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07.09.2021 - 19:180
Aggiornamento : 21:25

Povertà, quegli aiuti sociali non a tutti noti e non richiesti

Con una mozione il Ps chiede al governo un'informazione proattiva sulle prestazioni vigenti e meno burocrazia per agevolare l'accesso a chi ne ha diritto

La lotta alla povertà passa anche da un'efficace informazione sugli aiuti sociali esistenti e a da una semplificazione dell'iter burocratico affinché gli aventi diritto ne beneficino. In altre parole, lo Stato deve assumere "un ruolo proattivo". Un ruolo proattivo "nell'informare e accompagnare chi ha diritto" alle prestazioni. Ovvero "assistenza, complementari Avs/Ai, assegni familiari di complemento, sussidi per la riduzione dei premi assicurazione malattia, aiuti all'alloggio, aiuti diretti al mantenimento a domicilio, borse di studio". È quanto afferma il gruppo socialista in Gran Consiglio con un'articolata mozione al Consiglio di Stato allestita da Ivo Durisch e Danilo Forini. Per i quali "non è accettabile che in Ticino vivano in povertà assoluta famiglie, anziani e minorenni senza alcun aiuto" da parte dell'ente pubblico. Così come "non è ammissibile che molte cittadine e cittadini non siano attivamente informati delle prestazioni sociali di cui hanno diritto e adeguatamente accompagnati a poterne beneficiare".

'Da una prima valutazione coinvolte circa 14mila persone'

Proviamo a quantificare il fenomeno. «Una prima valutazione ci porta a dire che nel cantone circa 14mila persone - 7'400 non in età Avs e le restanti in età Avs - vivono in stato di povertà assoluta senza ricevere alcun aiuto sociale», rileva Durisch, da noi interpellato. Se questa fosse la realtà, è allora compito dello Stato apportarvi i correttivi. Chiediamo perciò al Consiglio di Stato di affrontare questa situazione, inaccettabile, con delle misure coordinate fra Cantone e Comuni e che riguardano tutte le prestazioni sociali, sia cantonali sia federali». Diverse le richieste avanzate con la mozione. Fra queste: "Introdurre un monitoraggio periodico quantitativo e qualitativo che verifichi l’entità del non ricorso alle prestazioni sociali"; "garantire che gli uffici interessati dispongano di risorse adeguate"; "utilizzare un linguaggio semplice durante gli incontri tra possibili beneficiari e operatori sociali e funzionari"; "mettere a disposizione in lingua facile tutta la documentazione relativa alle prestazioni"; "realizzare una campagna volta a informare la popolazione sulle differenti prestazioni esistenti sia a livello federale che cantonale"; "informare proattivamente, sulla base dei dati già in possesso dell’amministrazione pubblica, i potenziali aventi diritto agli aiuti (ad esempio per le prestazioni complementari e i sussidi cassa malati)"; "semplificare le modalità di richiesta e rendere possibile l’inoltro online dei dossier"; "Andare verso coloro che sono più in difficoltà e che sono difficili da raggiungere coordinando una strategia con i servizi sociali comunali e gli enti sociali specialistici presenti sul territorio"; "rafforzare le misure di sostegno ed emancipazione delle donne sole con figli a carico".

Per concretizzare lo spirito della mozione il Ps propone, con due iniziative parlamentari, la modifica della Las, la Legge sull'assistenza sociale", e della Laps, la legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali. In pratica si suggerisce l'introduzione in entrambe le normative della disposizione secondo cui nell'applicazione della legge (Las e Laps) "il Cantone, in collaborazione con i servizi sociali pubblici e privati e con i Comuni, facilita l’accesso alle prestazioni sociali e combatte il fenomeno degli aventi diritto che non vi accedono". Il mancato ricorso alle prestazioni sociali, sottolineano capogruppo e Forini, "è oggi riconosciuto come una delle cause di precarietà che tocca ampi strati della popolazione, in particolare anziani e famiglie monoparentali". Lo Stato ha pertanto "il dovere" di contrastare "il non ricorso agli aiuti". I servizi pubblici preposti "non devono limitarsi al pur importante compito di verificare se i criteri per beneficiare di un aiuto sono rispettati o meno, ma devono assumere un ruolo proattivo nell’informare e accompagnare chi ne ha diritto". Peraltro, si aggiunge nella mozione, "ritardare l’accesso al diritto di prestazioni sociali e il (comunque inaccettabile) risparmio che ne consegue, significa riportare semplicemente nel tempo i costi, che saranno ben superiori per la collettività in quanto le problematiche non affrontate in maniera precoce hanno grandi probabilità di aggravarsi e complicarsi come diversi studi dimostrano". Dichiara Durisch alla 'Regione': «Confidiamo in un accoglimento della mozione da parte del governo e in tempi brevi. Ciò che proponiamo non stravolge nulla. Si chiede semplicemente di far sì che le leggi arrivino laddove oggi non arrivano e che quindi raggiungano tutti i potenziali beneficiari di aiuti sociali. Ricordo fra l'altro che ora c'è molta meno burocrazia per chiedere delle deduzioni fiscali, così non è per le prestazioni sociali».

'Conseguenze anche di natura psicologica'

Per Forini, deputato e direttore di Pro Infirmis, «l’intervento precoce davanti a situazioni che potenzialmente possono diventare pericolose è fondamentale. Vedere come alcune difficoltà se non risolte subito diventino sempre più complesse, pesanti, coinvolgendo figli e familiari, guardare come piccole ditte di indipendenti falliscono per una mancanza di informazione fa male». E annota: «A volte allo Stato manca un’attitudine proattiva, perché dopo aver messo in piedi delle prestazioni si limita ad attendere che il cittadino le chieda». La mozione, osserva Forini, «chiede proprio questo: inserire nelle leggi il principio che è compito dello Stato non solo valutare chi ha diritto e chi no a una prestazione, ma anche di informare e accompagnare in questo percorso persone che spesso, troppo spesso, non chiedono qualcosa che sarebbe loro diritto avere andando incontro anche a problemi di natura psicologica».

Ed è proprio sui diritti che spinge Forini. «Ci sono tanti motivi per cui non si chiede una prestazione sociale che si dovrebbe invece percepire: si va dalla vergogna allo stigma passando, per quanto riguarda gli stranieri, dal timore di conseguenze per il proprio permesso». Ma a volte è semplice mancanza di informazioni, come «con anziani, magari delle valli, convinti che si vive con la sola Avs perché non hanno la cassa pensioni e ci chiedono come fanno a vivere con i loro 1’500 franchi al mese. Senza sapere che in Svizzera c’è, dagli anni 60, una prestazione complementare che a queste persone assicura un minimo vitale dignitoso». Per questo motivo, «la presenza sul territorio deve essere maggiore». Per carità, non siamo di fronte al caos. Il Cantone, afferma Forini, «sul tema dei familiari curanti ha dato un buon esempio su come lo Stato con giornate informative, un sito dedicato, degli opuscoli è proattivo nell’informare una persona dei propri diritti a sostegni, aiuti. Riuscire a fare qualcosa del genere per tutte le prestazioni sociali sarebbe bellissimo e aiuterebbe molte persone».

Ciò che va corretto per Forini «è anche la tendenza a creare un indebitamento che alla lunga diventa insostenibile». Nel senso che «una persona che non ha le giuste informazioni o timori che non hanno ragion d’essere prima di chiedere aiuto magari si indebita con amici o parenti e la situazione da critica può diventare ingestibile». È giusto, ovviamente, «che lo Stato controlli per scongiurare eventuali abusi. Ma di certo la narrazione dominante negli ultimi decenni sugli abusi in materia di aiuti sociali non aiuta...». Dice da Mendrisio Donato Di Blasi, direttore di Casa Astra, centro di accoglienza per persone con problemi di alloggio e sociali in generale: «Ci capita di ospitare anche chi non è a conoscenza dei propri diritti e delle prestazioni pubbliche di cui potrebbe beneficiare. E questo per diversi motivi: per ignoranza appunto, perché ritiene di potersela cavare, perché facendo capo all’assistenza teme sanzioni in quanto titolare di un permesso di dimora, perché prova un sentimento di vergogna nel chiedere l’aiuto dello Stato». Insomma, aggiunge Di Blasi, le ragioni sono molteplici: «Per queste persone recarsi allo sportello non è per nulla scontato, se lo fanno è perché sono sfinite dai tentativi, vani, di rimanere a galla da soli. Andrebbero quindi semplificate le procedure, anche per evitare che gli aventi diritto debbano attendere mesi per ricevere una prestazione, cosa che si traduce in un accumulo di debiti». La mozione del Ps «è sicuramente benvenuta e secondo me non comporterebbe spese in più: se la persona è informata, sostenuta e seguita dallo Stato, con ogni probabilità potrà riprendere presto la propria vita in mano e beneficiare dell’aiuto pubblico per poco tempo. Se invece non si informa e non si segue, si rischia di peggiorare la situazione di una persona in sofferenza, situazione che potrebbe durare per molti anni».

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