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21.09.2022 - 17:20
Aggiornamento: 18:00

Claudio Zali mette tutti a dieta: ‘Lo Stato sia esemplare’

Energia, il governo vara due pacchetti restrittivi per l’Amministrazione cantonale e scrive ai Comuni. Dal controllo delle temperature all’illuminazione

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Ti-Press
L’ultimo spenga la luce

La possibile penuria energetica in vista dell’autunno e dell’inverno resta al centro delle preoccupazioni, e il Cantone scende in campo con delle misure per l’Amministrazione cantonale. In una prima fase saranno adattati gli orari di funzionamento degli impianti di aerazione, di riscaldamento e di illuminazione. Un secondo pacchetto di misure, invece, riguarderà la temperatura dei locali degli edifici pubblici, con un’eventuale accensione posticipata degli impianti di riscaldamento. Allo stesso tempo, il Consiglio di Stato ha preso carta e penna per scrivere ai Municipi "invitandoli a valutare misure analoghe nei settori di loro competenza, nel caso in cui non l’avessero ancora fatto". La messa in atto di questi interventi "sarà graduale", in base "all’andamento della situazione e secondo un principio di priorità".

Le misure nel dettaglio

Il tutto è ancor più esplicitato nella lettera inviata dal governo ai Comuni, tramite la Sezione degli enti locali. Dove i punti sono snocciolati con maggior dovizia: "Adottare l’orario di esercizio degli impianti di ventilazione e regolare i volumi d’aria; durante la notte, il fine settimana e i periodi di chiusura: ridurre la temperatura, spegnere l’impianto oppure adeguarne l’orario di esercizio; adattare l’illuminazione interna negli stabili ridefinendo orari, zone, intensità e adeguando i sensori ove presenti (da pianificare in base all’utilizzo in particolare per quanto concerne gli stabili scolastici); non riscaldare edifici o parti di edifici che non ospitano attività (ad esempio magazzini o archivi)".

L’importanza dei comportamenti personali

Importanti, si legge nella missiva inviata ai Comuni, anche le misure comportamentali previste per sensibilizzare i dipendenti dello Stato: "Gesti che contribuiscono al risparmio energetico e che sono attuabili a costi praticamente nulli". Quindi, "viene raccomandato di evitare l’utilizzo di apparecchi energivori non necessari allo svolgimento dei propri compiti, di non lasciare in stand-by gli apparecchi elettronici, di aerare i locali in maniera puntuale e non continua, di spegnere o adattare l’illuminazione".

Zali: ‘Come Stato dobbiamo essere esemplari’

Semplici gesti, ma efficaci. Perché «il ruolo esemplare dello Stato deve valere in tutti i settori in cui si chiede ai cittadini di adottare determinati comportamenti», sottolinea interpellato da ‘laRegione’ il Presidente del governo e direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. Queste decisioni «si inseriscono in un solco importante, vale a dire che lo Stato non può dire ai cittadini di avere comportamenti che poi non fa tenere nei propri stabili: siamo un grande detentore di spazi, in cui molte persone trascorrono la giornata lavorativa. Abbiamo quindi un potenziale importante di risparmio energetico».

‘La preoccupazione non aumenta, però...’

Si sta alzando l’asticella della preoccupazione? «No, non c’è un aumento di timori in questi giorni – risponde Zali –. Purtroppo il livello è sempre alto, soprattutto perché i cambiamenti di intensità non dipendono da noi. Putin chiama la mobilitazione generale e la nafta sale del 10% in pochi minuti». La preoccupazione, insomma, «è data dalla situazione grave e sulla quale non abbiamo alcuna possibilità di controllo ma solo quella di prepararci al meglio – continua il direttore del Dt –. Sapendo che un eventuale blackout in Germania potrebbe avere conseguenze devastanti anche qui». Fare quel che si può, «nella consapevolezza che se è minore il fabbisogno nel momento più delicato, maggiore è la possibilità di resistere».

‘La strategia cantonale è ben indirizzata’

Ciò detto, la strategia del Cantone per il medio termine è «ben indirizzata». Nel senso che, riprende Zali, «da molti anni abbiamo un progetto di miglioramento della nostra capacità di approvvigionamento da fonti sostenibili, gli obiettivi che nel 2010 ci eravamo dati per il 2030 li abbiamo raggiunti nel 2020, ne arriveranno di nuovi e ancor più ambiziosi». Anche perché «esiste un calcolo teorico che attesta come i soli tetti del Ticino, al picco della produzione fotovoltaica, garantirebbero il fabbisogno di tutto il cantone». Poi, evidentemente, c’è il principio di realtà. Che non sempre sorride. «I pannelli non si montano dall’oggi al domani – annota Zali –. I tecnici che li installano non possono essere obliqui, c’è moltissima domanda in un settore dove c’è penuria di manodopera e materiali, si creeranno colli di bottiglia, imbuti su forniture di termopompe, degli stessi pannelli o di loro parti». Ad ogni modo, «l’obiettivo è di recuperare in fretta il gap e rendere il cantone più soleggiato in Svizzera anche tra i più efficienti a livello di produzione fotovoltaica».

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