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Giorgio Calderari, presidente di Farma Industria Ticino
08.09.2021 - 21:01
Aggiornamento: 20.02.2022 - 20:02

Continua il buon momento della farmaceutica ticinese

Fatturato e dipendenti stabili nell’anno caratterizzato dalla pandemia di coronavirus. Calderari: ‘Puntare ancora di più sull’innovazione’

Il piccolo distretto farmaceutico ticinese è dinamico e orientato a investire nel territorio e soprattutto nella ricerca e sviluppo, campo in cui si genera valore aggiunto. È quanto affermato da Giorgio Calderari durante la tradizionale conferenza stampa che ha preceduto l’assemblea ordinaria di Farma Industria Ticino (Fit) svoltasi a Cadempino. Associazione che è cresciuta di nove aziende associate che ora sono 39. I dipendenti sono 2’900, mentre il fatturato globale lo scorso anno è stato di 2,45 miliardi di franchi. Di questo importo, 1,7 miliardi provengono dalla produzione industriale. Inutile aggiungere che la gran parte dei ricavi sono realizzati all’estero (80%).

Il presidente Giorgio Calderari ha sottolineato che la pandemia di coronavirus ha comunque avuto un impatto sul settore farmaceutico ticinese. «È stato un periodo molto difficile per fare business quello legato al Covid con le preoccupazioni legate in primis alla messa in sicurezza dei collaboratori dal punto di vista della salute». La digitalizzazione e gli strumenti di comunicazione a distanza hanno però permesso, dove possibile, di lanciare comunque nuovi prodotti. «Questo periodo ha anche evidenziato come anche nel nostro territorio vi sia un fermento nella creazione di start-up (due sono state accolte in seno all’associazione, ndr) o attività di acquisizione e fusione (M&A) tanto che è stato annunciato anche lo sbarco al Nasdaq di New York di un’azienda, la Gain Theraputics, nata in Ticino», ha evidenziato Calderari. Ma non ci sono solo luci. La decisione di Novartis di chiudere la filiale locarnese è un’ombra «che spinge a essere vigili», ha affermato. Ma nella serie di acquisizioni annunciate lo scorso anno Calderari vede sì delle occasioni per il cluster farmaceutico locale, ma anche dei rischi come la scomparsa di attività di ricerca peculiari del territorio. Per questa ragione – ha continuato il presidente di Fit – bisogna puntare sull’innovazione, ma anche cooperare insieme verso l’esterno.

Calderari ha anche fatto cenno alla situazione vaccinale globale e svizzera invitando gli scettici a vaccinarsi: «Quella del vaccino è l’unica arma che abbiamo che la farmaceutica ha messo in atto in modo rapido. Un anno fa non avremmo scommesso che nel giro di pochi mesi avremmo avuto questo strumento, usiamolo».

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