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Luca Sala (al centro) e i suoi avvocati difensori
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Parmalat Bis
29.10.2021 - 18:32
Aggiornamento: 18:48

‘Luca Sala deve essere assolto e risarcito’

La difesa dell’ex manager di Bank of America ha chiesto il proscioglimento da tutti i capi d’imputazione, tra cui il riciclaggio aggravato

Assoluzione da tutti i capi di imputazione a carico di Luca Sala. È quanto ha chiesto la difesa dell’ex manager di Bank of America, già consulente di Parmalat, al termine di quasi due giornate di arringa. Secondo l’avvocato Daniele Timbal le accuse di riciclaggio non reggono «per l’insussistenza del reato a monte, sia in Italia sia in Svizzera». Chiesto il proscioglimento anche per tutti gli atti definiti ‘vanificatori’ relativi sempre alle ipotesi di riciclaggio, come pure per l’istigazione in falsità in documenti «perché il fatto non sussiste». Per questa imputazione, in subordine, è stata chiesta – nel caso fosse riconosciuta – «l’assenza di pena a causa del lungo tempo trascorso». Infine, è stato chiesto il dissequestro di tutti gli averi sui conti bancari al 30 novembre 2009 oltre a un congruo risarcimento «per ingiustificata carcerazione estradizionale durata 147 giorni» e per le spese di difesa.

Ricordiamo che Sala è accusato in Svizzera di riciclaggio aggravato per avere lucrato su operazioni di finanziamento all’insaputa sia di Bank of America, suo datore di lavoro, sia di Parmalat. Questo lucro avrebbe aggravato la situazione debitoria del gruppo di Collecchio e contribuito a distrarre fondi che erano in realtà di pertinenza di azionisti e obbligazionisti delle società dell’universo Parmalat. L’importo contestato è pari a 52,4 milioni di franchi, di cui solo 36 milioni riferiti ad atti di riciclaggio non prescritti (212 sui 501 iniziali, ndr). Parte di questi proventi (tre milioni), per l’accusa, sono serviti a remunerare terze persone che avevano funto da consulenti e prestanome per conti e società offshore in realtà riconducibili a Sala stesso. L’accusa chiede una pena di tre anni di reclusione oltre a una multa pari a 45mila franchi e la confisca dei saldi attivi dei conti bancari, in Svizzera e nel Liechtenstein, dove sono confluiti i proventi del reato di bancarotta. Tesi respinta da Luca Sala che ha sempre parlato di guadagni frutto della sua attività di consulenza in materia di assicurazioni crediti.

E nel corso dell’arringa l’avvocato Timbal ha ricordato più volte che il Ministero pubblico della Confederazione non ha dimostrato che è stato commesso un reato a monte a quello presunto di riciclaggio, né in Italia, né in Svizzera. Riprendendo la tesi dell’avvocato Andrea Soliani, legale di Sala nei procedimenti italiani, Timbal ha ribadito che «il reato fallimentare non sussiste e quindi il denaro di Sala non è frutto di illeciti». Per questa ragione contesta al Ministero pubblico della Confederazione la richiesta di confisca su tutti i valori patrimoniali sequestrati a Sala, nonostante nel frattempo sia intervenuta la prescrizione. «Quale logica ed equità può essere data alla tesi del Ministero pubblico della Confederazione secondo cui l’intervenuta prescrizione a monte non avrebbe nessun influenza sugli atti di riciclaggio e sul diritto di confisca», ha chiesto Timbal ricordando che il Ministero pubblico ha rinunciato a perseguire il reato a monte (la bancarotta) per dimostrare che i fondi fossero provento di reato. «Inizialmente si è parlato di truffa, poi l’ipotesi di reato è stata abbandonata».

Anche il lungo tempo trascorso dai fatti è stato sottolineato da Timbal. Un tentativo, ha spiegato, di dilatare i tempi da parte del Ministero pubblico violando il principio della celerità del procedimento penale. Perché lo ha fatto? «Perché aspettava una condanna di Sala in Italia che non c’è stata».

Per quanto riguarda l’utilizzo di società offshore da parte di Sala, Timbal ha ricordato che «le ha comprate da chi le vendeva». «Era il clima dell’epoca, dove le banche e i fiduciari invogliavano a utilizzare questi strumenti per trasferire fondi», ha ricordato ancora Timbal relativizzando anche l’aggravante di aver agito in banda. «Non c’era un rapporto di sottomissione tra il ‘capobanda’ Sala e il funzionario della Banca cantonale dei Grigioni, già condannato con rito abbreviato». «Anzi, è quest’ultimo ad aver approfittato in maniera opportunistica di Sala tanto che si è appropriato di soldi suoi», ha sottolineato Timbal.

La sentenza è attesa per lunedì 8 novembre.

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