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23.10.2022 - 21:34
Aggiornamento: 22:22

‘Sciogliamo le montagne artificiali che ci tengono separati’

Nella sua ultima Messa da vescovo in carica monsignor Valerio Lazzeri evoca la sua rinuncia spontanea e i perché, sofferti, di una scelta

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Fra i fedeli
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Ha scelto una frase, indicativa, di Maurice Zarden il vescovo emerito, monsignor Valerio Lazzeri per salutare i fedeli e l’intera Diocesi che ha guidato per nove anni: «In Dio non ci sono problemi e al di fuori di Dio non ci sono soluzioni». Un chiaro accenno a quelle dimissioni date giusto due settimane fa e oggi ribadite e giustificate nell’ultima Messa di ringraziamento per il ministero episcopale.

Cattedrale affollata, accanto il tendone allestito poco fuori con grande schermo. Un centinaio i sacerdoti, otto i vescovi presenti. Alle 16 ‘suonate’ la processione che dal sagrato è salita all’altare accompagnata dalle note dell’organo che ha intonato il Buon Pastore. «Prepariamo i nostri cuori, liberandoli da ogni dolore, sofferenza e pesantezza» ha esordito Lazzeri.


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Fra De Raemy e Grampa

Chi ne ha disegnato in modo tanto diretto quanto evocativo proprio l’addio del 10 ottobre scorso è stato il suo predecessore, monsignor Pier Giacomo Grampa: «Mi sono chiesto il perché di questo tuo gesto – non ha nascosto gli interrogativi di molti in questi ultimi giorni – e la riposta l’ho trovata nel Vangelo di Luca al capitolo 19 dove si parla di Zaccheo. Ebbene, Zaccheo, che ritroveremo guarda caso proprio nell’Eucarestia di domenica prossima, era voluto salire sull’albero per cercare di vedere Gesù. Tu hai, invece, deciso di scendere dalla cattedra, metafora di quel tuo desiderio di prestare più attenzione alla dimensione spirituale. Gli impegni istituzionali e pubblici, gli oneri finanziari, le implicazioni giuridiche e disciplinari di molte situazioni avevano finito per non farti più vivere e testimoniare Gesù agli altri. Un logorio faticoso e sempre più distruttivo tanto che la folla dei problemi secolari è finita per diventare lo stimolo del tuo gesto. Era riuscita, infatti, a trascinarti sempre più in un turbinio di fatica e logoramento portandoti, dopo una lunga riflessione e intensa preghiera, a rinunciare. Ma sono certo che continuerai, da vescovo, nell’ascolto e nell’annuncio di quell’avventura che merita di non essere mai abbandonata che è la pace nel cuore».


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Il vescovo emerito

Certo monsignor Valerio Lazzeri non l’ha nascosto il peso di quella cattedra, né all’annuncio della sua rinuncia spontanea né oggi: «Non mi sono mai illuso che tutto potesse sempre svolgersi tra noi in maniera idilliaca – si è rivolto all’intera comunità cattolica –. Non ho mai ingenuamente pensato che bastasse lasciare suonare ciascuno a modo suo (riferendosi al suo motto ’Non impedias musicam’, Ndr), perché ci fosse unità e condivisione perfetta d’intenti. Ho solo osato credere, e non cesserò mai di farlo, all’unica vera autorità, all’unica exousia, che Cristo ha affidato agli apostoli e, attraverso di loro, alla Chiesa intera: l’inesauribile forza di persuasione dello Spirito Santo, effuso nei nostri cuori, l’efficace tenerezza di Cristo, a noi accessibile nei suoi sacramenti, il desiderio ostinato del Padre di guarirci nel Figlio, di sottrarci a tutto ciò che ci separa da una vita liberata per sempre dalla morte. Che bisogno abbiamo, allora, di fare ancora strepito con noi stessi per darci la convinzione di esistere, di essere migliori degli altri? Che necessità possiamo ancora coltivare di fare l’elenco delle cose che siamo riusciti a fare, mascherando le nostre debolezze, di ostentare i nostri successi, occultando i nostri errori? Possiamo lasciarci raggiungere, anche fermandoci a distanza e senza osare alzare i nostri occhi, dall’infinita benevolenza del Signore, di Colui che, nella sua perfetta innocenza, ha voluto assumere la nostra condizione di peccatori».

Un’omelia che ha voluto, riportando le sue stesse parole, «andare un po’ oltre. Quale radice ultima possono mai avere i cosiddetti problemi della nostra Diocesi, le difficoltà della Chiesa o della società complessa in cui viviamo, se non il rumore del nostro ego, il frastuono interiore che ci distoglie dall’ascolto dell’essenziale? – ha rappresentato le crisi del giorno d’oggi Lazzeri –. Apriamo perciò gli occhi! Apriamo il cuore! Non ci manca nulla per far salire all’Altissimo, qui e ora, la preghiera del povero, la preghiera unanime ed efficace, la preghiera capace di attraversare le nubi e sciogliere le montagne artificiali, con cui, a nostro stesso danno, ci teniamo separati gli uni dagli altri!».

‘Non pretendo che tutti capiscano la mia scelta’

Poi l’accenno, atteso, al suo addio: «Non pretendo, certo, che tutti capiscano la mia scelta. Comprendo senza difficoltà chi trova da ridire sulle decisioni che, come vescovo, in scienza e coscienza, sono stato di volta in volta chiamato a prendere in questi anni, segnati per tutti da grande travaglio. So semplicemente che a rendere sicuro il mio e il vostro cuore davanti al Signore non sarà mai una lista di prestazioni riuscite e di risultati raggiunti. Dio non pretende da noi successi da esibire come trofei. Aspetta con fiducia, incrollabile e disarmante, che le nostre vite siano versate in offerta, liberate dalla tristezza, raggiunte nel loro bisogno ultimo di amare e di essere amate».


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Durante l’Eucarestia

E a rivolgere il grazie per la sua presenza nella comunità ticinese è stato l’amministratore apostolico Alain De Raemy chiamato a reggere la Diocesi in questo periodo vacante: «Qualcuno ha detto che la tua comunicazione non sarebbe stata buona, che non sapevi comunicare bene. Sai cosa rispondo? Che tu hai proprio saputo comunicare ma senza comunicarlo, senza quel fariseo bisogno di apparire. Perché il tuo modo speciale di essere con chi ne ha bisogno non è per niente fariseo, ma neanche paolino: il tuo modo rimane nascosto, con grande senso d’insufficienza, d’inadeguatezza. Un modo che non porta mai con sé il bisogno di mettersi in luce, ma bensì di provare tremando o di tremare provando ad essere luce in Cristo».

Fra bilanci e silenzio

Un vescovo, monsignor Lazzeri, ha il suo vicario, don Nicola Zanini ha seguito passo per passo: «Non voglio fare bilanci; ognuno di noi li farà nel silenzio del proprio cuore, soprattutto nei momenti in cui sentiremo, di certo, la Sua mancanza. Lei ci ha insegnato, con la vita e con le parole, che per la fede nel Mistero pasquale, che è esodo di morte e di vita, i cristiani non subiscono gli eventi, ma li riconoscono e, sotto l’azione dello Spirito, li attraversano, nella certezza che per mezzo di essi Dio conduce tutto a un fine di gloria. Sì, Dio è fedele e, perciò, rinnoviamo anche oggi la nostra adesione a Lui, sapendo – con san Paolo – che "tutto concorre al bene per coloro che egli ama". E tutto significa "tutto": gioia e dolore, luce e ombra».

Prima dell’abbraccio dei fedeli due doni: un’icona di san Bruno, il monaco caro a Lazzeri, e un soggiorno di preghiera e di studio, "là dove ognuno è nato (citando il Salmo 87,6): Gerusalemme".

Presenti alla Messa anche i vescovi di Basilea Felix Gmür, di Coira Joseph Marie Bonnemain, di Losanna-Ginevra-Friborgo Charles Morerod, il nunzio apostolico Martin Krebs e il vescovo ausiliare di Milano, monsignor Erminio De Scalzi. Con loro anche il segretario della Conferenza dei vescovi svizzeri Davide Pesenti.

Al termine della Messa il vescovo emerito si è concesso ai fedeli accorsi per un abbraccio e una parola. «Sono qui per dire grazie a monsignor Valerio. Ho apprezzato il suo passo indietro, un gesto molto umano» ci ha detto un’anziana donna sulla porta della cattedrale. «Non tutto l’episcopato ha trovato la stessa franchezza espressa oggi, ma condivido il fatto che nella vita di tutti noi, e dunque anche di un vescovo, ci possano essere luci e ombre. L’importante è esserne consapevoli» raccogliamo la confidenza di un giovane prete. «Monsignor Lazzeri so che è stato vicino a molte famiglie – è il pensiero che ci ha voluto portare una donna di mezza età –, lo ricorderò così, del resto siamo tutti umani...».

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