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10.10.2022 - 12:13
Aggiornamento: 16:23

‘Vivevo da due anni una fatica interiore: chiedo perdono’

La Santa Sede ‘benedice’ le dimissioni del vescovo. Prende le redini della Diocesi fino alla nomina di chi succederà a Lazzeri monsignor Alain De Raemy

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In partenza per Lourdes
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Il vescovo Valerio Lazzeri ha rassegnato, ufficialmente, le dimissioni, «una rinuncia spontanea», dopo le indiscrezioni della fine di settimana scorsa. E lo ha fatto con una conferenza stampa dopo aver ricevuto la ‘benedizione’ della Santa Sede. Accanto a lui il nunzio in Svizzera Martin Krebs, il vicario don Nicola Zanini e l’addetto stampa Luca Montagner.

«Lascio con sentimenti contrastanti che assediano il mio cuore. Comprendo il peso e lo smarrimento che non mancherà di provocare in molte persone questa mia decisione e per questo chiedo perdono. Il Signore però mantiene un angolo di pace. Negli ultimi due anni una fatica interiore. Gli aspetti pubblici, istituzionali e amministrativi sono diventati insostenibili. Hanno messo a dura prova l’entrare in comunicazione con le persone. Mi sono reso conto che lo sforzo e la tensione mi hanno sempre più portato lontano da quello che sono e dal compito di pastore e padre. Non riesco più ad immaginarmi nella missione di vescovo di Lugano. Dopo un lungo discernimento ho così rimesso nelle mani del Santo Padre il mio mandato. Addolorato per il disagio, la delusione, la sofferenza per questo mio passo, ma anche sereno per il fatto di non poter agire diversamente. Vi prego di continuare a pregare per me, io lo farò più che mai per la nostra Chiesa, il nostro Ticino. Ora si apre per me una fase nuova che vorrei dedicare al silenzio e alla riflessione orante».

Come anticipato da ‘laRegione’ a occupare la vacanza sarà Alain De Raemy, vescovo ausiliare della Diocesi di Losanna, Ginevra e Friborgo, anch’esso presente in sala.

Le voci circolavano da qualche tempo (anche ‘laRegione’ ne aveva avuto sentore negli ultimi mesi) ma negli ultimi giorni si erano fatte via via più insistenti, non solo fra il clero ma anche nel mondo laico. Non è dunque quel che si dice un fulmine a ciel sereno. Il prossimo anno sarebbero stati dieci anni dalla nomina alla cattedra della Diocesi di Lugano. Era, infatti, il novembre 2013 quando il suo nome prevalse su una stretta cerchia di ‘papabili’ fra cui don Patrizio Foletti, rettore ciellino del Collegio Papio di Ascona, l’abate cistercense Mauro Lepori e don Arturo Cattaneo, in quota Opus Dei. Allora cinquantenne, di origini bleniesi (è nato il 22 luglio 1963), Lazzeri, sacerdote dal 1989, dal 2010 era canonico della cattedrale.

Con il motto ‘Non disturbare la musica’, Lazzeri, consacrato il successivo 7 dicembre, è stato il sesto vescovo (dal 1971, anno del distacco della Diocesi da quella di Basilea) della comunità cattolica ticinese.

In questi nove anni è stato chiamato ad affrontare non pochi delicati e spinosi temi e una inattesa pandemia. In molti ricorderanno, soprattutto, la vicenda del Giornale del Popolo, comunicata alla stampa (ma non ai giornalisti del Gdp, tanto che alcuni lo avevano dovuto apprendere dalla concorrenza) solo due giorni prima della definitiva chiusura (avvenuta il 19 maggio 2018) con il deposito in Pretura dei bilanci.


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La cerimonia di consacrazione

Negli anni Lazzeri ha poi dovuto affrontare quelli che sono stati indicati come diversi ‘scandali’ della Curia luganese. Fra questi la vicenda conclusasi con una condanna a 4 anni di un sacerdote, 50enne del Locarnese, all’epoca dei fatti attivo in una Parrocchia del Luganese, regione d’origine della vittima. Il parroco era stato condannato nel 2021 per un unico episodio di violenza carnale avvenuto in Italia e di una serie di baci ed effusioni scambiate, nel 2013, con una ragazza in Ticino, quando questa aveva fra i 17 e i 19 anni d’età. A impressionare, nella storia, era stato principalmente il profilo della vittima, una ragazza sì molto giovane, ma soprattutto fragile.

Poi la vicenda del parroco di Cadro, condannato il marzo scorso a 33 mesi di carcere per malversazioni (si è parlato di circa 850mila franchi) compiute, tra il 2016 e il 2021, a favore di un giovane con cui aveva intrecciato una relazione sentimentale. E ancora il caso, eclatante, per il risvolto soprattutto dell’arresto in diretta, dell’ex rettore della Facoltà di teologia di Lugano su cui scattarono le manette, nel novembre 2020 – per poi essere scarcerato dopo le accuse rivoltegli di sequestro di persona, coazione e lesioni semplici per omissione a danno di una 48enne di origine finlandese che dimorava nella sua abitazione in via Cattedrale, a due passi dalla residenza del vescovo.

Lazzeri aveva già dovuto affrontare la grave situazione venutasi a creare alla Fondazione Tusculum di Arogno. Qui nel febbraio 2018 furono arrestati il direttore, un noto diacono della regione, e la sua vice nella casa anziani della Val Mara. Entrambi sono stati condannati nel marzo dello scorso anno per malversazioni milionarie durate oltre un decennio: tre anni a lui, 2 anni e 4 mesi a lei. Una ‘via Crucis’ per la guida della Diocesi che passa anche per il più recente caso, a maggio, del parroco del Mendrisiotto rimosso, tra ‘bicchieri di troppo’ e palpeggiamenti.


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Proprio un anno fa, era novembre, il vescovo Lazzeri aveva rinunciato a partecipare alla Conferenza dei vescovi svizzeri, che si teneva a Roma. Un incontro agendato ogni cinque anni durante il quale si discutono con il pontefice, papa Francesco, i maggiori problemi pastorali e culturali della propria Diocesi. La motivazione della Curia luganese era stata il perdurare delle «difficoltà deambulatorie dovute a un infortunio a una caviglia» avvenuto, però, tre mesi prima, ma mai reso pubblico; una giustificazione che aveva attirato non poche perplessità, anche nell’ambiente ecclesiastico.

Poi, appunto, quelle voci sempre più insistenti, di un clero insofferente alla gestione della Diocesi, qualcuno ha parlato di ‘abbandono‘, ‘scarsa comunicazione’, ‘poca empatia’ fra i diversi gradi della Chiesa ticinese. Un malessere e desiderio di confronto sfociato in agosto con una tre giorni di incontri. "Non un evento formativo soltanto – era stato detto –, ma un momento di dialogo e confronto ampio, per guardare a quel ‘cambiamento d’epoca’ che stiamo vivendo tutti e che riguarda anche i preti". Erano quindi tutti riuniti, al Palazzo dei Congressi di Lugano in quella che è stata chiamata un’Assemblea dei preti in Ticino che ha visto lo studio e l’approfondimento, nonché il confronto e la riflessione su temi che coinvolgono i numerosi e rapidi cambiamenti sociali e l’identità del prete. Il convegno "Essere preti insieme: oggi, qui, per?" era stato scandito da diverse sessioni in plenaria, con contributi di relatori e relatrici esterni, e momenti di lavoro in piccoli gruppi. Qui, peraltro, alcuni sacerdoti non l’avevano mandata certo a dire sulla gestione, poco condivisa, di Lazzeri. Un’ultima goccia.

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