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20.09.2021 - 18:06
Aggiornamento: 20:09

Canoni d’acqua immutati almeno fino al 2030

Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale nell’ambito della discussione sul sostegno alle energie rinnovabili. Vitta: una vittoria per i Cantoni alpini

Ats, a cura de laRegione
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Ti-Press

Il Consiglio nazionale ha oggi ampiamente accettato la proroga del canone d’acqua sino alla fine del 2030, contro il parere della commissione competente. La legge attuale prevedeva un nuovo regolamento a partire dal 2025. Una soluzione sostitutiva non potrebbe essere trovata rapidamente, hanno sostenuto diversi oratori. Canoni d’acqua immutati dunque. Ciò che per il Ticino si traduce in un’entrata annua di 55 milioni di franchi. «Il risultato ottenuto - dice alla ‘Regione’ un soddisfatto Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia - è un bell’esempio di come lavorando uniti, in questo caso con i Cantoni alpini, si possano conseguire importanti obiettivi».

Le energie rinnovabili potranno essere sostenute anche dopo il 31 dicembre 2022, data di scadenza dei mezzi di promozione attuali. Su questo principio i due rami del Parlamento si erano già messi d’accordo. Tra le due Camere permangono però delle divergenze. Una in particolare concerne la produzione di energia in inverno. Il dossier ritorna quindi agli Stati.

La scorsa settimana i ‘senatori’- su proposta della loro commissione preparatoria, che ha fatto notare come in inverno in Svizzera si consumi più corrente di quanta se ne produca - avevano deciso che gli impianti che dimostrano di avere una produzione elevata durante il semestre invernale potranno beneficiare di un aumento del 20% dei contributi d’investimento.

Il Nazionale non ha però voluto fare un gesto in questo senso, almeno per il momento. La promozione delle energie rinnovabili, che finora sono state sostenute principalmente mediante la cosiddetta rimunerazione per l’immissione di elettricità (Ric), dovrebbe infatti essere iscritta in una più ampia revisione della Legge federale sull’energia (LEne). Questa non è però ancora matura per l’esame parlamentare.

Per evitare che tra 16 mesi vengano a mancare gli strumenti di promozione, il progetto in discussione - che concretizza un’iniziativa parlamentare dello zurighese Bastien Girod (Verdi) - colma le lacune che rischiano di crearsi fra le scadenze. Per farlo è stata escogitata una soluzione transitoria, che resterà in vigore fino al 2030. Il progetto in discussione non si limita però a prolungare la situazione attuale. La Ric sarà ad esempio sostituita con contributi d’investimento. Le modifiche sono compatibili e anticipano la futura ampia revisione della LEne.

Sostenere i piccoli impianti

L’obiettivo è che anche i nuovi impianti eolici, piccoli impianti idroelettrici, impianti di biogas, impianti geotermici e impianti fotovoltaici ricevano, a condizioni ben definite, una rimunerazione unica. È inoltre previsto un sostegno supplementare alla produzione di energia elettrica da biomassa o da grandi impianti idroelettrici. Per i grandi impianti fotovoltaici i contributi di promozione saranno aggiudicati mediante aste.

Per quel che concerne gli impianti idroelettrici, sarà ad esempio possibile beneficiare di un contributo d’investimento per la costruzione di nuove installazioni con una potenza di almeno 1 MW, oppure per gli ampliamenti e i rinnovamenti considerevoli di impianti che - in seguito - avranno una potenza di 300 chilowatt (kW). Inoltre, le nuove centrali con una capacità di almeno 1 MW dovrebbero poter beneficiare di contributi agli investimenti per un massimo del 60% dei costi. Rispetto alla legge in vigore, le risorse a disposizione per i grandi impianti idroelettrici vengono raddoppiate (a 0,2 centesimi/kWh).

Il finanziamento di tutti questi strumenti di promozione avverrà ancora attraverso il supplemento di rete, il cui ammontare rimarrà immutato a 2,3 centesimi/kWh.

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