolte nel mese di febbraio erano praticamente identiche ai risultati nazionali.