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25.11.2021 - 10:35
Aggiornamento: 18:55

‘Fra i non vaccinati i decorsi sono più gravi’

I pazienti vaccinati sono 13 su 100’000 abitanti contro i 55 su 100’000 dei pazienti non vaccinati

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La campagna di sensibilizzazione ‘Distanti ma vicini’ torna al colore arancione: questo indica una fase di allerta accresciuta, e intende richiamare l’attenzione della popolazione sulle misure di protezione personale (mascherina, igiene delle mani, rispetto della distanza nei luoghi affollati, test al minimo sintomo anche per i vaccinati), e sull’importanza della scelta di vaccinarsi.

«I contagi ora provengono principalmente dal centro–est Europa e non dal nord Italia», dice il medico cantonale Giorgio Merlani. «I casi purtroppo stanno salendo, in Ticino però l’incidenza è circa la metà rispetto alla media svizzera». Attenzione però: «Ciò non vuol dire che la situazione sia buona. È semplicemente una questione di tempistiche. Abbiamo un certo vantaggio che dobbiamo utilizzare. Anche circa le ospedalizzazioni, che mostrano in genere un ritardo rispetto al dato dei contagi, la curva sta iniziando a salire e dovremo essere prudenti». I dati, spiega Merlani, mostrano una correlazione fra incidenza di casi e tasso d’immunizzazione: i cantoni con più vaccinati hanno un’incidenza minore, e viceversa.

Attenzione alle proporzioni

Ci sono due tipi di ospedalizzati, ha spiegato il medico cantonale. I primi sono persone giovani con decorsi classici della malattia, ma comunque più gravi che in precedenza a causa della variante Delta. Questi sono in maggioranza non vaccinati. Ci sono poi altri pazienti, soprattutto anziani, che essendo in grandissima parte vaccinati hanno decorsi meno complicati, ma avendo comunque un’età avanzata sono più fragili e necessitano di cure ospedaliere. «Il vaccino non è fatto per non ammalarsi, ma per ridurre la gravità e impedire i decorsi gravi» ha ribadito ancora una volta il dottor Merlani. Gli ospedalizzati che sono anche immunizzati «sono soprattutto anziani che col tempo stanno perdendo la copertura». In cifre a livello Svizzero: «I pazienti non vaccinati sono 55 ogni 100’000 persone, cifra che scende a 13 su 100’000 nei pazienti immunizzati. In particolare, nella fascia 50–69 anni i ricoverati immunizzati sono 7 ogni 100’000 abitanti contro i 167 pazienti non vaccinati su 100’000 abitanti».

‘Vicini al mezzo milione di dosi somministrate’

«Siamo vicini alla cifra simbolica delle 500mila dosi somministrate: il numero è destinato a crescere nelle prossime settimane, in virtù soprattutto delle dosi di richiamo», indica il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. A domenica sera il 70,6% della popolazione ticinese aveva ricevuto almeno una dose, percentuale che sul totale della popolazione vaccinabile è del 78,5%. Dati che pongono il Ticino «ai primi posti a livello federale».

Il booster per tutti ‘è nell’aria’

«La situazione epidemiologica attuale ci obbliga a evolverci per quanto riguarda il booster – dice Zanini –. Nei pazienti oltre i 65 anni, la protezione dal contagio e dal decorso lieve scende dopo sei mesi dal 90% al 50%: la somministrazione della vaccinazione di richiamo, in base ai dati, riporta ai valori originari. Per quanto riguarda invece i decorsi gravi e i decessi la copertura resta sostanzialmente stabile al 90% a sei mesi dalla seconda dose per le persone con meno di 65 anni. Per quelle con un’età maggiore, invece, tale protezione scende all’80%». Quest’ultimo è però «un dato di rilievo per i ricoveri. In quanto quasi tutta la popolazione di quell’età è vaccinata». La somministrazione della dose di richiamo «porta la protezione al 95%, dunque a livelli ancora superiori». Il farmacista cantonale rende attenti sul fatto che per la somministrazione della dose di richiamo è necessario prenotarsi. Al momento sono 30’000 gli appuntamenti già fissati (18 mila over 75 e 12 mila over 65) e circa 11’000 le dosi somministrate.

«Ci si aspetta – dichiara Zanini – che l’esortazione a somministrare la dose di richiamo venga estesa anche a malati a rischio sotto i 65 anni, a coloro che assistono persone fragili e al personale sanitario». Inoltre la raccomandazione del booster per tutti «sarebbe nell’aria poiché contribuisce ad arginare i contagi». In ogni caso «in Ticino procederemo sempre in maniera graduale e ordinata, secondo chiare priorità sanitarie. Questo è il modo più veloce ed efficace».

Test sierologici: aumento ma niente boom

In Svizzera il certificato Covid con il test sierologico riscuote successo e in alcuni casi si registrano fino a due settimane d’attesa. In Ticino, invece «la richiesta è aumentata, ma la situazione nelle farmacie è largamente gestibile», ci dice Federico Tamò, portavoce dell’Ordine dei farmacisti del cantone Ticino. «Per questi test non è necessario un locale separato e la procedura è veloce: si fa un prelievo al dito e si manda il campione al laboratorio». Per coloro che si vaccineranno il test viene offerto dalla Confederazione.

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