tra-frontalieri-in-aumento-e-fragilita-strutturale
(Sup Lausanne)
ULTIME NOTIZIE Cantone
Ticino
1 ora

Campeggi, nel 2021 il boom, ora il rientro nei ranghi

Dopo il milione e più di pernottamenti del 2021, la situazione dovrebbe tornare a livelli pre-pandemici. Patelli: ‘Inizio più che positivo’
Bellinzonese
1 ora

Strade e centri commerciali: cosa si è fatto e cosa manca

Sant’Antonino: il punto sulla viabilità dieci anni dopo la pianificazione che ha dimezzato l’area di vendita massima
Ticino
11 ore

Lega dei Ticinesi, Consiglio esecutivo al completo

Agli eletti in Cds e al Nazionale, si aggiungono Sabrina Aldi, Massimiliano Robbiani, Patrizio Farei e Alessandro Mazzoleni
Locarnese
13 ore

Gordola, ‘Littering: quando si passerà dalle parole ai fatti?’

Con un’interrogazione al Municipio, il Plr chiede se quanto pianificato per combattere il fenomeno sia stato attuato, altrimenti quando
Ticino
13 ore

Referendum sulla giustizia, votano anche gli italiani all’estero

Il plico con il materiale di voto arriverà per posta entro il 25 maggio a tutti gli iscritti alle anagrafi consolari
Ticino
14 ore

È attivo il Centro tumori cutanei complessi dell’Eoc

Il cancro della pelle è in costante aumento in tutto il mondo. Diagnosi e cura sono ora più efficaci e i tassi di mortalità in calo
Ticino
14 ore

Il futuro energetico al centro dell’assemblea dei fiduciari

I lavori inizieranno domani alle 16 presso Villa Negroni di Vezia, sede dell’istituto di formazione professionale del settore
Locarnese
14 ore

Orselina, i maggiorenni festeggiati dal Municipio

Dopo due anni di attesa, l’esecutivo ha potuto tornare a omaggiare i 18enni del Comune con una visita alla Madonna del Sasso
Luganese
14 ore

Il tempo libero lungo la Tresa

Analizzato da uno studio della Supsi, presentazione a Ponte Tresa
Locarnese
14 ore

Verzasca e Piano, torna la rassegna gastronomica

Dallo scorso 20 maggio, è partita la manifestazione mangereccia dedicata a prodotti locali e piatti della tradizione. Coinvolti undici ristoranti.
Luganese
15 ore

Fienile distrutto dalle fiamme ad Arogno

Le cause del rogo sono per ora sconosciute. Non ci sarebbero feriti o intossicati.
Bellinzonese
15 ore

Malattie genetiche rare, ‘La cucina di Manu’ dona 30mila franchi

La pubblicazione del ricettario in memoria di Manuela Righetti ha permesso di raccogliere l’importante somma per l’Associazione malattie genetiche rare
Luganese
15 ore

Besso pulita! in assemblea

Si parlerà anche dei disagi provocati dai lavori alla stazione Ffs di Lugano
Locarnese
16 ore

Locarno, Ps: ‘Accuse spiacevoli, pretestuose e imbarazzanti’

Bocciatura mozione contro il tabagismo nei parchi giochi: il Ps locale risponde alle insinuazioni della presa di posizione dell’associazione non fumatori
Luganese
16 ore

Molestie all’Unitas, assemblea tesa

Allontanati i giornalisti, trapela malcontento; il Comitato attende l’esito dell’inchiesta
Locarnese
18 ore

San Nazzaro, annegamento al bagno pubblico

Si tratterebbe di un turista. Sul posto sono intervenuti i soccorritori e gli agenti della Polizia cantonale e della Polizia lacuale
Grigioni
1 gior

Lostallo, tamponamento sull’A13: due feriti

L’incidente è avvenuto ieri pomeriggio. Un 79enne e un 30enne sono stati trasportati in ospedale.
Bellinzonese
1 gior

Monte Carasso, auto colpisce un motociclista e si dà alla fuga

L’incidente è avvenuto poco prima delle 00.30 su via El Stradun. La Polizia cantonale cerca testimoni
Luganese
1 gior

Guerra in Ucraina, a Lugano storie di donne e del loro riscatto

Testimonianze di ucraine sopravvissute al conflitto e della loro forza in una conferenza tenutasi giovedì sera al Palazzo dei congressi
laR
 
24.06.2021 - 18:54
Aggiornamento : 21:40

Tra frontalieri in aumento e fragilità strutturale

Intervista all’economista Spartaco Greppi dopo che i dati confermano: numeri più che raddoppiati dal 1996. Ma attenzione a non creare capri espiatori

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

Non è una sorpresa, ma fa riflettere: secondo gli ultimi calcoli dell’Ufficio federale di statistica, i frontalieri in Svizzera sono più che raddoppiati dal 1996 al 2020, arrivando a quota 343mila. 70mila sono impiegati in Ticino, dove costituiscono il 29% della forza lavoro (il tasso più alto in Svizzera, mentre in numero assoluto guida la classifica Ginevra con 90mila unità). La crescita è accelerata dopo l’entrata in vigore della libera circolazione nel 2002, ma va precisato che non erode direttamente il lavoro residente, perché nel frattempo è cresciuto anche il numero assoluto di posti di lavoro: in Ticino erano 180mila nel 1996 e ora sono oltre 230mila. Se demonizzare i frontalieri per le difficoltà dell’economia cantonale sa molto di capro espiatorio, è però vero che problemi e squilibri ci sono eccome. Ne parliamo con Spartaco Greppi, che alla Supsi è responsabile del Centro competenze lavoro, welfare e società.

Cominciamo dall’inizio: a cosa è dovuto un aumento così sensibile dei frontalieri?

Intanto, coincide con una crescita del mercato del lavoro: segno che bene o male l’economia ‘tira’. C’entra naturalmente anche la libera circolazione, che ha introdotto numerosi allentamenti normativi, incluso quello riguardante i lavoratori autonomi, fra i quali i cosiddetti ‘padroncini’. Poi assistiamo a una terziarizzazione ad alta intensità di lavoro, ma di un tipo che pretende di unire flessibilità, esperienza e retribuzioni relativamente basse: una domanda che trova in Lombardia un serbatoio ideale, mentre i giovani più formati dalle nostre scuole si spostano a loro volta verso impieghi tecnici altamente qualificati oltre Gottardo, come dimostrano le recenti statistiche sulla loro ‘fuga’. Lì un diverso tessuto produttivo premia non solo le loro competenze, ma anche quelle di frontalieri che in Svizzera tedesca – al contrario di quanto avviene in Ticino – guadagnano sostanzialmente quanto i residenti.

Da noi invece guadagnano il 30% in meno, in un quadro dove i salari mediani di alcuni settori stanno addirittura arretrando. Meglio chiudere le frontiere?

Abbiamo avuto un assaggio di cosa succede con le frontiere chiuse all’inizio della crisi pandemica, quando abbiamo vissuto settimane nel terrore che l’Italia precettasse i suoi infermieri. Più in generale, è del tutto irrealistico pensare che il Ticino, con la sua economia fortemente integrata in reti internazionali e ricca di export, possa ‘fare da sé’. Semmai si tratta di capire come superare certe fragilità che vengono da lontano, in una realtà che accanto ad alcune eccellenze vede ancora una forte dipendenza dalla manodopera a basso costo. In un certo senso bisognerebbe non superare, ma ripensare quell’elevata intensità di lavoro che ci contraddistingue.

In che senso?

Una forte presenza di lavoro qualificato può essere la chiave per lo sviluppo di quello che l’economista francese Robert Boyer chiama ‘modello antropogenetico’, centrato sui servizi dell’uomo all’uomo, sulle prestazioni sanitarie, sociali, culturali, formative. In un modello del genere, nel quale la produzione è quella di benessere e qualità della vita, anche i frontalieri possono giocare un ruolo importante, minimizzando allo stesso tempo le frizioni sociali che ancora si riscontrano.

Ma il frontaliere resta più appetibile se la tendenza è quella a un’economia dei lavoretti, nei quali ognuno è un po’ usa-e-getta. Che fare?

Sicuramente la precarizzazione è da combattere rafforzando le tutele del lavoro. Una lotta che però non può essere solo locale e per certi versi neppure nazionale: oggi bisogna puntare a maggiori tutele e diritti anche a livello europeo. Per cui ben venga il rafforzamento delle misure di accompagnamento (le garanzie di condizioni equivalenti a quelle locali per i lavoratori distaccati dall’estero, l’obbligatorietà dei contratti collettivi in casi di dumping ripetuto e i contratti normali che stabiliscono salari minimi obbligatori, ndr). Però non ci si può fermare lì: serve davvero uno sforzo concertato su fronti più ampi.

La libera circolazione ha contribuito a questa precarizzazione?

La libera circolazione ha avuto effetti molto positivi sulla crescita economica ticinese e svizzera, consolidando la partecipazione ai mercati continentali, incidendo anche sull’acquisizione e la ridistribuzione di gettito fiscale. Però è coincisa con un periodo di intensa globalizzazione e si è innestata sulla ritirata dello Stato dall’economia, penso alle ex regie federali o al settore militare che garantivano una certa sicurezza economica al Ticino. Nel frattempo si è scelto di attrarre imprese non sempre sostenibili, un’economia dei capannoni con dubbie ricadute sul territorio. Anche per questo occorre sicuramente un ripensamento del nostro modello di sviluppo.

Le difficoltà degli ultimi anni hanno generato una certa nostalgia nei confronti di una presunta età dell’oro: quei ‘Trente glorieuses’ nei quali sicurezza economica e protezione sociale parevano al loro apice. C’è chi vorrebbe tornare lì.

Questa è una di quelle che Zygmunt Bauman chiamava retrotopie: utopie rivolte all’indietro, verso epoche rappresentate in maniera molto idealizzata, ma proprio per questo efficaci dal punto di vista politico. Indietro, però, non si può tornare: l’economia di oggi, con la sua dimensione globale e il suo sviluppo tecnologico che trasforma rapidamente e radicalmente il lavoro, non può essere gestita con formule di mezzo secolo fa. Questo vale per l’approccio alla mobilità del lavoro, ma anche al welfare.

C’è pero ancora il mito del bel Ticino d’una volta, quello dove i contadini diventavano banchieri e i soldi crescevano sugli alberi.

Un mito, appunto. Il fortissimo sviluppo degli anni ’60 e ’70 ha creato grandi scompensi, il passaggio dall’agricoltura alla finanza ha bypassato quasi del tutto la formazione di una solida dimensione industriale, lo sfruttamento del lavoro frontaliero era ai limiti della segregazione, con i ticinesi in banca o alle regie pubbliche e gli stranieri nelle posizioni più umili. La crescita economica diffusa nascondeva gli scompensi del sistema, proprio quelli che oggi vengono a galla. Più importante sarebbe allora guardare avanti, senza chiusure, capendo che lavoro e benessere sociale migliorano per tutti o per nessuno, a seconda delle scelte che si fa per incentivarli e tutelarli. Prendersela coi frontalieri è solo un diversivo.

 

Leggi anche:

Frontalieri raddoppiati in 25 anni

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
economia frontalieri lavoro ticino
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved